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5 cose da sapere su Halston, il designer ritratto nella nuova serie Netflix di Ryan Murphy

In uscita oggi, la mini serie ripercorre storia del creativo che cambiò la moda come la conosciamo

5 cose da sapere su Halston, il designer ritratto nella nuova serie Netflix di Ryan Murphy In uscita oggi, la mini serie ripercorre storia del creativo che cambiò la moda come la conosciamo
Bianca Jagger in Studio 54
Halston, Andy Warhol & Liza Minnelli
Halston, Bianca Jagger, Andy Warhol & Liza Minnelli
Halston & Liza Minnelli
Halston & Liz Taylor
Liza Minnelli, Liz Taylor & Halston
Halston, Bianca / Mike Jagger
Halston, Andy Warhol & Bianca Jagger
Bianca Jagger wearing Halston
Halston & Liza Minnelli
Bianga Jagger in Studio 54
Bianca Jagger in Studio 54
Andy Warhol, Bianca Jagger & Halston
Candice Bergen at Black & White Ball (1966)

Il mondo della moda possiede una mitologia assai stratificata che, anche a distanza di decenni, nasconde retroscena, segreti e storie che sono state sepolte dal tempo. Una di queste storie è quella di Roy Halston Frowick, celeberrimo designer della New York anni '70, la cui vicenda si è conclusa con un declino tale che persino Ewan McGregor, che interpreta il suo personaggio nella mini-serie di Netflix creata da Ryan Murphy in uscita oggi e di nome Halston, non sapeva chi fosse. Ma prima di addentrarsi nella versione della storia raccontata da Murphy (e già sconfessata dalla famiglia del designer in quanto "sensazionalistica") sarà bene ripassare alcuni facts sulla vita e sul lavoro del vero Halston. 


Iniziò come cappelliere e divenne famoso grazie a Jackie Kennedy

La carriera di Roy Halston Frowick iniziò a Chicago, quando cominciò a lavorare come visual e creò i suoi primi cappelli che vennero poi venduti all'Ambassador Hotel della città. La sua cliente più importante di quel periodo fu la regina del gossip hollywoodiano Hedda Hopper. Aprì il suo negozio a Chicago nel '53 e cinque anni dopo andò a New York per lavorare prima dalla cappellaia Lily Daché e poi iniziò la sua lunga collaborazione con Bergdorf Goodman, principale retailer del lusso europeo a New York. Lì imparò moltissimo sulla moda europea e strinse importanti connessioni. Nel 1961, Jackie Kennedy indossò il suo cappello Pillbox al giuramento presidenziale di suo marito J.F. Kennedy e Halston divenne una celebrità istantanea. L'anno dopo i suoi abiti apparvero su Vogue, allora diretto da Diana Vreeland, e nel '66 iniziò a disegnare abiti e conobbe Liza Minelli, che sarebbe diventata una delle sue più care amiche. 


Inventò il concetto di lusso minimal 

Il leggendario giornalista Andre Leon Talley disse che fu Halston a inventare il minimalismo nella moda ready-to-wear – e in effetti fu proprio Halston a rendere celebre per primo il look monocromatico e il concetto di less is more. Nel 1971 Halston disse al The Miami Herald: «Credo in abiti semplici, essenziali, impacchettabili e resistenti alle pieghe. Sto lontano dalle cose fantasiose. Ci sono abbastanza designer che fanno questo genere di cose. I vestiti stanno diventando più tattili. Vogliamo sentirci bene mentre li indossiamo, e anche apparire belli». E sosteneva che la moda dovesse diversificarsi: «Il punto è stare comodi […]. Dobbiamo abbandonare l'idea dell'omologazione. Dobbiamo fare ciò che è meglio per noi stessi. Questo è il segreto della moda». Un virtuoso del drappeggio e del pattern-making, Halston era in aperta rottura con il mondo della couture francese e con l'idea dei designer-guru che dettavano la moda al mondo: «Il concetto tipico della couture di un uomo che veste una donna con un look mentre il resto del mondo attende col fiato sospeso è finito quando Balenciaga è andato in pensione. Oggi nessuno può vestire tutti». 


