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Fashion Revolution: Demna Gvasalia

Un'analisi dell'estetica che lo ha trasformato in uno dei nomi più seguiti della scena contemporanea

Fashion Revolution: Demna Gvasalia Un'analisi dell'estetica che lo ha trasformato in uno dei nomi più seguiti della scena contemporanea
Vetements SS16

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Balenciaga SS17

Balenciaga SS17

Balenciaga SS17

Balenciaga SS17

Vetements FW17

Vetements FW17

Vetements Summercamp

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Vetements Summercamp

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Balenciaga FW16

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Vetements FW16

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Vetements FW17

Vetements FW17

Vetements FW17

Vetements FW17

Vetements FW17

Vetements FW17

Vetements FW15

Vetements FW15

Vetements FW15

Vetements FW15

Vetements SS17

Vetements SS17

Demna Gvasalia.

Nato in Georgia e trapiantato in Belgio prima di lavorare per Martin Margiela e Louis Vuitton ha studiato presso la Royal Academy of Fine Arts. Con l’aiuto del fratello Guram, suo fedele amministratore delegato, è diventato una figura chiave della moda contemporanea. 

Cinico capitalista, rivoluzionario, visionario, le opinioni su questo talento sono diverse e spesso contrastanti, ma l’hype attorno a lui e ai suoi marchi Vetements e, da poco, Balenciaga è gigantesca. In pochi anni ha cambiato il modo di concepire la moda e il bello che, nel suo caso, spesso coincide col brutto.

Come? Con un’estetica che affonda le radici nella sua infanzia vissuta nel periodo post-sovietico ma anche nell’underground francese e berlinese, nella cultura skater, nel punk e persino nel lavoro di Margiela, in una certa mise-en-scene di ruoli e uniformi sociali.

L'idea è semplice: fare abiti che vendano e che vengano indossati.

Perchè la moda di Gvasalia è pratica e si basa sul prodotto, un capo speciale, non vincolato da stagionalità, che possa entrare nel guardaroba della gente e possa essere facilmente mixato con il resto. Così sono nati pezzi poi diventati cult come la DHL tee, il trench nero con la scritta "Vetements", pantashoes spandex, le maxi felpe e molti altri che hanno conquistato schiere di fashionista e star da Rihanna a Kanye West.

Il segreto del successo? Mood underground, attenzione per i dettagli, gioco con le proporzioni e collezioni ruvide, indipendenti da trends. Demna studia, dissecca e ridefinisce l’essenza della moda creando abiti destinati ad essere indossati. Ricrea i capi, i volumi nelle forme oversize e reinventa l’aspetto materico con tessuti e texture inaspettati. Il suo è un mix e match anarchico di streetstyle e sartoriale, che gioca con giacche dalle spalle esagerate e pezzi oversize, maniche allungate, sagome decostruite, sferzate punk, memorabilia '90s e feticci street.

 

REVOLUTION

 

Irriverente, rivoluzionario, attento osservatore del contemporaneo, l’uomo venuto dall’Est spazza via la contrapposizione tra maschile e femminile. Abbracciando una moda senza sesso, di genere fluido, che ritiene essere lo specchio della realtà che stiamo vivendo. In passerella si alternano uomo e donna, ma la distanza tra i due i è quasi impercettibile: hanno gli stessi tagli di capelli, portano gli stessi abiti. Nessun modello, nessun corpo perfetto, lui lavora con gli amici, con persone selezionate nei club, tramite i social media, nella sua crew.

Demna Gvasalia non è solo uno, è sì un designer ma anche parte di un collettivo, è una persona che vive, lavora e si nutre degli input di una coorte di amici e conoscenti che lo consigliano, lo ispirano. Non solo il fratello Guram, che cura l’aspetto finanziario e pratico, ma anche, e soprattutto, la stylist Lotta Volkova che il Guardian definisce "Cervello, musa, collaboratrice e modella". Il contributo di questa donna nel plasmare e portare al successo tutto il post-soviet style è fondamentale.

Ecco alcuni degli aspetti che hanno reso Gvasalia lo stilista del momento.

#1 Ugliness as a form of Inspiration

Vetements SS17

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Balenciaga SS17

Balenciaga SS17

Balenciaga SS17

Balenciaga SS17

Vetements FW17

Vetements FW17

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“In Vetements è sempre tutto ‘troppo’: Vetements è brutto, questo è il motivo per cui ci piace”.

Parola di Demna Gvasalia.

E se lo dice lui che quel marchio lo ha fondato e portato al successo allora bisogna crederci.

L’estetica del brutto, da “impiegato depresso” come la ha definita Simone Marchetti o l’ugliness chic come la chiamano altri, è il nuovo trend, il fil rouge estetico che lega insieme lo stilista georgiano con Alessandro Michele (ma potremmo anche scomodare i filosofi Rosenkranz e Hegel che ritenevano il brutto un momento del bello che da esso deriva, altrettanto degno di espressione naturale e artistica), gli uomini che in questo momento governano il mondo della moda o almeno il suo gusto.
La ricerca della diversità, di quell’elemento che può fare la differenza, la cosiddetta nota stonata, rappresenta, in fondo, la sua cifra stilistica che contiene una potenziale nota sovversiva sublimata nel momento in cui si trasforma in desiderio di massa.

