Una storia raccontata quasi come una leggenda nella cultura sneaker dagli anni 2000 è quella delle Ari Menthol 10's. Una scarpa "bootleg" che contemporaneamente ha coinvolto due giganti assoluti dell'industria, Nike e Newport (un'azienda produttrice di sigarette). Tanto un progetto artistico quanto un atto di sfida, la storia delle Menthol 10 ha molte sfaccettature che la rendono molto interessante. Un paio è arrivato per la prima volta in Italia grazie ai ragazzi di Dropout, quindi abbiamo voluto ritrarre la storia di questa scarpa davvero speciale.

La storia delle sneaker proibite Le Ari Menthol 10's sono arrivate per la prima volta in Italia | Image 1
Ari Saal Forman, un sneakerhead e graphic designer di Los Angeles che si era trasferito a Filadelfia e poi in seguito a New York, da adolescente aveva vissuto sulla sua pelle la fortissima spinta pubblicitaria che le sigarette al mentolo Newport facevano, in particolare nelle comunità afroamericane. Dagli anni '50 agli anni 2000 la percentuale di consumo di sigarette al mentolo tra i fumatori afroamericani è passata dal 5% all'80% dall'inizio del nuovo millennio. Newport, dal punto di vista del marketing aveva avuto un grande successo, anche se il prodotto erano delle sigarette e quindi non proprio un qualcosa che facesse bene alla salute ovviamente. Questa contrapposizione tra il successo da un punto di vista pubblicitario e la natura maligna del prodotto erano al centro dei pensieri di Ari.

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Nei primi anni 2000, Internet stava diventando una realtà consolidata, come luogo in cui le comunità di appassionati di sneaker prosperavano e la svolta è avvenuta quando le sneaker sono diventate una vera e propria cultura. E-bay e forum come Nike Talk hanno aperto una finestra in questo senso e all'epoca era qualcosa di veramente speciale. Una grande influenza su Ari arrivò dal Giappone, e precisamente dalle sneakers "Bootleg" di Bathing Ape che Nigo (Tomoaki Nagao) aveva creato perché voleva dimostrare che non dovevano essere solo Nike o adidas ad avere successo ma che anche una sneaker creata "home made" poteva avere un valore addirittura superiore all'originale, ed è stata questa la scintilla per Ari a creare la sua personalissima sneaker. 

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Quando Ari ha iniziato a lavorare nel marketing lo ha fatto sia per Newport che per Nike. Frustrato dalla mancanza di creatività di Nike e dai successi di NewPort che faceva soldi vedendo qualcosa che uccideva, ha voluto creare un case study sotto forma di un vero e proprio "pezzo d'arte" che ponesse una domanda ad entrambi questi due brand. Per chiunque abbia visto il logo Newport, conosciuto come lo Spinnaker, noterà subito la sua forte somiglianza con uno Swoosh Nike rovesciato. Ciò ha posto le basi grafiche perfette per il punto di partenza del design della sneaker, abbinato all'iconico colore verde di Newport. Made in China, in sole 252 paia, sono state rilasciate il 17 giugno 2006, vendute esclusivamente tramite Alife e Clientele a New York. La sneaker è diventata rapidamente un classico di culto andato sold-out in pochissimo e caratterizzata da molti dettagli particolarmente interessanti. 
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Prima di tutto la scatola da scarpe era simile a un enorme pacchetto di sigarette, dove la classica etichetta di avvertimento era stata modificata con un "General Warning: Get Off The brandwagon!" ("Avviso Generale: Scendete dal carro dei brand"). Il testo "Ari" ha sostituito il classico "AIR" e lo Spinnaker di Newport ha sostituito lo Swoosh Nike. Sulla scarpa stessa, il tag interno ha un testo provocatorio: "Questa sneaker è dedicata ai due marchi che hanno preso il massimo e dato il minimo. Grazie per la motivazione, ora tocca a noi". L'in-sole sembrava un filtro per sigarette, e per coloro che conoscono bene le AF1, le stelle appena sotto la suola sono state sostituite da piccolissimi simboli del dollaro. Infine, il classico testo "Air" sul retro è stato sostituito da "Ari".

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Dopo il rilascio e il successo della sneaker, non ci volle molto tempo prima che sia Nike che Newport arrivassero a bussare alla porta di Ari. Nike è stata la prima inviando una lettera dal titolo "Smettila e rinuncia", insieme ad una dichiarazione standard che diceva semplicemente: smetti di fare quello che stai facendo e non farlo più. Newport invece, ha bussato alla porta di Ari in modo molto più aggressivo facendo partire direttamente delle azioni legali. Chiesero un risarcimento e non credevano che la sneaker fosse stata prodotta solo in 252 paia, per evitare una lunga battaglia legale, le scarpe furono bandite e fu ordinato che venissero distrutte, arrivando fino a toccare Ari nel personale: non può tuttora possedere un paio di Menthol 10's, non può usarle, non può avere una loro immagine digitale, non può trarne profitto, non ne può parlare; essenzialmente non gli è permesso fare nulla relativo alle scarpe da lui create. Dopo alcuni anni, il caso si è chiuso, ma ad oggi non si conosce il numero esatto di Menthol 10 esistenti e le probabilità di vedere un paio sono praticamente impossibili, specialmente al di fuori degli Stati Uniti, fino ad ora.

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La storia di come Andrea Canziani, uno dei proprietari di Dropout, sia riuscito a farne arrivare un paio in Italia e al suo negozio, è una storia old school, fatta di sveglie nel cuore della notte e aste su Ebay. Andrea ci ha raccontato che stava tenendo d'occhio la scarpa da un po', dopo il clamore e il successo suscitato dagli swoosh invertiti della Air Jordan 1 Reverse Shattered Backboard (che potete vedere sempre da Dropout), della Air Jordan 1 "Cactus Jack" e della Blazer Mid "Class 1977" realizzata in collaborazione con Slam Jam. Questo perchè il logo delle ARI sembra proprio uno swoosh invertito, in realtà è quello della marca di sigarette al mentolo che Ari ha usato come ispirazione per realizzare la sua sneaker, Newport. Andrea è riuscito a trovare un paio di ARI su Ebay come dicevo, ha seguito l'asta e ha fatto la sua offerta ed è andato a dormire (l'asta chiudeva alle 4:00 del mattino) incrociando le dita sperando che nessuno facesse un'offerta più alta della sua. Al risveglio l'amara sorpresa, Andrea era stato battuto per 5 dollari...ma non si è arreso, ha contatto il venditore chiedendo se c'erano possibilità che l'accordo con chi aveva superato la sua offerta potesse non andare a buon fine. Il venditore gli ha semplicemente comunicato che nel caso si sarebbe fatto sentire, niente da fare. Pochi giorni dopo Andrea ritrova lo stesso annuncio dello stesso venditore e non aspetta nemmeno un secondo prima di ricontattarlo e chiedergli spiegazioni. Nessuna spiegazione, il venditore si limita a dirgli che avrebbe dovuto seguire l'asta ed essere fortunato. Stavolta non c'è stato sonno che abbia tenuto, Andrea ha seguito l'asta fino alla conclusione (di nuovo alle 4:00) e si è aggiudicato una delle sneaker più rare che ci siano al mondo e che potete vedere esposta da Dropout a Milano.