I brand di lusso si sono accorti del potere di Substack Balenciaga è la prima maison di moda che parteciperà al native sponsorships program della piattaforma

Poco più di una settimana fa, Substack ha lanciato un nuovo aggiornamento del native sponsorships program: un progetto che vedrà decine di brand partner investire direttamente nei creator della piattaforma. Tra i marchi coinvolti nella prima edizione del programma ci sono Yahoo Scout, Whatnot, Granola, T-Mobile, Polymarket, Uber  e persino Balenciaga, l'unica maison di moda. Ma se da un lato questo nuovo programma darà agli autori di Substack una marcia in più, consolidando il ruolo della piattaforma come nuovo propulsore culturale, dall'altro potrebbe sgualcire il senso di autenticità e community che si è sempre respirato su Substack. 

Come si guadagna su Substack? 

@substack

if you were wondering how the Substack app works, you’re in luck

original sound - substack

Mentre sulla maggior parte delle piattaforme social i creator devono muoversi tra branded partnership, algoritmi che premiano (o no) i loro contenuti e un sistema di retribuzione basato sulle views, Substack prova a rendere il lavoro dell'autore un po' più semplice tramite gli abbonamenti e, adesso, il native sponsorship program. 

La piattaforma dichiara che oggi i creator che guadagnano tramite abbonamento su Substack sono più di 100mila, e che i dieci più seguiti al mondo fanno più di $100 milioni all'anno. Il native sponsorship program, scrive l'azienda, darà la possibilità agli autori di investire maggiormente nella propria proposta editoriale, potendo così stabilire una migliore connessione con la propria audience. 

Il native sponsorship program 

Il native sponsorship program non riguarda i famosi adv e sponsored content che vediamo tutti i giorni su Instagram e TikTok, ma partnership di lungo corso tra brand e creator. Il tutto avviene tramite il Creator Kit, uno strumento (equiparabile al media kit che le aziende condividono con potenziali investitori o collaboratori) che permette a Substack di mettere i creator in contatto con il brand più adatto per loro, e una Partnership Platform attraverso la quale poter restare in contatto. Al momento, il progetto è disponibile solo per gli autori bestseller di Substack. 

La moda su Substack  

Balenciaga è attiva su Substack dell'anno scorso ed è stata la prima maison di moda a condividere le proprie sfilate in diretta sulla piattaforma. Attraverso il nuovo programma di sponsorship, il brand potrà collaborare con i creator per l'inserimento di annunci pubblicitari e promuovere i prodotti attraverso link affiliati, ma anche organizzare eventi offline e online. Balenciaga ha condiviso l'intenzione di collaborare non solo con autori Substack che si occupano di moda, ma anche creator che trattano temi come musica e benessere.  

Ma la moda su Substack era già in piena espansione ben prima che Balenciaga entrasse in scena. Il successo di giornaliste di moda rinomate come Emilia Petrarca e Dana Thomas su Substack e gli investimenti che la piattaforma sta dedicando ai loro progetti editoriali (Shop Rat, la newsletter di Petrarca, organizza sempre più eventi, talk e panel coinvolgendo anche brand del calibro di Nike) ne sono la prova.

È interessante però notare che entrambe, intervistate da nss in due occasioni differenti, hanno sollevato due problemi generali sull'industria del giornalismo di moda che potrebbero presto riguardare anche il tanto amato Substack, considerato da Petrarca «più genuino» rispetto ad altre piattaforme social.

La prima questione, sollevata proprio dall'autrice di Shop Rat mentre raccontavamo l'ascesa di Substack, riguarda l'ingresso in campo degli influencer - «Per me, Substack dà il meglio di sé quando sembra una corrispondenza intima, non una pubblicità, e spero che rimanga così. Ma, ehi, gli scrittori devono fare soldi, quindi non giudico», aveva commentato. La seconda, osservata da Dana Thomas in un'intervista su come si diventa critici di moda, ha a che fare con l'autenticità dei contenuti: «Siamo solo in pochi a preoccuparci ancora della verifica dei fatti. [...] Anche se sei un critico, devi comunque comportarti da giornalista. Anche quando scrivi un articolo di opinione, non puoi inventarti le cose dal nulla». 

@archivesbyaida

Adding to the dog pile of short form content critiques /p> again: we see ourselves in the end of everything - Porreria

E così l'ingresso di brand e aziende di enormi dimensioni nel circuito delle partnership su Substack diventa una potente arma a doppio taglio. Se utilizzato in modo consapevole, il native sponsorship program potrebbe effettivamente contribuire al tanto auspicato ritorno dei contenuti long form nei media - sostenendo inoltre gli autori che se ne stanno facendo portabandiera. Se sfruttato senza attenzione, potrebbe invece trasformare anche Substack in un semplice contenitore di pubblicità, facendogli perdere l'autenticità che lo ha da sempre distinto dagli altri social media. Tutto è nelle mani dei creator, che dovranno scegliere con attenzione di quali brand fidarsi. 

Continua a leggere