
I migliori fashion show ambientati sulla neve Tra ghiacciai alienanti, teche di vetro e paesaggi ad alta quota

Un paesaggio innevato è uno dei quadri più suggestivi che si possa ammirare in natura, un'ispirazione non solo per i pittori che ne hanno raffigurati a centinaia nel corso degli anni, ma anche per i designer. Sia perché la stagione invernale mette di fronte ad una sfida con cui chi crea abiti si deve forzatamente interfacciare, il freddo, sia perché la poesia di una panorama immerso nel bianco più totale è una richiamo per qualsiasi creativo, designer compresi. Nel corso degli anni l'ispirazione è andata ben infatti ben oltre i capi, la neve è stata uno degli elementi chiave di alcuni tra i setting di sfilate più suggestivi, dall'Overlook Show di McQueen alla metafora politica di Demna per Balenciaga.
Alexander McQueen FW99
Una palla di neve da scuotere per stupire i bambini con la miniatura di un paesaggio alpino: sembrerebbe la suggestione più ovvia dietro all’Overlook Show dell'autunno 1999 di Alexander McQueen. Invece, come d'abitudine, la fonte d’ispirazione per la collezione presentata dentro una teca di vetro il 23 febbraio 1999 al Gatliff Road Warehouse di Londra, era ben più macabra: il film horror The Shining di Stanley Kubrick, ambientato nell'hotel Overlook che dona il nome allo show. Una fantasia invernale tra pattinatori sul ghiaccio, splendidi maglioni fatti a mano, caldi shearling e intricati patchwork in una foresta di betulle, look prevalentemente dai toni scuri in contrasto con il candore del paesaggio. Tra le modelle, truccate tramite una sorta di mascherina iridescente a celare lo sguardo, Frankie Rayder e Kate Moss, quest’ultima avvolta in un corsetto di stagno che dall’altra parte della teca di vetro, ricordava quasi una camicia di forza.
Chanel FW19
L'addio all'immenso talento di Karl Lagerfeld è stato incorniciato da un paradiso innevato, tra modelle ammassate l’una sull’altra sui gradini di una finta osteria alpina, la Chanel Gardenia, in un omaggio sereno, sobrio come era stato Lagerfeld nel corso della sua vita. C'è stato un minuto di silenzio, poi la voce fuori campo dello stilista ad accompagnare l’ultima collezione realizzata in collaborazione con il braccio destro di lunga data (e attuale direttore creativo della maison) Virginie Viard: ha parlato in francese, fino ad un’ultima frase in inglese, un commento sul piacere che gli suscitava vedere la sorpresa nel pubblico durante uno show: "Oh! È come camminare in un quadro!". A sfilare tra completi in tweed, cappotti sartoriali e cappelli a falda larga, le muse dello stilista, da Cara Delevingne a Penelope Cruz.
Saint Laurent FW21
Una cascata gigante, ghiacciai, pareti a strapiombo, onde che si infrangono e una spiaggia nera che brilla quanto l'ardesia: il paesaggio invernale secondo Anthony Vaccarello è estremo, alieno, quasi inospitale, sicuramente in contrasto con le eteree fanciulle che sfilano acconciate e ingioiellate tra capi in glitter e colori sgargianti. Si intitola "Where the Silver Wild Blows", la collezione d'ispirazione anni '60 che incorpora vari pezzi metallici con silhouette più nitide in tonalità vibranti, unendo stili tipicamente francesi con elementi glam rock.
Miu Miu FW21
Cortina D’Ampezzo, un paesaggio epico ad alta quota sulle Dolomiti, è stato il quadro perfetto per celebrare una grande passione della signora Prada: la neve. Una collezione ispirata allo shift, portato all’estremo, tra abbigliamento indoor e outdoor, tra confinamento e liberazione, traendo ispirazione dalle contraddizioni della Pandemia: parka oversize e balaclava in lana, abiti corti e top a vista abbinati a yeti boots. In senso figurato, era una metafora dello stato post-lockdown: uno sfogo materiale del nostro stato mentale, il desiderio di liberazione (e di svestizione nonostante le temperature) tramite una sorta di lingerie alpina ("Per me, roba molto sexy", ha commentato Miuccia Prada).
Balenciaga FW22
Una tormenta di neve in una teca di vetro e i modelli flebili fuscelli al vento vestiti d’alta moda, lo show di Balenciaga per la collezione FW22 andato in scena a Parigi ha avuto un doppio tema: la visione distopica di un mondo in cui l'inverno non esiste più e la neve appare come qualcosa di esotico, e il sostegno alla causa ucraina tramite la rappresentazione dell'attualissimo tema dei profughi di guerra. Un messaggio suggestivo a cui si accompagna un altissimo grado di ricerca, sia nel design dei modelli - dalla Trash Bag fatte di cuoio all’asciugamano di cachemire, passando per il total look in simil scotch loggato - sia nella tecnica, tra tessuti pre-stropicciati e le costruzioni “pieghevoli” di trench e completi a doppio petto, borse create a partire da stivali rifunzionalizzati, una sneaker HD composta da un singolo pezzo flessibile e, soprattutto, il nuovo materiale bio-based prodotto a partire dal micelio.
Thom Browne FW06, FW18, FW20, FW25
A Thom Browne la neve piace. Non a caso il designer americano, nel corso della sua carriera, ha deciso ben quattro volte di sfilare in paesaggi prettamente candidi e invernali (ma stranamente si tratta quasi sempre di menswear). La prima volta fu con la FW06, dove il concept dello show era far pattinare i modelli su una piccola pista di ghiaccio nel bel mezzo di Manhattan. Poi, dopo quasi dieci anni, Browne è tornato a fare dell’inverno una sua musa con la FW18, dove, tra guancie rosse e lunghe trecce alla Pippi Calzelunghe, il designer ha portato 33 look tutti ispirati alla vita di montagna nei mesi più freddi, tra giochi di volumi e tessuti.
Solo quattro stagioni dopo, con la FW20, per il suo show ready-to-wear il brand ha utilizzato una scenografia pressoché simile all’ultima menzionata, ma con una grandissima differenza: questa volta ad abitare il bosco non erano più uomini infreddoliti, ma animali fantastici. L’ispirazione, infatti, sembra essere quella dell’arca di Noè, con giraffe, rinoceronti, elefanti e coppie di modelli che si aggirano tra pini e betulle innevati. Ultima cronologicamente (ma non per importanza) è la sfilata FW24, completamente dedicata al poeta americano Edgar Allan Poe. L’allegoria che porta in passerella il designer è quella del Corvo, mentre un modello si innalza al centro come un albero, coperto da metri e metri di stoffa imbottita; sotto di lui, la passerella piena di neve vede i modelli sfilare con riferimenti al mondo aviario.
Moncler Grenoble FW25
Nelle puntate di The Young Pope, citando il poeta Brodskij, Paolo Sorrentino faceva dire a Jude Law che «la bellezza, a basse temperature, è bellezza». Una frase a cui non era possibile non pensare guardando lo show FW25 di Moncler Grenoble tenutosi all’Altiporto di Courchevel, trasformato per l’occasione in una passerella spettacolare. A 2.008 metri di altitudine, in uno scenario dominato dalla neve e dalla luce fredda dell’inverno, la collezione composta da 140 look, si è assunta l’arduo compito di ripensare il classico abbigliamento da sci per una nuova era: in una disciplina dove l’abbigliamento tecnico è spesso così standardizzato, come consentire a ogni sciatore di esprimere se stesso anche sulla pista?






































































































