Vedi tutti

Boiler Room Napoli 2015

Reportage

Boiler Room Napoli 2015 Reportage

5 dj, 7 ore di set, pochi (relativamente) invitati. E una folla di appassionati clubber dai quattro angoli del mondo, che nel frattempo segue la festa, in tempo reale.

È successo di nuovo, ieri sera, a Napoli: tutto questo è Boiler Room. Il party che ha rivoluzionato il concetto stesso di party: gli artisti suonano dal vivo, di spalle al pubblico e di fronte a una webcam che, nel frattempo, trasmette in streaming.

Un’idea nata a Londra nel 2010 e che nel corso degli anni si è consolidata in una formula esclusiva che oggi conta tre basi stabili (Londra appunto, Berlino e Los Angeles), più one shot a rotazione che hanno già toccato le più belle città del pianeta, da Lisbona a Cape Town, da Amsterdam a Ibiza e che ieri sera è approdata nel capoluogo campano, seconda città eletta nel Bel Paese dopo la prima puntata a Milano, lo scorso giugno.

Una scelta non priva di polemiche, pesanti anche: commenti farciti di luoghi comuni che, ahimè, Partenope si tira tristemente dietro, che hanno portato i gestori a bloccare la pagina fb dell’evento fino a poche ore prima dello start.

Polemiche sulla scelta dei dj, nell’ordine Flavio Folco, Gaetano ParisioLuigi Madonna, Markantonio, Joseph Capriati,  tutti campani (campanilismo? Strategia di marketing? Scelta di convenienza?), polemiche su polemiche sui grandi esclusi (perché non Carola, a questo punto?!) e ancora c’è stato chi ha avuto da ridire pure sul nome di punta, quel Capriati che è stato definito troppo duro, troppo “techno” da un lato, troppo “commerciale”, invece, secondo i gusti sofisticati di chi si professa esperto del genere.

E invece, ci dispiace (ma anche no), il party li ha messi tutti a tacere. All’indomani della festa, ci si può solo inchinare. Un’organizzazione impeccabile, cari.  A partire dalla location, il Duel Beat, realtà consolidata per i clubber del posto, che è stata realmente svelata solo all’ultimo minuto, nella migliore tradizione Boiler Room.

Una caccia al tesoro che, come da mail di istruzioni per i fortunati che, dopo la registrazione, sono stati selezionati per partecipare al party, guidava verso un parcheggio dove abbandonare la macchina per proseguire in navetta verso la meta misteriosa. Niente risse, niente disordini, solo musica da chapeau  e la sicurezza che, Napoli, è la vera capitale della musica techno italiana.

La città che questo genere l’ha visto nascere, l’ha accompagnato ad affermarsi e che più o meno da vent’anni continua a sfornare talenti. Leggeteli oggi i commenti sulla pagina fb, leggete i commenti di quanti nel mondo ieri sera hanno seguito la festa.

Senza nulla togliere, ho la mia classifica personale. Luigi Madonna, una rivelazione. Markantonio, che solo per il set di ieri, merita un posto d’onore tra i grandi nomi. Capriati, che a dispetto delle critiche, il mondo continua ad invidiarci. Che altro dire? Da amante del genere, ho ancora il beat nelle orecchie.

Forse davvero, come ha detto (scherzando ma non troppo) Markantonio chiacchierando nel pre party “mancava solo Rino Cerrone” nome storico della scena techno partenopea  (i clubber degli anni ‘90 lo ricorderanno). Ma va bene così. Adesso che li abbiamo messi tutti a tacere, aspettiamo la terza puntata. Roma?!