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Farfetch sarebbe in trattativa per diventare un'azienda privata

L'ipotetico ritiro dalla borsa newyorchese per rilanciare l'azienda

Farfetch sarebbe in trattativa per diventare un'azienda privata L'ipotetico ritiro dalla borsa newyorchese per rilanciare l'azienda

Dopo aver assistito ad un calo di valore di mercato repentino, da $73 a $1,71 nel giro di un anno, José Neves, il fondatore della piattaforma di e-commerce di lusso Farfetch, sarebbe in trattativa con banchieri e azionisti per approvare il delisting dell'azienda e farla uscire dalla Borsa newyorchese. Tra gli investitori Richemont, il conglomerato di brand di alto profilo come Cartier, Van Cleef e Yoox Net-a-Porter. Secondo quanto riportato dal Telegraph, Neves potrebbe ufficializzare l’annuncio questa settimana, quando Farfetch dovrebbe pubblicare i risultati trimestrali. L’appoggio di questa mossa arriverebbe anche dall’impresa cinese Alibaba, che, assieme a Richemont, tre anni fa ha investito $300 milioni nella piattaforma, in aggiunta a $250 milioni per una partecipazione nella sua filiale cinese. Neves ha fondato Farfetch quindici anni fa a Londra, ed oggi ha una partecipazione del 15% sull’azienda e il 77% dei diritti di voto. 

Il valore di mercato di Farfetch è crollato di più dell’80% dal suo debutto in borsa del 2018, ma da quando sono emersi sospetti su un delisting è cresciuto dell 22%. Dopo l’annuncio da parte del Telegraph di quest’ipotesi, la compagnia ha dichiarato che non avrebbe pubblicato i risultati finanziari del terzo trimestre. Oggi Farfetch vale $581 milioni, e dall’acquisizione di New Guards Group del 2019 ha perso più di $2 miliardi a fronte del calo delle vendite del gruppo (-40%)  proprietario della licenza per Off White e Palm Angels. Da quel momento in poi, l’azienda di Neves ha completamente perso la fiducia dei suoi investitori; secondo quanto racconta il Telegraph, Farfetch ha «cambiato drasticamente strategia, passando da un modello a basso rischio e con un'attività di vendita frontale a un'azienda che possiede marchi, negozi e azioni. I fondi speculativi hanno iniziato a vendere pesantemente le azioni dell’azienda.» Neves si era difeso rispondendo che i veri risultati dell’acquisizione di New Guards Group si sarebbero dovuti raccogliere a distanza di anni, e non di mesi, ma a questa decisione strategica che ha destabilizzato gli investitori si sono aggiunti aumenti dei costi smisurati, che hanno ulteriormente alimentato le paure degli shareholder. Durante i primi sei mesi del 2023, Farfetch ha perso $455,6 milioni su un fatturato di $1,1 miliardi. 

Il delisting di Farfetch avverrebbe a solo un mese dall’approvazione delle autorità dell’antitrust per l’acquisizione di una quota quasi maggioritaria (47,5% con il completamento del passaggio di proprietà al termine di tre-cinque anni) di Yoox-Net-a-Porter, il suo principale rivale sul mercato che però è di proprietà di Richemont. L’accordo avrebbe aiutato considerevolmente il volume di merci di Farfetch, spiega BoF, permettendo alla piattaforma di rivendere prodotti dal valore di circa $3 miliardi lordi. A questo punto non è chiaro cosa sarà della prossima acquisizione di Yoox, il delisting potrebbe cambiare le sorti dell’azienda. Ritirarsi dalla borsa garantirebbe a Farfetch la possibilità di allontanarsi dai riflettori e di agire in disparte, il che potrebbe spalancare per l’azienda in crisi nuove opportunità di redenzione poiché non dovrebbe più rendere conto agli azionisti, potendo approfittare di qualche scorciatoia. All'interno dell'industria, il modello di Farfetch ha creato non pochi scontenti dato che mette sotto lo stesso tetto le politiche di sconti di negozi molto diversi e che dunque finiscono col calpestarsi i piedi a vicenda e calpestare i piedi dei brand che possono vedere la loro merce scontata a volte in maniera anche abritraria, mentre i retailer, che devono occuparsi di spedizioni e resi, non vedono veri guadagni dal partecipare al modello del gruppo. A questo si aggiunge anche la questione dei mercati grigi, ovvero delle merci spesso invendute che vengono affidate a grossisti non autorizzati mettendo ulteriomente in crisi un sistema di pricing ormai insostenibile.