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Addio a Kenzo Takada, founder di Kenzo

Il designer giapponese è morto ieri a Parigi

Addio a Kenzo Takada, founder di Kenzo Il designer giapponese è morto ieri a Parigi
L'ultimo show di Kenzo (1999) Photo credits: Richard Haughton
Kenzo Takada & Grace Jones allo Studio 54 (1977)
Photo Credits: Oliviero Toscani (1981)
Kenzo Takada & Andy Warhol
Photo credits: Jean-Marie Périer (1992)
Kenzo Takada dipinge le pareti del suo negozio (1970)
L'ultimo show di Kenzo (1999) Photo credits: Richard Haughton
L'ultimo show di Kenzo (1999) Photo credits: Richard Haughton
L'ultimo show di Kenzo (1999) Photo credits: Richard Haughton
L'ultimo show di Kenzo (1999) Photo credits: Richard Haughton
L'ultimo show di Kenzo (1999) Photo credits: Richard Haughton
L'ultimo show di Kenzo (1999) Photo credits: Richard Haughton
L'ultimo show di Kenzo (1999) Photo credits: Richard Haughton
L'ultimo show di Kenzo (1999) Photo credits: Richard Haughton
Kenzo Takada nel negozio Junge Jap
Kenzo Takada & Karl Lagergeld
Kenzo Takada & Carol LaBrie (1971)

Ieri, Kenzo Takada si è spento a Parigi all’età di 81 anni in seguito a complicazioni causate dal Covid-19. Con lui, se ne va uno dei nomi più importanti di quel ponte creativo Tokyo-Parigi che Takada fu il primo a percorrere ispirando designer del calibro di Jun Takahashi, Junya Watanabe,Yohji Yamamoto e Rai Kawakubo. A differenza di tutti gli altri, però, Kenzo Takada perseguiva una visione del mondo energetica e vitale, ispirata tanto ai suoi viaggi che all’esotismo primitivista del quadro Le Rêve di Henri Rosseau – artista che lo ispirò per il tema visivo della sua prima boutique di Parigi, Jungle Jap, aperta nel 1970 alla Galerie  Vivienne di Parigi e poi spostatasi nella storica sede di Place des Victoires con il nome di Kenzo nel 1976. 

Kenzo Takada nel negozio Junge Jap
Kenzo Takada & Karl Lagergeld
Photo credits: Jean-Marie Périer (1992)
Kenzo Takada & Carol LaBrie (1971)
Kenzo Takada dipinge le pareti del suo negozio (1970)
Kenzo Takada & Andy Warhol
Photo Credits: Oliviero Toscani (1981)
Kenzo Takada & Grace Jones allo Studio 54 (1977)

Il suo merito maggiore, al di là del suo ruolo di pioniere della moda giapponese a Parigi, fu quello di promuovere uno stile giovanile e giocoso, di introdurre nella moda silhouette destrutturate e l’uso di ampie maniche, temi etnici e stampe audaci e massimaliste. Anche se Takada lasciò il suo brand nel 1999, quando venne cioè acquisito da LVMH, la traccia del suo passaggio nella cultura della moda è l’apertura senza precedenti del multiculturalismo. Come lui stesso disse l'anno scorso al The South China Morning Post:

«Quando aprii il mio negozio, pensai che non avrebbe avuto senso fare le stesse cose che facevano i designer francesi, non avrei potuto farlo. E quindi, per essere diverso, ho fatto le cose a modo mio, ho usato le stoffe dei kimono e altre influenze del genere».

L'ultimo show di Kenzo (1999) Photo credits: Richard Haughton
L'ultimo show di Kenzo (1999) Photo credits: Richard Haughton
L'ultimo show di Kenzo (1999) Photo credits: Richard Haughton
L'ultimo show di Kenzo (1999) Photo credits: Richard Haughton
L'ultimo show di Kenzo (1999) Photo credits: Richard Haughton
L'ultimo show di Kenzo (1999) Photo credits: Richard Haughton
L'ultimo show di Kenzo (1999) Photo credits: Richard Haughton
L'ultimo show di Kenzo (1999) Photo credits: Richard Haughton
L'ultimo show di Kenzo (1999) Photo credits: Richard Haughton

Takada fu  uno dei fondatori, nel 1973, della Chambre Syndicale de la Couture, du Prêt-à-porter des Couturiers et des Créateurs de Mode, forse uno degli organi amministrativi più importanti per l’industria della moda francese. I suoi show erano qualcosa di spettacolare, fra i primi in cui le modelle e i modelli erano parte di un grande show – le sue prime, leggendarie sfilate si tennero in una tenda da circo dove Takada faceva il suo ingresso sulla groppa di un elefante. Dopo aver abbandonato il suo brand, Takada disegnò costumi per il mondo dell’opera lirica, creò le uniformi per il team giapponese alle Olimpiadi del 2004, fu pittore e creò una linea di arredamento. Così come la sua vita è stata emblematica di un periodo storico unico e segnato dalla creatività libera e dal multiculturalismo, anche la sua morte è stata emblematica di un periodo storico più fosco – quello di una Paris Fashion Week che si sforza di sopravvivere nel mezzo della pandemia. La sua allegria, umiltà e la sua joie de vivre sono riassunti nella sua celebre frase:

«La moda è come il cibo. Non bisogna fissarsi sempre sullo stesso menu».