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Capovolgere la sfilata: cosa è successo all'ultimo show di Balenciaga

Dalla confusione tra red-carpet e passerella fino ai Simpson, Balenciaga ha vinto la Fashion Week

Capovolgere la sfilata: cosa è successo all'ultimo show di Balenciaga Dalla confusione tra red-carpet e passerella fino ai Simpson, Balenciaga ha vinto la Fashion Week
Imitation of Christ FW21
Naomi Campbell
Cardi B & Offset
Juergen Teller
Elliot Page
Lewis Hamilton
Isabelle Huppert
Imitation of Christ FW21
Imitation of Christ FW21
Imitation of Christ FW21
Imitation of Christ FW21
Imitation of Christ FW21
Imitation of Christ FW21

Sabato sera a Parigi, Balenciaga ha rubato tutti i riflettori della moda con uno show non convenzionale che sarà ricordato come l'evento più interessante e rilevante della stagione. La sfilata in breve era un red carpet in cui gli invitati e le star diventano loro stessi i modelli entrando nel Théâtre du Châtelet di Parigi, dove una volta accomodati gli ospiti si sono goduti un episodio speciale dei Simpson della durata di dieci minuti che portava sulla passerella del tutti i personaggi di Matt Groening insieme ad Anna Wintour, Demna Gvasalia e suo marito, Kanye, Kim e Justin Bieber, fra gli altri.
Il successo dello show sui social è stato enorme e, come lo stesso Demna ha raccontato alla stampa, l’idea «non aveva a che fare con la moda» ma con il concept dietro. Parodie e reference a parte, l’idea era quella di capovolgere la classica dinamica della sfilata e creare un cortocircuito tra chi guarda in chi è guardato, tra partecipanti e modelli (una cosa che Francesco Risso, sotto altre forme, aveva fatto da Marni qui a Milano) e il red carpet di arrivo nella sfilata stessa, secondo la modalità di stravolgimento ironico degli assiomi e delle icone culturali che Demna ha messo in scena praticamente dal primo istante della sua tenure. Soprattutto, lo show ha giocato sull’idea di intrattenimento, rifletteva forse sulla fine della celebrity culture – ma qualcosa mancava.

Naomi Campbell
Cardi B & Offset
Isabelle Huppert
Lewis Hamilton
Juergen Teller
Elliot Page

Gli show a cui Gvasalia ci ha abituato fino a poco prima del lockdown avevano una entertainement value enorme: è stata proprio la loro risonanza mediatica a far diventare Balenciaga un brand iconico per una nuova generazione di consumatori. A rendere di successo questa offerta è sempre stato il concept, l’idea di un guardaroba per la distopia, di un merch meta-culturale che non aveva timore di rappresentare con la moda i paradossi della società con un leggero velo di humor, usando immagini politicamente e culturalmente connotate: la collezione in cui rifece il logo di Bernie Sanders, o quando ricostruì il parlamento europeo vestendo i modelli come grotteschi burocrati, o ancora quando allagò la passerella dello show facendo affondare l’ambitissimo first row. E proprio per questo l’idea di una sfilata che era lo stesso red carpet, concept già visto quest’anno per la FW21 di Angus Chiang ma che sembra replicato passo passo dalla presentazione FW01 di Imitation of Christ di vent’anni fa, tutte reference notate da @hftgroup, è divertente in se stessa, ma è allo stesso tempo priva di reale mordente. 

Imitation of Christ FW21
Imitation of Christ FW21
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Imitation of Christ FW21
Imitation of Christ FW21
Imitation of Christ FW21
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Vero è che nel mondo post-pandemia l’intrattenimento possiede una nuova importanza anche in un periodo di estrema frammentazione culturale che ha visto il tramonto delle classiche movie star.  E visti i suoi ultimi lavori con Kanye West, con la direzione creativa di Donda e con quell’abito di Kim Kardashian al Met Gala; vista anche la sua recentissima collabo con Fortnite, si potrebbe forse dire che lo show era una reiterazione sull’idea per cui ormai, nella sfera pubblica, non esistono più reali divisioni di ambiti e di ruoli, che l’entropia di un sistema che vede i cantanti diventare designer, i designer registi, i modelli attori, gli attori modelli e via dicendo si sta alzando verso livelli più caotici che mai. E va anche bene così – ma la riflessione rimane su un piano abbastanza auto-referenziale e non tocca i veri temi caldi del mondo contemporaneo che tutti sappiamo che Demna sa gestire così bene. Tutt’al più, forse, ci si potrebbe leggere l’involontaria ammissione che la moda ormai vive di questi momenti da red carpet, nei flash momentanei delle fotocamere dei paparazzi, nei pochi secondi che ci vuole a mettere un like su un post di Instagram e scrollare oltre – ma questo ragionamento non va molto a vantaggio della moda stessa.

Se portando in passerella temi come l’Unione Europea, l’evoluzione culturale degli ex-paesi sovietici e la cultura dei consumi, Demna dava a Balenciaga una profondità di significato vera, il vago commentario sociale dello show non aveva il medesimo peso. Nelle loro review, sia BoF che Vogue menzionano le risate che hanno animato il teatro alla fine dello show («Vi ho fatto ridere?» ha chiesto Demna a fine sfilata) ma oltre all'esperienza divertente di chi era presente non c’era davvero un topic o un tema in ballo – persino le Crocs di pelle che hanno fatto impazzire tutti erano una versione Balenciag-ata delle New Rock, scarpe che sono in circolazione dagli anni ‘80. Commentando ex-post con Vogue Demna ha parlato solo dell’entertainement value dello show: «È simile alla musica o al cinema nella maniera in cui si possono comunicare le cose», frase che riecheggia quell’intervista a WWD, nel febbraio 2019, in cui disse: «Se non facessi vestiti probabilmente farei film». E l’intrattenimento era in effetti tutto lì, specialmente per i presenti, ma non andava davvero oltre una risata e un applauso a teatro.