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Perché la moda non può fare a meno del suo lato sexy

In principio era il porn chic

Perché la moda non può fare a meno del suo lato sexy In principio era il porn chic

Notoriamente blasonato, prevedibile e tremendamente sopravvalutato il sesso, però, ha un appeal difficilmente spiegabile. Tabù che persino la moda ha cercato di rimuovere a più riprese dalle passerelle, in realtà ne è linfa vitale. Prima del porn chic e del revival Y2K, ci sono state passerelle in cui il richiamo al sesso era letteralmente una costante. Jean-Paul Gaultier lo portava in scena sotto una lente principalmente omoerotica affidata alle righe perfettamente aderenti ai corpi scolpiti dei suoi marinai ipersessualizzati. Vivienne Westwood, con lo show SS94, ha dato libero sfogo ad una Kate Moss ripresa in intimo in maglia e un gelato Magnum. Per non parlare di quel famoso show FW96 di Gucci, che ha consacrato Tom Ford come l’indiscutibile maestro del sexy. Vogue lo definì l’equivalente di un botta e via allo Studio 54.

Il resto è stato spalmato su qualsiasi editoriale firmato dal trio Carine Roitfeld, Tom Ford e Mario Testino. Porn o erotic chic che si voglia dire, il punto è semplicemente uno: il corpo e le sue connotazioni sessuali erano tessuto narrativo all’ordine del giorno. Dopo la loro wave - del suo impatto sociale si sta prendendo profonda coscienza soltanto ora - l’erotico, il nudo e il sexy non hanno più registrato lo stesso impatto mediatico. Da contraltare ha infatti agito l’operato di Alessandro Michele che, pur avendo aperto un dialogo disertore del genere, ha diffuso una narrazione sul corpo sicuramente più intellettualizzata ed edulcorata. È stato il lockdown però a riportare al centro del dibattito il corpo con le sue infinite associazioni sessuali. Processo che, con molta probabilità, è partito dai corridoi poco prevedibili di una cultura digitale più o meno consapevolmente sessualizzata. Se nel 2020 lo studente di moda Rob Tennent della Auckland University of Technology (Nuova Zelanda) aveva deciso di presentare la sua collezione sull’app di incontri Grindr, nel 2021 Rebecca Minkoff è stata la prima designer ad aprire un proprio profilo su OnlyFans.

Lo stesso anno in cui Kendall Jenner diventa il volto ufficiale della campagna Jacquemus sospesa su una fune con indosso un paio di calze, di mules rosa e una borsa dello stesso colore. Gli stessi anni in cui le mascherine e l’isolamento hanno risvegliato forme di desiderio dormienti che hanno riportato alla ribalta l'estetica BDSM e il fetish. Vibe preannunciato dalla FW19 di Moschino, le tute di lattice, i corpetti di pelle e le maschere hanno iniziato ad affollare indistintamente strade e feed. E, se Julia Fox è diventata la paladina dell’estetica dominatrix fatta di denim succinto, tanta pelle e make up DIY, anche il mondo maschile ha iniziato ad attingere consapevolmente a styling plasmati su un immaginario marcatamente sessualizzato. Immaginario esplorato, per esempio, dal brand francese Ludovic de Saint Sernin che ha fatto dell’underwear di lusso il manifesto apripista di una seconda ondata di porn chic. Oppure, in maniera ancora più evidente, è di nuovo l’unifome Miu Miu a tenere sigillato ermeticamente lo Zeitgeist: laddove la divisa crop abbia assunto i contorni di un abito collegiale dall’attitude ribelle per le donne di tutte le età e body shape - da Hailey Bieber a Paloma Elsesser passando per Nicole Kidman - è diventato d'altra parte il pretesto di una sexiness provocatoria e liberatoria per giovani ragazzi dai fisici scultorei o asciutti. Il sesso, il sexy, i corpi sono diventati così entertainment allo stato puro, anche se a sostenerli ci sono autodeterminazione e consapevolezza. In mezzo a tutte queste performance a sfondo sessuale, l’ultima parola spetta forse alla lucidità di Demna racchiusa nel corollario della sfilata Balenciaga SS23: denaro e sesso non dormono mai.