Il lavoro di Marie Adam-Leenaerdt si sviluppa in uno spazio in cui la moda non si comporta più come una disciplina chiusa, ma si apre verso qualcosa di più ibrido ed espansivo. Nel suo mondo, una passerella diventa una performance, un capo si trasforma in un oggetto di design e una silhouette funziona come un piccolo meccanismo ingegnerizzato. Un’enorme borsa da viaggio si apre con una cerniera e lascia dietro di sé diversi strati, fino a diventare un’elegante pochette da sera.
Ciò che definisce il suo linguaggio è questo senso di precisione, non come scelta estetica ma come metodo. Il modo in cui si muove tra moda, performance e design di prodotto non appare come una confusione stilistica, ma piuttosto come un modo per interrogarsi su ciò che l’abbigliamento può ancora fare oggi, su come possa funzionare, adattarsi e rispondere. I suoi capi sono dotati di una sorta di intelligenza pratica, mutano forma, cambiano scopo e si adattano a esigenze e vite diverse.
Con sede a Bruxelles e presentazioni a Parigi, la stilista belga ha sviluppato una pratica che appare al tempo stesso concettuale e profondamente radicata nella realtà. La sua moda non si basa sull’eccesso, né si rifugia nell’astrazione, ma si muove invece attraverso la costruzione, il movimento e la funzione, mantenendo un persistente senso di emozione che non abbandona mai del tutto il suo legame con la femminilità.
C’è sempre un senso di linearità nelle tue sfilate, dalle modelle che si allineano in un aeroporto al pubblico in coda per accaparrarsi un posto. È una scelta intenzionale o solo una coincidenza?
Marie Adam-Leenaerdt: Non so se sia una coincidenza, ma mi piace pensare alla sfilata come a un momento di vita, qualcosa di molto radicato nella realtà. Spesso parto da semplici situazioni quotidiane come fare la fila, aspettare o spostarsi da un luogo all’altro, perché sono molto universali e facili da comprendere. Per me è importante ricreare questi momenti banali e riportare la realtà nella moda. Il mio obiettivo è sfidare il formato tradizionale della sfilata, mettere in discussione i codici e ripensare il modo in cui le cose vengono fatte e il modo in cui le vediamo. Per me, un’idea è forte quando è radicale, senza fronzoli.
Le tue collezioni presentano spesso due visioni della femminilità molto contrapposte, una più romantica e pop, l’altra più cupa e oscura. È un riflesso del tuo dialogo interiore?
Marie Adam-Leenaerdt: Penso che rifletta donne diverse, o la stessa donna in momenti diversi. A volte si desidera qualcosa di più cupo e introspettivo. A volte si desidera qualcosa di più giocoso, più libero, più colorato. Mi interessa quel contrasto perché mi sembra molto reale. Non si tratta di scegliere l’uno o l’altro, ma di permettere a entrambi di esistere, a seconda dell’umore, del momento o di come si vuole esprimersi quel giorno.
Qual è la parte che preferisci del processo creativo: la ricerca, la realizzazione o l’esibizione?
Marie Adam-Leenaerdt: Senza dubbio la ricerca e la realizzazione. Mi piace quando la ricerca inizia a prendere forma, quando le idee diventano reali e cominciano a collegarsi tra loro. È anche il momento in cui un’idea porta a un’altra in modo molto naturale; c’è qualcosa di piuttosto organico in quel processo.
Molti dei tuoi capi non hanno un unico scopo. Possono essere indossati in diversi modi, quasi come oggetti di design che casualmente si indossano. Pensi che nel tuo lavoro il confine tra design e moda sia sfumato?
Marie Adam-Leenaerdt: Penso che sia importante considerare i capi quasi come oggetti di design, per dare un valore reale a ogni singolo pezzo in un mondo in cui c’è già così tanto; ecco perché spesso integro la multifunzionalità nei capi che realizzo. Quando si acquista un capo, è importante poterlo indossare in modi diversi, perché è anche un modo per renderlo più intelligente e più utile. Ne prolunga la durata e permette che venga indossato in situazioni diverse e da donne diverse. Ad esempio, quando creo un nuovo trench, penso che chi lo acquista potrebbe volerne uno corto e uno lungo. Quindi perché non realizzarli entrambi insieme?
Quando hai presentato la tua prima collezione nel 2023 e hai aperto la Settimana della Moda di Parigi, come ti sei sentita?
Marie Adam-Leenaerdt: Non credo di essermene resa conto davvero in quel momento. È successo tutto molto in fretta, e ora siamo già alla settima sfilata. Con questo ritmo, non hai davvero il tempo di fare un passo indietro e guardare cosa hai fatto prima. Ma sono molto grata a Étienne [Russo], che ha creduto in me e ha reso possibile quella prima sfilata.
Sfilare alla Settimana della Moda di Parigi è ancora stressante?
Marie Adam-Leenaerdt: Sì, sempre di più [ride]. Più lo fai, più la pressione aumenta: secondo me non diventa mai più facile.

Sei belga e vivi ancora a Bruxelles, eppure hai scelto Parigi per presentare le tue collezioni. Prenderesti mai in considerazione l’idea di trasferirti lì?
Marie Adam-Leenaerdt: Ho scelto Parigi perché si adatta meglio alla cultura e all’identità del marchio, ed è una città dove c’è sempre qualcosa da fare e si presentano molte opportunità. Ma nella vita di tutti i giorni non lascia molto spazio per respirare. E per creare, servono quei momenti di calma.
Se il tuo marchio fosse un arrondissement di Parigi, quale sarebbe?
Marie Adam-Leenaerdt: Non mi piace molto incasellare le cose, perché ogni arrondissement è diverso, ed è proprio questo il bello. Si tratta più che altro di diversità e di come energie diverse coesistano, piuttosto che di sceglierne solo una.
Il tuo nome utente su Instagram è @marlastar. C’è una storia dietro?
Marie Adam-Leenaerdt: Ho creato quel nome quando avevo 15 anni, solo per divertimento. L’ho tenuto perché mi piace l’idea che Instagram possa rimanere uno spazio divertente. Si tratta più che altro di godermi ciò che faccio e di non prendere tutto troppo sul serio.
C’è mai un momento in cui ti senti una superstar? Magari alla fine di uno spettacolo?
Marie Adam-Leenaerdt: Assolutamente no, alla fine di uno spettacolo sono solo stressata.
Pensi che il mondo abbia bisogno di più ragione o di più amore?
Marie Adam-Leenaerdt: Entrambe le cose. Penso che sia importante dare più ragione e significato a ciò che facciamo, per creare in modo più intelligente. E l’amore arriverà dopo.
Chi o cosa è il più grande amore della tua vita?
Marie Adam-Leenaerdt: Creare. Creare abiti, creare qualsiasi cosa.













































