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Giorgio Armani è aperto all’idea di un fashion group italiano

Il designer ha parlato del futuro della sua azienda in una recente intervista a Vogue

Giorgio Armani è aperto all’idea di un fashion group italiano Il designer ha parlato del futuro della sua azienda in una recente intervista a Vogue
Stefano Gabbana & Domenico Dolce
Giorgio Armani FW21
Giorgio Armani FW21
Giorgio Armani FW21
Giorgio Armani FW21
Giorgio Armani FW21
La famiglia Ferragamo
Giorgio & Roberta Armani
La famiglia Missoni
Miuccia Prada e Maurizio Bertelli
La famiglia Zegna

Intervistato da Vogue USA, Giorgio Armani ha dichiarato che l’idea di un brand del tutto indipendente «non è più così strettamente necessaria» e che «si potrebbe pensare a una liaison con un’importante azienda italiana». Parole vaghe chiarite poco dopo da Roberta Armani, nipote del designer ed erede designata del suo impero insieme a Leo Dell’Orco: «Sarebbe stupendo avere una joint venture Made in Italy nell’industria della moda». E in effetti le affermazioni dei due Armani, anche se non si riferiscono necessariamente a un'altra azienda di moda, arrivano in un momento di forte attività per il business della moda italiana: a settembre Claudio Antonioli aveva acquisito indipendentemente Ann Demeulemeester, a dicembre Stone Island acquisisce Moncler, a marzo il gruppo italiano OTB acquisisce Jil Sander e infine si rincorrono voci su una possibile acquisizione di Salvatore Ferragamo

Giorgio Armani FW21
Giorgio Armani FW21
Giorgio Armani FW21
Giorgio Armani FW21
Giorgio Armani FW21

Dopo la crisi economica innescata dalla pandemia di Covid-19, la posizione di brand indipendenti e posseduti dalle famiglie originali come Armani ma anche Zegna o Ferragamo è diventata più incerta: è chiaro che un gruppo industriale sa gestire una crisi meglio che un’azienda da sola, ma è anche vero che gli stessi player dell’industria non sono disposti a rinunciare alla propria indipendenza se questo significa consegnare le “chiavi del regno” a un titano industriale straniero. Dunque, fra queste aziende italiane, sembrerebbe essersi destato il bisogno di una realtà industriale capace di competere, o comunque di opporsi, allo strapotere di Kering e LVMH, che già possiedono una grande fetta della moda italiana con Gucci, Bottega Veneta, Fendi, Bulgari e Berluti solo per nominarne alcuni. Mentre altri grandi marchi di lusso del paese come Valentino e Versace operano sul suolo nazionale ma sono in realtà posseduti rispettivamente da gruppi di investimento del Qatar e americani. La stessa acquisizione di Stone Island da parte di Moncler è avvenuta sulle basi di un heritage italiano condiviso fra i due brand. 

Giorgio & Roberta Armani
Miuccia Prada e Maurizio Bertelli
Stefano Gabbana & Domenico Dolce
La famiglia Zegna
La famiglia Missoni
La famiglia Ferragamo

Brand come Missoni, Ermenegildo Zegna e Salvatore Ferragamo, ma anche come Armani, Prada e Dolce & Gabbana (che hanno da poco rifiutato l’acquisizione da parte di un brand anonimo), sono riusciti a rimanere imprese a conduzione familiare anche davanti a un’espansione enorme del proprio business. Questi brand sono anche tutti dotati di un heritage storico e culturale che pochi altri possono vantare nel settore ed è dunque naturale che, se la prospettiva di entrare in un gruppo industriale li alletta per le sicurezze che il business model può garantire, è anche vero che quel gruppo dovrà essere un gruppo italiano. La comparsa di questa “joint venture” non sarà certo immediata ma potrebbe anche essere più vicina e meno fantasiosa di quanto crediamo. Come ha dichiarato Roberta Armani a Vogue:

«Sono sicura che [mio zio Giorgio, ndr] ha già un piano in mente».