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I completi di Shein esistono davvero e sono tutto quello che temevate

Perché niente dice eleganza come “100% poliestere”

I completi di Shein esistono davvero e sono tutto quello che temevate Perché niente dice eleganza come “100% poliestere”

«Non giudicate e non sarete giudicati», dice giustamente il Vangelo. Peccato che, ai tempi di Gesù, Shein non esistesse ancora perché nemmeno lui avrebbe fatto comprare ai suoi apostoli abiti del genere. Ieri una delle migliori pagine dedicate al menswear classico su Twitter, il sempre perspicace @dieworkwear, aveva manifestato la propria profonda perplessità di fronte alla scoperta che anche su Shein si vendono abiti da uomo. Come non dare ragione alla sue rimostranze scorrendo rapidamente le proposte di formalwear che il gigante cinese fornisce ai suoi clienti a prezzi stracciatissimi? I pezzi migliori sono indubbiamente quelli in poliestere effetto raso di seta – c’è un blazer in hot pink dalla stoffa lucente che sembra l’incubo di Tom Ford dopo un’indigestione di cozze; c’è un orrore verde (anche questo lucido) con baveri a contrasto nero che non solo aderisce sulle gambe quanto la tuta di un supereroe, ma che è stato fatto indossare a un modello così statuario che il suo torso si ritrova insaccato nel poliestere. Per i fisici curvy (va reso a Shein almeno il merito di includere senza problemi questa categoria) vengono proposte variazioni del modello semplice in “raso” di poliestere ed elastane color rosa o completi da sera capaci, come Jep Gambardella, di fare fallire le feste. Per gli uomini più classici che volessero rifarsi all’heritage estetico di Al Capone ma vogliono anche mettere in mostra il lavoro svolto in palestra c’è uno stupendo completo gessato con pantaloni iper-fittati che scoprono la caviglia e una giacca molto corta con spalle così inusuali da fare assomigliare chi lo indossa a un televisore a tubo catodico – ma anche uno spezzato la cui giacca è ricoperta da un delicatissimo motivo damascato d’oro su fondo nero. Niente suggerisce un cospicuo conto in banca quanto il damasco d’oro sul fondo nero, fate solo attenzione che il vostro outfit non susciti l’attenzione delle Fiamme Gialle.

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La parte che, a seconda dei punti di vista, può essere la più o la meno sorprendente è che tutti questi completi hanno mediamente ottime recensioni – senza mai dimenticare che il sito offre dei “punti” ai clienti che recensiscono i prodotti che, accumulati, si traducono in sconti sui prezzi già paurosamente bassi. Frotte di clienti entusiasti da tutta Europa lodano la fattura di questi completi dai baveri pieghevoli come fogli di carta, con una capacità di catturare la luce che soltanto i prodotti petrolchimici possiedono e, ovviamente, un tipo di vestibilità che ricorda quella degli scatoloni che i traslocatori utilizzano quando sgomberano le cantine. Fa quasi male pensare che completi come questi fanno passare per eleganti quelli di Zara e H&M. E anche se alcuni clienti sfoggiano con orgoglio fotografie di blazer il cui taglio delle maniche è praticamente un crimine contro l’umanità, fa un po’ preoccupare il fatto che molti abiti, specialmente tradizionali, siano diventati così distanti dalla vita quotidiana per fasce così enormi di pubblico da essere ormai assimilabili a costumi di Halloween che devono riprodurre la silhouette generale di un abito sartoriale senza avere niente di ciò che rende un abito sartoriale bello.

Nell'ultimo periodo molte voci si sono levate a lamentare il ruolo del classico completo sartoriale come un significatore di eteronormatività. Questo senza considerare come il completo maschile sia diventato nel tempo un abito di profonda rottura quando indossato da una donna (già negli anni ’30 Marlene Dietrich ne sovvertiva le connotazione eteronormative) ma soprattutto come, in un’epoca in cui gli abiti non erano facilmente disponibili, il completo maschile serviva a presentarsi in società, e cioè a uscire di casa, indossando una sorta di uniforme socialmente accettata e identica per tutti senza (idealmente) far notare chi fosse più ricco o più povero. Già in pieno Ottocento personalità come Baudelaire lamentavano la monotonia di questi completi borghesi che, però, non di meno, erano stati pensati precisamente per accomodare ed eguagliare qualunque tipologia fisica si ritrovassero ad accogliere, dalla più alla meno esile, da quella del giovane a quella dell’anziano. Giocando con le proporzioni e i materiali il sarto sapeva alterare la prospettiva del corpo e disegnarne una sagoma che non era mai sgraziata ma uniformava tipi corporei diversi in un equilibrio armonioso. I completi di Shein sono l’esatto contrario di tutto ciò: stanno male a tutti e non ingentiliscono nessun fisico. In conclusione, meglio non fidarsi di un completo le cui istruzioni di lavaggio siano un indifferente «Lavaggio in lavatrice o lavaggio a secco professionale», quasi a dire che il proprio completo che un paio di pantaloni della tuta possano essere messi nello stesso carico della lavatrice (in questo caso settate il lavaggio sulla modalità “Tessuti sintetici”) tanto non cambia niente. Sartoria democratica? No, solo plastica.