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L'attivista aborigena Nayuka Gorrie ha risposto a Chanel

Con un articolo per il The Guardian, l'autrice ha spiega alla maison francese perché il suo boomerang è un'offesa per la comunità aborigena

L'attivista aborigena Nayuka Gorrie ha risposto a Chanel Con un articolo per il The Guardian, l'autrice ha spiega alla maison francese perché il suo boomerang è un'offesa per la comunità aborigena

“When I think about Aboriginal culture, I think @chanel

Così ha scritto su Twitter Nayuka Gorrie, una scrittrice e attivista aborigena australiana, riferendosi al famigerato boomerang di Chanel. Sempre su Twitter, ha ironizzato sulla spinosa questione, aggiungendo: “Have decided to save for the next three years so I can connect with my culture via @chanel”.

Non solo, Gorrie ha anche scritto un pezzo per il magazine The Guardian in cui spiega la rabbbia degli aborigeni di fronte a simile prodotto di moda che sminuisce, e strumentalizza, uno dei loro simboli culturali.

"As a 26-year-old Aboriginal woman I am not in Chanel’s key marketing demographic.[…] To understand our anger, the company might need to know about our position in society. Our land was stolen and we were subject to genocidal and paternal policies. We were not allowed to practise our culture, it was punishable. Our knowledges weren’t passed down; we have the highest rate of language extinction in the world. What little is left needs protecting. None of this is sexy, Chanel. None of this is luxury. You are not here for any of our history. Like indigenous peoples around the world we live on the margins and have to fight for what little we have. Our art, customs and practices are appropriated to line the pockets of others while we live in disadvantage. Chanel has sent out a statement to the media outlets who have reported on the justified anger of Aboriginal people”


Parole durissime rivolte direttamente alla maison francese, che la scorsa settimana ha rivolto pubblicamente le sue scuse a tutta la comunità aborigena – e non solo – dichiarando che il boomerang non voleva assolutamente essere un'offesa contro la loro cultura.

L'articolo della Gorrie solleva anche la questione di quanto possa spingersi ancora la moda nell'appropriazione culturale “illecita”. Ormai sembra non esserci più nessun limite – “Now I look forward to Mercedes-Benz’s new canoe range. I look forward to Tiffany diamond-encrusted spears. I’m kidding of course, but how is this any different?", ironizza l'autrice, e spesso siamo proprio noi clienti a dare per scontato il significato simbolico degli oggetti culturali che la moda spesso copia e commercializza.

Le opinione emerse online sulla questione del boomerang di Chanel sono tutte a favore della Gorrie e della comunità aborigena, eppure molti ancora non capisco la gravità di simile gesto. E magari hanno già comprato il loro boomerang griffato.