Sembravano destinati ad essere un grande meme con beat annesso, ma i ragazzi della Dark Polo Gang hanno smentito tutti i lol possibili e immaginabili sul loro conto con questo ultimo disco. Trap Lovers è un lavoro nuovo, profondo, diverso per tanti motivi: primo tra tutti l’uscita di scena di Side – o per meglio dire, Arturo – dovuta a problemi di droga e alla voglia di partire con un progetto personale differente da quello della gang.

Passati dalle autoproduzioni e i video fatti in casa ad un vero e proprio management (ovvero Newtopia, ovvero Fedez) con tanto di etichetta major (Universal Music Italia), Wayne, Pyrex e Tony hanno dato una svolta alla vita da pischelletti in piazza per mettere le mani sul loro primo vero disco.

Che sia il primo segno di una ufficiale normalizzazione della trap nell’industria discografica italiana? I segni non lasciano adito a dubbi: da quando la domanda del pubblico è diventata così insistente (basti pensare a come si vedono vestiti i ragazzi per strada o alla Treccani che ha inserito la parola “bufu” nel dizionario), anche il mercato ha dovuto cominciare ad adattarsi. Trap Lovers vede la collaborazione della gang, oltre che con Sick Luke, come vuole la tradizione, con Michele Canova, noto produttore e compositore. Per darvi un’idea: ha prodotto l’intera discografia di Tiziano Ferro, lavorando, tra gli altri, con Jovanotti, Fabri Fibra e Fedez stesso, ora manager della band.

Com'è Trap Lovers, il nuovo album della DPG Trap Lovers è il disco che ti piace anche se non vuoi ammetterlo | Image 0
Dodici tracce improntate (forse neanche troppo consapevolmente) sulla crescita dei tre ragazzi provenienti dai quartieri della Roma bene, con niente da perdere. Attenzione però: non aspettatevi un cambiamento radicale in fatto di religione o geopolitica. Ci sono ancora le macchine di lusso, i big money, la droga, gli hotel e le borse di Chanel, ma tutto questo è pervaso da un’atmosfera agrodolce, una consapevolezza forte che ridimensiona tutte e tre la vite di Pyrex, Wayne e Tony, permettendogli di staccarsi – per quanto sia possibile – dal materialismo preponderante negli ultimi lavori e di arrivare snodati e svelti alle rivelazioni più frugali del loro successo. Ritroviamo questo spirito in pezzi come Cambiare Adesso: “adesso ho più soldi ma meno affetto / con i soldi non ci compri il rispetto” che fanno alzare le sopracciglia e in generale in arrangiamenti più tecnici e molto meno commerciali rispetto al vecchio stampo. Questa prima traccia del disco è il manifesto della nuova DPG, rivolto ai loro fan di una vita ma anche a chi li ha sempre visti come un fenomeno da baraccone. Un pezzo profondo, incisivo (verrebbe da dire quasi anormale), che pare – per una volta – riesca a mettere la gang completamente a nudo davanti a quello che è diventata. Sarà stata la collaborazione con il produttore Michele Canova a dare la svolta decisiva? Toy Boy - oltre alla famosissima “British” che quest’estate ha scalato tutte le classifiche conquistando il disco di platino – è un altro dei brani più riusciti: i suoni quasi futuristici e il testo più sincero danno davvero l’impressione che la gang voglia lasciare da parte i cliché e le provocazioni alla “Cavallini sulla mia maglietta” per concentrarsi e far vedere cosa sa fare davvero.

A tutto questo si aggiunge una nota sfiziosa durante tutti e 36 i minuti del disco: una nuova (e insperata) breccia viene aperta dai versi di Trap Lovers, dove l’amore e le sfumature rosa della vita dei tre vengono a galla in modo naturale e incontenibile. Incredibilmente, i termini legati ai sentimenti vengono utilizzati tanto quanto quelli su soldi, gioielli e pistole… tornando però spesso con un brusco salto alla realtà. È quasi come se la DPG si rendesse conto appena in tempo di essersi lasciata andare un po’ troppo e volesse tornare alla svelta sul sicuro tracciato di chi ha un cuore di ghiaccio e non può essere ferito. Cose come “problemi di cuore / non ricordo il suo nome / anche se fuori piove / vince sempre l’amore” in Uomini E Donne si alternano violentemente a fulgidi esempi di menefreghismo come “Acqua Fiji”: “non ho bisogno di te / ho tempo solo per la gang” e a classici momenti di sufficienza e inedia alla Dark Polo Gang come: “baby che noia / spendo soldi da Goyard / sono sporco di soia” in Baby Che Noia.

Insomma, non più solo slogan e frasi per infarcire le Instagram stories: dopo una serie infinita di prove, tra mixtape e prove in duo e come solisti, i tre sembrano avere imboccato una strada su misura per loro con questo primo vero disco. Trap Lovers forse non sarà il disco della vita, ma noi lo inseriamo tra i migliori del mese, assolutamente certi che della Dark Polo Gang sicuramente qualcuno si ricorderà anche tra dieci anni.