#2 Post Soviet Style

Vetements Summercamp

Vetements Summercamp

Vetements Summercamp

Vetements Summercamp

Vetements Summercamp

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I protagonisti hot del fashion system vengono dall’Est: sono russi, come la stylist Lotta Volkova e Gosha Rubchinskiy, ucraini come Yulia Yefimtchuk o georgiani come i fratelli Guram e Demna Gvasalia, menti dietro Vetements e Balenciaga. Sono loro, con quei nomi quasi impronunciabili, i re dello stile contemporaneo.

La moda che creano, ribattezzata dagli addetti ai lavori "Post Soviet Style" o "Post-Soviet Cool", si nutre di contaminazioni tra sportswear, cultura digitale e vintage, skate, hip hop, heavy metal, '90s streetwear e storia sovietica, dando vita ad un’estetica underground spesso al limite del brutto.

“Si tratta di una nostalgia del passato senza nostalgia”,

afferma Alexandre Samson, tra i curatori del museo della moda parigino Palais Galliera, il Musée de la Mode de la Ville de Paris,"è piuttosto un'estetica propria della cultura slava, anche se si avverte comunque una certa affinità con lo stile underground berlinese”. 

Nel caso specifico di Gvasalia l’infanzia in Georgia durante gli anni del regime Sovietico è l’ispirazione per il suo stile oversized;

"Tutto il mio guardaroba era così. Le giacche erano sempre troppo grandi, perché dovevano durarmi almeno due o tre anni. Credo che la ragione per cui mi piacciono questo tipo di proporzioni e forme sia profondamente collegata a quei momenti".

Peccato però che recentemente Demna abbia raccontato a WWD che "l’Europa dell’Est per me è over", sottolineando di averne abbastanza anche di quell’estetica che fino ad ora ha fatto la sua fortuna.

#3 Individual, pragmatic, real

Vetements FW16

Vetements FW16

Vetements SS16

Vetements SS16

Balenciaga FW16

Balenciaga FW16

La moda di Demna Gvasalia è iperrealista, cruda, attinge a piene mani dalla strada.

Perché per lui è fondamentale nella creazione di abbigliamento contemporaneo avere un dialogo con l'oggi e, per fare questo, parte da ciò che vede. Il suo scopo è creare abiti che la gente voglia indossare e la strada con la sua immediatezza è il migliore osservatorio.

Che si tratti di una felpa col cappuccio o un vestito maxi, dietro ogni capo, c'è l’osservazione attenta e diretta del modo in cui ci vestiamo, degli abiti che scegliamo e della ragione che ci spinge a portarli. C’è pragmatismo. Vetements, ma ora anche Balenciaga sotto la direzione creativa di Gvasalia, si concentrano sul prodotto, con pezzi ingannevolmente semplici che sono costruiti e modellati in modo da vendere e venire indossati. Altrettanto importante perchè ciò avvenga è l'aver capito che i consumatori sono sovraccarichi di persone da idealizzare e manca l’interpretazione personale, indossare solo i vestiti nel modo che vuoi e non in quello deciso dal designer, e Demna lo ribadisce spesso.

"Le persone ormai cercano l’individualità.
Non vogliono apparire come i protagonisti di una campagna pubblicitaria. Questo desiderio riflette una necessità di sentirsi diversi, unici". 

Gli abiti destrutturati, i capi oversize, le cuissarde da cowboy, la DHL tee, le giacche dalle spalle esagerate o la bag simil Frakta rispondono a questa esigenza: dare al singolo cliente la possibilità di avere un aspetto individualista, unico e non quello dettato da uno stilista o da una rivista di moda. 

#4 "Nodels"

Vetements FW17

Vetements FW17

Vetements FW17

Vetements FW17

Vetements FW17

Vetements FW17

Nel 2014 i fratelli Gvasalia decidono di dare vita al collettivo Vetements e sin da allora i loro show si svolgono in location insolite per una passerella come le stanze di Le Depot, storico sex club gay parigino o Chez LePresident un ristorante cinese nel quartiere di Belleville. Niente modelle in pedana, solo amici, conoscenti o gente reclutata in strada, nei club, su Facebook e Instagram. Persone normali. Tanto normali da far coniare a Vogue Uk il neologismo nodels, unione tra le parole “no” e “models”, massimo esempio la sfilata Vetements FW17.

E la prossima sfilata di Gvasalia? Bhè, forse non ci sarà, almeno secondo le ultime dichiarazioni dell’uomo:

"Sono annoiato. Penso che [Vetements] abbia bisogno di entrare in un nuovo capitolo. Gli spettacoli di moda non sono lo strumento migliore. Abbiamo fatto lo sfilate in un sex club, in un ristorante, in una chiesa. Abbiamo portato avanti la stagione, abbiamo mostrato uomini e donne insieme. È diventato ripetitivo e faticoso”.

#5 Seasonless

Vetements FW15

Vetements FW15

Vetements FW15

Vetements FW15

“Se ami un capo lo ami e basta, a prescindere dalla stagione a cui appartiene. L’approccio che abbiamo scelto non è l’approccio classico di ‘Questa stagione faremo farfalle’ o ‘Questa stagione è degli anni ’70’,  se vogliamo una maglietta bianca oversize più aderente all’interno di una collezione, dovremmo farlo solo perché quella ragazza, vuole indossare quella maglietta con quei jeans. È un guardaroba alla fine.

Quando ci vestiamo, non indossiamo un look totale; noi indossiamo pezzi”.

Concepire gli abiti come singole entità: una bella giacca, un bel paio di pantaloni. È la geniale, quanto banale, intuizione che ha contribuito al successo di Mr Gvasalia. 

 

all images via Vogue
Cover Image Pierre-Ange Carlotti