Armando Costa è un Fashion Designer diplomato prima al al DAMS di Bologna in Storia dell’Arte e poi all'Istituto Marangoni con il quale tutt'ora collabora.
Una volta completati gli studi si trasferisce a Parigi e da dieci anni lavora nel mondo della moda, medium attraverso cui manifesta abilmente le sue passioni, o come li definisce lui “i suoi universi”, come ben presentato in Horror Vacui, la sua prima collezione mostrata in occasione della Milano Moda Donna grazie al progetto I’M Alumni Collections Revolution - l’innovativo progetto di mentoring volto a promuovere gli alumni Marangoni più meritevoli e talentuosi nella realizzazione e presentazione delle loro prima vera collezione.

L’approccio al mondo del lavoro per un giovane Fashion Designer non sempre è facile nè immediato: abbiamo parlato con Armando Costa per farci raccontare cosa si prova a vedere una propria collezione sfilare in passerella ma anche per scoprire com'è la vita dopo l'accademia.
Tra preoccupazioni, ambizioni e duro lavoro, ecco cosa ha da raccontarci chi aveva un sogno nel cassetto.

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#1 Sei un diplomato presso la Marangoni: in che modo studiare lì ha contribuito alla tua formazione e al tuo percorso professionale?

Istituto Marangoni ha avuto un ruolo fondante nella mia vita professionale attraverso una pedagogia attenta allo sviluppo di un universo creativo personale ma mai slegato da una relazione stretta con il panorama attuale del “sistema moda” e delle aziende che lo costituiscono, in Italia e all’estero. Il confronto con altri studenti provenienti da paesi diversi ha arricchito l’esperienza di studio e mi ha dato la spinta per trasferirmi all’estero.

 

#2 Una volta diplomato come giovane fashion designer, com’è stato il primo impatto con il mondo del lavoro fuori dall’Istituto? Com’è la vita dopo un diploma in una realtà come l’Istituto Marangoni?

Non è stato facile perché il mercato del lavoro è estremamente competitivo e bisogna avere una grande motivazione - ma soprattutto le competenze adatte - per realizzare i propri progetti. Istituto Marangoni mi ha aperto il suo network, come fa con tutti i suoi studenti. La possibilità di effettuare stage in aziende affermate e quindi di lavorare a contatto di professionisti del settore è stata un’esperienza indispensabile, complementare ai miei anni di studio.

 

#3 Dieci anni dopo la fine del tuo percorso accademico, sei stato selezionato dall’Istituto come studente meritevole in occasione del lancio di un nuovo, incredibile progetto, I’M ALUMNI COLLECTIONS REVOLUTION, che ti ha portato a presentare Horror Vacui, la tua prima collezione, durante la Milano Moda Donna SS18. Raccontaci.

Il coronamento di un percorso e un nuovo inizio. Sono stato contattato da Istituto Marangoni per partecipare a una selezione di ex studenti in vista del lancio di un nuovo progetto di cui non sapevo ancora molto ma di cui già si sapeva essere orientato verso la creazione di una collezione con il supporto della scuola. Sono stato selezionato e a quel punto mi sembra che il ritmo si sia accelerato. Non è stato facile perché l’aspettativa è stata alta: sfilare durante la FW di Milano è molto prestigioso e per questo molto impegnativo. Si sente davvero la pressione! Ma vedere gli outfit sfilare è stato come un sogno.

 

#4 Quanto è stato importante il supporto della Marangoni nella realizzazione della tua collezione?

La collaborazione con Istituto Marangoni non mi ha solo permesso di realizzare un progetto che ho fortemente voluto ma mi ha imposto una disciplina severa e ha messo alla prova la mia tenacia e la mia reale motivazione. Istituto Marangoni ha fatto leva sul suo network per consentirmi di realizzare il mio progetto e questo è stato determinante soprattutto per la realizzazione della collezione.

 

#5 Parlaci del dietro le quinte: cosa si cela dietro la progettazione di una collezione e l’organizzazione di una sfilata? Come hai vissuto quest’esperienza?

Rischio di sembrare banale, ma i dieci/quindici minuti dello show, in cui tutto appare pervaso di leggerezza e disinvoltura, comportano mesi di duro lavoro. Mi sono trovato confrontato a ostacoli e vincoli e a un bisogno costante di concentrazione per poter coordinare gli attori del progetto. La mia determinazione e il supporto di Istituto Marangoni hanno reso possibile il miracolo.

 

#6 Che consiglio ti senti di dare ai giovani che si stanno affacciando alla carriera di fashion designer? E qual è la lezione migliore che hai imparato lavorando nell’industria?

Non rinunciare mai ai propri progetti, non lasciarsi distogliere dal proprio obiettivo professionale e personale, insistere e avere consapevolezza della propria forza e dei propri limiti.