“BULLY” e la redenzione artistica di Ye Ma basterà per cancellare il passato?

“BULLY” e la redenzione artistica di Ye  Ma basterà per cancellare il passato?

Cosa succede quando un artista tanto contraddittorio e problematico, ma al contempo geniale, continua a reinventarsi e a cambiare l’industria musicale? Costruisce una zona grigia in cui la redenzione dagli errori del passato coincide con la pubblicazione di un nuovo album che, secondo le aspettative, contribuisce a riscrivere il mito di sé stesso

Più di un anno fa, nel febbraio 2025, Ye rilasciò un'intervista in cui affermava che il titolo del suo prossimo album sarebbe stato ispirato a uno dei suoi figli: «Mio figlio stava giocando con un altro bambino, e poi gli ha dato un calcio», ha detto Ye a Justin Laboy.«Ho chiesto a mio figlio, 'Perché l'hai fatto?', a cui lui ha risposto «Perché è debole». E io ho pensato «Questo ragazzo è davvero un bullo». Da questo episodio nasce BULLY (Bullo), dicendo ai fan di aspettare giugno per la release. Poi, nelle prime ore del mattino del 28 marzo, una raccolta di diciotto tracce intitolata BULLY è finalmente apparsa su Spotify e Apple Music, segnando l'uscita ufficiale del dodicesimo album di Ye.

Tra passato e futuro

BULLY ha finalmente dato ai suoi ascoltatori ciò che volevano. Da tempo si chiedeva a Ye di tornare ai campionamenti soul con le voci pitchate, con cui si è fatto un nome, e qui c'è un inconfondibile ritorno al "chipmunk soul", così come accenni al ritmo cupo degli anni Ottanta di "808s and Heartbreak"; al massimalismo orchestrale di "My Beautiful Dark Twisted Fantasy"; all'aggressività industriale di "Yeezus" e alla spiritualità conflittuale di "The Life of Pablo".

In questo modo, Ye trasforma i punti più bassi e intollerabili della sua vita personale in sbalorditivi apici creativi, e ci sono sprazzi di questo su BULLY, l'opener KING è spavalda e provocatoria; sulla quasi teatrale "HIGHS and LOWS" sembra che stia disperatamente aggrappandosi a tutto ciò che ha costruito, e sulla traccia di chiusura "This One Here" canta il verso “I know dawn is upon us” in un modo che sembra stia pronunciando il nome della sua defunta madre, Donda West, prima di promettere, ancora una volta, di lasciar andare quell'ego problematico.

Chi è Ye adesso?

@nssmagazine Bianca Censori has directed Kanye West’s new music video for “FATHER,” featuring Travis Scott, from the new album BULLY. What do you think? #biancacensori #kanyewest #ye #musicvideo #bully som original - SoundOldAndNew - O—y

Chi è Ye adesso? Ascoltando BULLY, può essere difficile dirlo. Alcuni brani sembrano pensati per ricordare agli ascoltatori le sue incarnazioni precedenti, meno incendiarie. "Punch Drunk", che dura meno di due minuti, è costruita su un campione accelerato delle Clark Sisters e suona come un ritorno ai primi anni di Ye, quando si guadagnava da vivere trasformando vecchi dischi in nuovi beat che poteva vendere ai colleghi rapper. E "All the Love" evoca la grandezza dell'era "Twisted Fantasy", grazie in parte ai contributi di André Troutman, che suona il talk box, uno strumento robotico che modifica la voce. Molti dei brani assomigliano a frammenti o bozze, con aggiunte di voce e barre che suonano insolitamente incerte, come se Ye non fosse del tutto sicuro di come, o quanto, dare ai suoi ascoltatori.

Nel corso degli anni, Ye ha radunato quella che è forse la fanbase più ossessiva in tutta l'industria musicale, e alcuni di loro hanno seguito con attenzione l'evoluzione delle tracce di BULLY. Durante quell'intervista con Laboy, Ye ha dichiarato un certo entusiasmo per una nuova tecnologia che gli stava permettendo di fare musica in un modo diverso: l'intelligenza artificiale. I fan hanno ipotizzato che tracce come "Last Breath" potessero essere il risultato di una manipolazione vocale tramite IA, chiedendosi se stesse davvero rappando in spagnolo o se avesse riprogrammato un altro cantante. 

L'interesse per l'IA ha messo in discussione l'autenticità della sua voce, ma in un recente post su X Ye ha promesso che la nuova versione di BULLY non avrebbe avuto l'intelligenza artificiale: «BULLY ON THE WAY NO AI». Questo annuncio sembra rispondere al desiderio dei suoi ascoltatori di una connessione autentica, un primo passo da parte di Ye nel suo processo di redenzione artistica.

L’impossibile redenzione 

Nonostante il suo titolo, BULLY è per certi versi un'offerta conciliatrice. Kanye West ha espresso per anni ossessioni antisemite e, nel 2022, durante un’intervista con Alex Jones su InfoWars, ha dichiarato di apprezzare Adolf Hitler, negando e distorcendo la realtà dell’Olocausto. Ma lo scorso gennaio ha comprato un'intera pagina pubblicitaria sul Wall Street Journal in cui si scusava praticamente per tutto, scrivendo che un incidente d'auto nel 2002 (che è stato l'ispirazione per il suo singolo di successo, "Through the Wire") aveva danneggiato il suo cervello contribuendo al suo disturbo bipolare, che a sua volta ha portato alla scarsa capacità di giudizio e comportamento sconsiderato. 

Ha detto che si stava riprendendo, «attraverso un efficace regime di farmaci, terapia, esercizio fisico e vita sana». E ha chiesto perdono. «Non sono un nazista o un antisemita», ha scritto. «Amo il popolo ebraico». Si possono sentire sia il pentimento che la sfida in "King", la prima traccia di BULLY, che ha un basso confuso e ronzante e testi che suggeriscono che, a volte, l'orgoglio precede non solo la distruzione ma la segue anche. Spesso, negli ultimi venticinque anni, il brivido di ascoltare Ye è stato il brivido di ascoltare qualcuno che cercava di capire sé stesso.

I discepoli di Ye

Le discussioni sull’uso dell’intelligenza artificiale da parte di Ye sembrano ruotare attorno a un bisogno di connessione: i fan vogliono essere certi che la voce che ascoltano sia davvero la sua, anche se le nuove tecnologie rendono sempre più difficile distinguere tra autenticità e artificio. Paradossalmente, a incrinare il rapporto “autentico” tra Ye e il suo pubblico non sono state tanto le sue dichiarazioni passate, quanto proprio l’introduzione dell’AI - un elemento che rivela molto più sugli ascoltatori che sull’artista stesso.

Eppure, ancora una volta, se una parte dell’industria musicale (e non) non è disposta a dimenticare il passato, i suoi discepoli sì. BULLY non rappresenta soltanto una possibile redenzione o la conclusione di un percorso di ricerca identitaria e artistica, ma conferma la presenza di una figura capace di dividere, evocare e provocare, o semplicemente del fatto che a chi ascolta la sua musica non interessano le implicazioni morali. Dunque, nel caso di Ye, il separare l’arte dall’artista non sussiste dal momento che, ormai, la sua stessa musica è intrisa di contraddittorietà che legittima qualsiasi forma di disapprovazione, dando vita ad un album permeato dall’eco del passato e dal rimorso del presente