Come si diventa critici di moda Con Dana Thomas e Hanan Besovic

Il loro volto appare di tanto in tanto in un angolo dei nostri schermi, con un piccolo microfono stretto tra la punta delle dita. Li leggiamo su Substack, li ascoltiamo su Spotify, commentiamo i loro hot take su Instagram. Scopriamo che sono stati espulsi da alcune delle sfilate più ambite della industry, o che sono incorsi in una montagna di critiche proprio perché quel brand che hanno attaccato ha una fanbase agguerrita. Ma come nasce un critico di moda? 

Negli ultimi anni, abbiamo assistito all’esplosione della critica di moda sui social. Dai profili anonimi composti solo da post statici, ricoperti di testo, che prendono in giro la industry alle video review di 90 secondi, dai deep dive di YouTube (anche conosciuti come video essay) ai commenti condivisi dai componenti dell’High Fashion Twitter, meme e battute affilate hanno invaso la timeline di qualsiasi appassionato di moda. 

Come è cambiata la stampa?

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Il piccolo schermo ha cambiato il volto della stampa: chi fino a prima faceva fatica a trovare le pagine giuste su cui scrivere liberamente, senza filtri né pressioni da parte di pr o agenti, è riuscito finalmente a costruirsi una community di lettori coesa lontano dalle grandi redazioni; chi scriveva per testate affermate, invece, ha dovuto ritrovare la fiducia dei lettori aprendo un canale indipendente su spazi come Substack. I social media hanno democratizzato la moda, permettendo a chiunque non solo di vedere le sfilate in diretta, ma anche di commentarle, entrando così a far parte della grande e grossa creator economy. Non si tratta di influencer, che sfruttano l’ossessione dei follower per monetizzare i propri post, ma di pensatori che amano discutere di news utilizzando critica e credibilità in un posto accessibile come internet.  

In occasione di ITS Contest 2026, a Trieste, abbiamo avuto l’occasione di incontrare due critici di moda. Si sono formati in due periodi ben differenti, ma oggi rappresentano due delle voci più potenti della critica di settore: Dana Thomas, giornalista e autrice americana che adesso viene letta da migliaia di lettori su Substack, e Hanan Besovic, fashion commentator che su Instagram (@ideservecouture) parla a un pubblico di oltre 600 mila follower. Entrambi lavorano in maniera indipendente, entrambi hanno una visione ben chiara di ciò che serve per essere bravi critici di moda - e questo perché, oggettivamente, lo sono. Thomas, che ha alle spalle quarant’anni di carriera, risponde ironicamente ma senza troppe titubanze che ciò che serve sono i «soldi». Besovic, che detesta particolarmente i critici «che commentano le sfilate, ma non sanno neanche chi sia il direttore creativo del brand», aggiunge che è necessario restare continuamente aggiornati e curiosi su tutto ciò che riguarda la industry.  

«Penso continuamente alla moda. Ascolto moda, leggo moda. Bisogna essere ben informati» - Hanan Besovic @ideservecouture 

La carriera di Dana Thomas racconta in maniera esemplare come si sono evolute le redazioni di moda dagli anni '80 a oggi. Formatasi da assistente come i migliori fashion editor degli anni '80, ha scritto per alcune delle testate di moda più conosciute al mondo ma oggi sceglie di lavorare come giornalista indipendente. Racconta che, mentre un tempo scrivere di moda voleva dire vedere il proprio lavoro passare attraverso un lungo processo di editing, sub-editing e revisioni prima della pubblicazione, oggi internet ha semplificato enormemente questi passaggi eliminandone persino alcuni. «Siamo solo in pochi a preoccuparci ancora della verifica dei fatti», afferma Thomas, che crede fortemente che il mestiere del fashion editor sia molto più immediato e, per questo, meno competitivo di allora

«Anche se sei un critico, devi comunque comportarti da giornalista. Anche quando scrivi un articolo di opinione, non puoi inventarti le cose dal nulla» - Dana Thomas 

Le qualità che rendono bravo un critico di moda restano invariate - «study, study, study», come dice Miuccia Prada in quella famosa intervista - anche se col passare degli anni sono cambiati mezzi e misure con cui si comunica. YouTube, Substack, Instagram, TikTok e X hanno preso il posto dei giornali, cartacei o digitali che siano. Allo stesso tempo, il concetto di long form e di contenuto è cambiato, come sottolinea anche Dana Thomas. 