Si ispirò a Issey Miyake per creare uno degli item di culto degli anni ‘70

Il nome di Halston è legato a uno dei suoi materiali-simbolo, l'Ultrasuede prodotto dall'azienda Toray. Era un materiale leggero e resistente, simile al camoscio, ma molto più longevo e facile da curare. Halston fu il primo designer americano a farne un'ordinazione nel 1970. A Parigi, l'anno successivo, Halston incontrò Issey Miyake che indossava un trench fatto di quel materiale. Dopo vari tentativi di riprodurre il trench, Halston creò lo shirt-dress, una sorta di abito che si poteva abbottonare sul davanti come una camicia – in quattro anni ne furono venduti 42000, una cifra enorme per allora. In seguito lo shirt dress divenne il simbolo dell'estetica di Halston, del suo minimalismo, della sua praticità ma anche della sua eleganza sempre semplice e pulita, che lo distanziava così tanto dal mondo di materiali ultra-opulenti e di costumi tradizionalisti della couture europea dell’epoca.


Era uno degli habituée dello Studio 54

Bianca Jagger in Studio 54
Liza Minnelli, Liz Taylor & Halston
Halston, Bianca / Mike Jagger
Halston, Andy Warhol & Bianca Jagger
Bianca Jagger wearing Halston
Halston & Liza Minnelli
Bianga Jagger in Studio 54
Bianca Jagger in Studio 54
Andy Warhol, Bianca Jagger & Halston
Candice Bergen at Black & White Ball (1966)
Halston & Liz Taylor
Halston, Andy Warhol & Liza Minnelli
Halston, Bianca Jagger, Andy Warhol & Liza Minnelli
Halston & Liza Minnelli

Metà della fama di Roy Halston è legata alla sua centralità nel jet-set newyorchese nel corso di un ventennio, dagli anni '60 fino agli '80. La sua lista di amici includeva Andy Warhol, Liza Minnelli, la designer di Tiffany Elsa Peretti, lo scrittore Truman Capote, Bianca Jagger, Liz Taylor, Anjelica Houston e Cher, fra gli altri. Il desinger creò anche i costumi per due degli eventi più leggendari di quell’epoca, il Black and White Ball organizzato al Plaza nel 1966 e il trentesimo compleanno di Bianca Jagger, festa in cui l'attrice e attivista del Nicaragua solcò il dancefloor sulla groppa di un cavallo. Nel suo ingresso allo Studio 54 lo accompagnavano le Halstonettes, le sue modelle, che rompevano anche i pregiudizi sulla diversity dell’epoca. 


Distrusse la sua carriera con la collaborazione sbagliata

Se l'ascesa di Halston all'Olimpo della moda fu spettacolare (era così popolare che disegnò le uniformi della polizia di New York e quelle del personale di una linea aerea, insieme a quelle delle Girl Scout), la sua caduta fu qualcosa di rovinoso e assoluto – abbastanza devastante da far sbiadire la sua memoria nella pop culture e cancellare il suo brand per sempre, nonostante non siano mancati i tentativi di riportarlo in vita. Dopo aver guadagnato circa 30 milioni di dollari (l'equivalente odierno di 183 milioni), Halston aveva venduto il suo brand all'industriale Norton Simon per 16 milioni, restandone comunque il designer principale. Dieci anni dopo ricomprò il brand e, con quella che divenne forse la decisione più sbagliata della storia della moda, firmò una collaborazione di sei anni con J.C. Penney, una linea di grandi magazzini piuttosto economici (anticipando di fatto le collaborazioni fra grandi designer e fast fashion) ma la mossa fu ricevuta male: non solo la linea fu un flop ma i retailer della sua linea di lusso smisero di fargli ordinazioni. Il suo marchio iniziò a passare di mano, lui perse il controllo dell'azienda e smise di disegnare abiti. La sua vita a base di droghe e party proseguì, però, finché nel 1988 non scoprì di avere l'AIDS. Si ritirò a San Francisco dove morì due anni dopo a causa di un tumore ai polmoni complicato dall'AIDS.