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Lo stile secondo i Lùnapop

Storia e look dell’unica vera boyband italiana

Lo stile secondo i Lùnapop Storia e look dell’unica vera boyband italiana

1999. Nasce l’Euro e muoiono Fabrizio De André e Stanley Kubrick. Al cinema Keanu Reeves è Neo, indeciso se scegliere la pillola rossa o quella blu, Brad Pitt e Edward Norton interpretano due facce dello stesso personaggio in Fight Club. I Red Hot Chilli Peppers pubblicano Californication con il redivivo John Frusciante, Ricky Martin vive la vida loca, i Backstreet Boys fanno impazzire le ragazzine di tutto il mondo, Britney Spears e Christina Aguilera si sfidano a colpi di Baby One More Time e Genie in a Bottle. Contemporaneamente, in Italia, tra un Blue (Da Ba Bee) e un Microchip Emozionale, cinque liceali bolognesi della stanno per sconvolgere la musica pop italiana e il suo immaginario. 
Si chiamano Cesare Cremonini, Gabriele Gallassi, Nicola "Ballo" Balestri, Michele "Mike" Giuliani, Alessandro "Lillo" De Simone e sono i Lùnapop

Cesare, frontman e cantante dai capelli ossigenati, vuole vivere di musica da quando a 13 anni ha scoperto Lucio Battisti. Il suo sogno diventa realtà nell’estate del 1999 con la release di 50 Special aka "Ma quanto è bello andare in giro con le ali sotto i piedi?", un brano scanzonato e arioso, ispirato al best-seller di Enrico Brizzi Jack Frusciante è uscito dal gruppo.

La scrissi perché mia mamma, esasperata dal mio continuo pensare alle canzoni, (mancavano due mesi alla maturità…), mi ruppe la chitarra sulla schiena. Allora andai al pianoforte e mi uscì dalle dita. La feci sentire subito ad Erica, la mia musa del liceo, il giorno dopo a scuola, con il walkman e le cuffiette. Lei mi disse senza esprimere alcuna emozione: "bella". […] Poi 50 Special arrivò prima in classifica, a settembre, dopo una lunga e divertentissima estate in continua ascesa. Da lì in poi tutto è cambiato.

Poco dopo, il 30 novembre, arriva nei negozi il primo e unico album della band, …Squèrez? (che in dialetto bolognese vuol dire "merda", anche se qui la parola è intesa nella sua accezione portafortuna). Con la sua rana verde in copertina, il disco prodotto dall’etichetta indipendente romana Universo si rivela un successo strepitoso e vende oltre 1,5 milioni di copie nei primi due anni di uscita. Ironico, se si considera che la Sony rifiuta di finanziare il progetto perché pensa che nessuna delle sue canzoni sia un vero singolo. In fondo, forse ha ragione. Le hit sono 6: 50 Special, Qualcosa di grande, Un giorno migliore, Resta con me, Vorrei, Se ci sarai. Quelle canzoni che parlano di amori adolescenziali raccontate con parole semplici, dirette, immediate, innestate su ritmi che ricalcano il Brit pop più leggero sono un guilty pleasure mainstream che entra nei lettori cd e nella mente di migliaia di ragazzi (ma non solo). Allo stesso tempo, gettano le basi per la contemporanea wave dell’itpop, quella di Calcutta, Coez o Tommaso Paradiso.

Improvvisamente i Lunapop sono ovunque: sui giornali, in tv, in radio, sul palco del Festivalbar (che vincono nel 2000 con Qualcosa di grande), sugli album di figurine, appesi sulle pareti di tante camerette e nelle pagine dei diari. Nonostante si ostinino a smentirlo in ogni intervista, Cesare Cremonini, Gabriele, Ballo, Mike e Lillo sono ormai una boyband adorata da schiere di fan. Lo conferma il concorso Lunapoppe (non penso di dovervi spiegare il contenuto) sul sito del gruppo, ma, soprattutto il libro Mia figlia vuole sposare uno dei Lùnapop (non importa quale) scritto da Roberto Freak Antoni, leader degli Skiantos

Il periodo dorato della band finisce nel 2001 per dissapori interni. Lo racconta Cremonini in un’intervista:

I Lunapop si sciolsero perché le regole che tenevano in piedi un progetto musicale composto da ragazzi così giovani erano regole strane, utili ma molto difficili. La prima era: i genitori fuori dalle scatole. La seconda: possibilmente anche le fidanzate. Regole impossibili da rispettare, per ragazzi tra i diciassette e i diciotto anni, tutti di famiglie borghesi. Figli della Bologna che coltivava il valore della famiglia, quindi del condividere la vita dei figli. I Lunapop diedero vita ad un progetto che ebbe un successo straordinario. Ancora oggi l’ultimo grande successo della musica italiana, dal punto di vista discografico. Nel momento in cui si ruppero questi equilibri, queste regole divennero impraticabili, non era più pensabile poter continuare. 

A vent’anni dalla pubblicazione di …Squèrez? cosa resta dei Lunapop? Restano le canzoni, resta Cesare Cremonini che nel frattempo è diventato un cantante affermato, ma rimangono anche una serie di look "indimenticabili" che rappresentano al meglio lo stile spurio degli anni 00 della musica italiana. Nei loro look i Lùnapop rubavano un po' dall'hip-hop americano (Beastie Boys) un po' dal Britpop inglese, amalgamando il tutto con un po' di sano stile di provincia italiano.

Ecco le lezioni di stile che abbiamo imparato dall’unica vera boy band italiana (con buona pace di I Ragazzi Italiani e della loro hit Vero Amore) nella storia della musica italiana.

 

Parola d’ordine: coordinarsi

Certo, non ci si può aspettare che dei ragazzi che hanno deciso di chiamare il proprio album d'esordio "merda" (seppur nell'accezione scaramantica) indossino raffinati abiti firmati Armani, ma si può almeno sperare che non peschino al buio e random i loro capi da una pila di vestiti appesi nell’armadio.

 

Abbinare tinta dei capelli e colore dell’outfit

I capelli di Cesare meriterebbero lunghi trattati di estetica, ma siamo gentili e ci limitiamo ad una sola parola: Perché? Una risposta valida non esiste. Per amplificare l’effetto della sua tinta, specialmente nella sua fase redhead, Cremonini era solito abbinare i suoi outfit. Capelli rossi uguale t-shirt rossa. Il ragionamento non fa una piega.

 

Cool Britannia

È innegabile una certa influenza british nella musica dei Lunapop, ma da Blur e Oasis, questi ragazzi di Bologna hanno preso anche l’ispirazione per lo stile. Quindi, via libera a polo, double tees, tracksuit jackets e strisce adidas. Nel 2000, Cesare rispondeva alla domanda "Vi interessa la moda?" così:

Abbiamo tutti uno stile diverso. A me piacciono i maglioni informali, Gabriele preferisce un stile classico, jeans e camicia, Ballo non gli metti una camicia neanche sotto tortura, il nostro batterista Lillo ama lo stile college inglese.

 

L'importanza della giusta t-shirt

Come ogni ragazzo, la t-shirt era il vero must-have dei Lunapop. Cesare, ad esempio, aveva un’insana passione per una tee col fulmine che indossava spesso sul palco. Unica variante all’item cult? Le camicie stampate (meglio se brutte).