Il potere dell'indipendenza 

Oltre al fatto che molte testate riconosciute a livello mondiale come il Washington Post sono adesso sotto l’egemonia di imprenditori e corporazioni, «La diffusione delle riviste sta diminuendo, proprio come la lunghezza degli articoli». Il grande paradosso di cui abbiamo parlato con Thomas riguarda sia la velocità imposta dal digitale, che riduce sempre più i tempi di scrittura, sia la capacità di concentrazione dei lettori, ormai abituati a leggere quasi esclusivamente dal telefono. A questo si aggiunge un generale calo di fiducia da parte del pubblico nei confronti delle testate più rinomate, che nel tempo, a causa di investimenti e vari passaggi di potere, hanno perso credibilità. Per questo hanno così tanto successo i video di 90 secondi pubblicati da creator come Hanan Besovic, che con trasparenza e ironia vanno dritti al punto. 

Un green screen e connessione a internet sono tutto ciò che serve a Besovic per produrre contenuti informativi, puntualmente virali, capaci di analizzare o criticare in poco più di un minuto intere collezioni o campagne. Il lavoro del critico ha molti vantaggi, spiega la mente dietro a ideservecouture, anche se non è raro venire eliminati dalla lista pierre di un brand a causa di una recensione negativa. «Se esprimi delle critiche, c'è una buona probabilità che non verrai invitato al prossimo evento, ma allo stesso tempo c'è anche una buona probabilità che tu venga invitato: dipende davvero dal brand e da come accoglie le recensioni», racconta Besovic, riconoscendo che anche creare un po’ di sano drama ha i suoi lati positivi. 

«Sono stato messo nella lista nera di un paio di show, ma non mi dispiace. Fa parte del mestiere» - Hanan Besovic @ideservecouture  

Sia Besovic che Thomas affermano che i brand, oggi, non hanno tutto il potere che sembra. Finché alle persone interesserà il parere di critici ed esperti, e questi avranno una piattaforma su cui condividere ciò che pensano, i commenti negativi non verranno censurati. Anche perché è la critica che fa i click: Thomas ha ritrovato la libertà che aveva un tempo su Substack, una piattaforma che, a differenza di un cartaceo da sfogliare in solitaria o una pagina Instagram da guardare distrattamente in attesa dell'autobus, permette agli autori di comunicare con una base di lettori fidelizzati, che spesso si abbonano. «È per chi ama la moda», racconta Thomas. «Ho 12 mila lettori a cui interessano queste cose, e in realtà è molto più efficace di qualsiasi September Issue. C'è ancora una vera passione per questo argomento». 

È proprio questo ciò che rende una newsletter, un video, un articolo o persino un intero brand interessante: una storia vera raccontata in maniera trasparente (o almeno credibile). Ed è il motivo per cui, nonostante per un critico o un creator sia sempre meglio trattare sulle proprie piattaforme brand globalmente riconosciuti come le grandi maison, alcuni di loro scelgono ancora di supportare i talenti emergenti. «Tra un paio d'anni, questi ragazzi di cui stiamo parlando oggi lavoreranno per le più grandi case di moda», commenta Besovic in riferimento ai finalisti di ITS Contest che ha conosciuto insieme a Thomas in quanto parte della giuria. «Mi piacerebbe che più commentatori concedessero un po' di spazio ai designer emergenti, ma li capisco perché è una questione di clic». 

Dana Thomas, che dal canto suo ha parlato di giovani brand come Hodakova ben prima che la industry scoprisse il talento della designer e fondatrice svedese, la pensa ugualmente. «Ecco perché scrivo su Substack», aggiunge. «Cerco sempre di mettere in luce i designer emergenti, proprio come faceva André Leon Talley. Anche se il settore sta perdendo un po' del suo fascino a causa del gran numero di brand presenti, c'è ancora tantissimo talento che sta venendo alla ribalta». Anche in questo caso, un buon critico si riconosce dalla capacità di vedere il talento prima degli altri e, soprattutto, dal sapere raccontarlo.