Trump vuole combattere «i falsi Made in America» Ma la sua politica è davvero nazionalista?

Trump ha firmato un ordine esecutivo – cioè uno strumento giuridico con cui il presidente degli Stati Uniti può impartire ordini operativi alle agenzie federali senza passare dal Congresso – con l’obiettivo dichiarato di contrastare l’uso potenzialmente improprio dell’etichetta Made in America. Secondo quanto dichiarato dai portavoce della stessa Casa Bianca, il provvedimento mira a colpire produttori e venditori, anche stranieri, che presentano come statunitensi prodotti che in realtà non lo sono.

Il decreto in questione affida un ruolo centrale alla Federal Trade Commission (FTC), l’istituzione che negli Stati Uniti tutela i consumatori e vigila sulle pratiche commerciali scorrette. Secondo quanto deciso da Trump, l'istituzione dovrà dare priorità alle indagini e alle sanzioni contro le aziende che falsificano l’origine statunitense dei propri prodotti, o che utilizzano messaggi pubblicitari fuorvianti in merito.

La retorica dietro "American First" 

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La misura di Trump rientra nella più ampia strategia dell’amministrazione repubblicana di rafforzare la produzione manifatturiera nazionale e di garantire maggiore trasparenza rispetto all'origine dei beni prodotti nel Paese. Per questo, l’ordine esecutivo voluto da Trump introduce anche verifiche periodiche sulle vendite. Nei casi di violazione più gravi, le aziende coinvolte potranno essere segnalate al Dipartimento di Giustizia, l’organo che negli Stati Uniti ha il potere di avviare procedimenti legali.

Tutto questo non stupisce: fin dall’inizio della sua carriera nelle istituzioni, Trump ha costruito il proprio messaggio politico attorno a una retorica nazionalista sintetizzata nello slogan America First, spesso sostenendo che la politica commerciale degli Stati Uniti dovesse concentrarsi sui problemi interni del Paese, invece che su un forte impegno internazionale. In quest'ottica, Trump ha spesso accusato l’establishment politico tradizionale di essere «globalista», un termine usato in maniera dispregiativa, proveniente dagli ambienti della destra statunitense, per indicare un’élite politica ed economica ritenuta troppo favorevole alla globalizzazione e alla cooperazione internazionale, e quindi poco attenta alle difficoltà sociali e produttive interne al Paese.

L'approccio politico di Trump è contraddittorio?

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Nonostante la sua retorica, le azioni di Trump non si sono mai basate su una dottrina coerente e sistematica. A differenza di molti suoi predecessori, che tendevano a giustificare le decisioni con principi ideologici relativamente stabili, Trump ha spesso adottato un approccio più personale – proveniente probabilmente dal fatto di essere innanzitutto un imprenditore cresciuto in campo immobiliare. In sostanza, le sue scelte sembrano guidate soprattutto da valutazioni di opportunità politica o economica immediata, più che da una strategia di lungo periodo.

Questo modo di agire ha generato una serie di misure spesso percepite come contraddittorie. Trump ha per esempio annunciato l’introduzione dei dazi – le celebri tasse sulle merci importate pensate per proteggere le industrie nazionali – per poi ridurli o sospenderli; ha avviato tensioni commerciali con la Cina e successivamente cercato accordi con il Paese; ha criticato l’interventismo militare degli Stati Uniti all’estero, salvo poi sostenere diverse iniziative internazionali. Non è un caso che, in questo senso, Trump abbia fatto largo uso degli ordini esecutivi, che per l'appunto rappresentano strumenti di intervento politico piuttosto rapidi. Ma di fronte alle critiche sulla coerenza della sua linea, Trump ha più volte risposto che il significato concreto di America First spetta a lui – e solo a lui – definirlo di volta in volta.