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Il cannibalismo artistico di Ryan Murphy

La mente dietro a serie cult come ‘American Horror Story’, 'The Assassination of Gianni Versace' e ‘Hollywood’

Il cannibalismo artistico di Ryan Murphy La mente dietro a serie cult come ‘American Horror Story’, 'The Assassination of Gianni Versace' e ‘Hollywood’
'The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story'
'The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story'
'The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story'
'The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story'
'The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story'
'The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story'
'The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story'
'The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story'
'The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story'
'The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story'
'Scream Queens'
'Scream Queens'
'Scream Queens'
'Scream Queens'
'Scream Queens'
'Scream Queens'
'Scream Queens'
'Scream Queens'
'Scream Queens'
'Scream Queens'
'The Politician'
'The Politician'
'Hollywood'
'Hollywood'
'Hollywood'
'Hollywood'
'Hollywood'
'Hollywood'
'Hollywood'
'Hollywood'
'Hollywood'
'Hollywood'
'The Politician'
'The Politician'
'The Normal Heart'
'The Normal Heart'
'The Normal Heart'
'Pose'
Susan Sarandon in 'Feud'
Catherine Zeta-Jones & Susan Sarandon in 'Feud'
Jessica Lange in 'Feud'
'Popular'
'Nip/Tuck'
'Nip/Tuck'
'Nip/Tuck'
'Nip/Tuck'
'Nip/Tuck'
'Feud'
Susan Sarandon & Jessica Lange in 'Feud'
'Pose'
'Pose'
'American Horror Story: Hotel'
Lady Gaga & Kathy Bates in 'American Horror Story: Hotel'
Jessica Lange in 'American Horror Story: Freakshow'
Jessica Lange in 'American Horror Story: Coven'
Jessica Lange in 'American Horror Story: Coven'
'Feud'
'Glee'
'Glee'
'The People v. O. J. Simpson: American Crime Story'
'The People v. O. J. Simpson: American Crime Story'
'The People v. O. J. Simpson: American Crime Story'
'American Horror Story: Coven'
'American Horror Story: Asylum'
'Glee'
'Glee'
'Glee'
Coven'
'American Horror Story: Hotel'
'American Horror Story: Cult'
'American Horror Story: Freakshow'
'American Horror Story: Freakshow'
'American Horror Story: Freakshow'

Il 1 maggio Netflix ha messo a disposizione la sua ennesima produzione originale: Hollywood, una miniserie sulle avventure di un gruppo di aspiranti attori, registi e professionisti dello spettacolo nella Hollywood degli anni Quaranta (nss magazine vi aveva già dato qualche consiglio cinematografico per prepararvi alla visione). Nonostante diverse licenze poetiche e una riscrittura della storia dal sapore “tarantiniano”, la serie è entrata subito nella Top 10 dei più visti sulla piattaforma, anche perché portava una firma importante: quella di Ryan Murphy.

Ryan Murphy è uno dei casi mediatici più interessanti degli ultimi anni. Sceneggiatore, regista e soprattutto show runner (un mestiere che in Italia, forse, nemmeno esiste), è la mente creativa dietro a molti cult della TV contemporanea: Nip/Tuck, Glee, American Horror Story, Scream Queens, fino all’accordo con Netflix (il più costoso mai stipulato, un contratto da 300 milioni di dollari) che ha portato a titoli come Pose, The Politician. Nella sua carriera ha vinto 6 Emmy (su 28 nomination) e una serie di svariati altri premi, tra cui un Tony. Oggi è l’uomo più potente della televisione.

Più volte celebrato per aver dato voce a tutti gli emarginati, in particolare alla comunità LGBTQ+ e alla scena mediatica queer, nel corso degli anni ha lavorato con i più grandi attori di Hollywood: Julia Roberts, John Travolta, Jessica Lange, Lady Gaga, Matt Bomer, Angela Basset, Neil Patrick Harris, Kathy Bates e Gwyneth Paltrow (e la lista potrebbe andare ancora molto, molto avanti), ma si deve a lui anche la scoperta di tantissimi volti emergenti: Darren Criss, Evan Peters, Emma Roberts e Cody Fern (di recente visti nella campagna pubblicitaria “horror” di Louis Vuitton), David Corenswet, Taissa Farmiga, Lea Michele e soprattutto Sarah Paulson.

 

Tutta colpa di Steven Spielberg

Nato nel 1965 nella periferia di Indianapolis da una famiglia cattolica e conservatrice, Murphy è il tipico bambino cresciuto guardando i film di Barbra Streisand mentre i suoi compagni giocavano a calcio. È stata la nonna a incitarlo a fare della sua diversità un vanto: e forse è proprio grazie a lei che, quando era ancora un giovane giornalista del The Miami Herald, nel 1999 ha trovato il coraggio di mandare un suo script originale (dal titolo che era già tutto un programma: Why Can't I Be Audrey Hepburn?) a Steven Spielberg. Sta di fatto che Spielberg non solo lo lesse, ma decise pure di comprarlo, sancendo il primo passo di una scalata professionale senza precedenti. Ma se la sua esperienza sul grande schermo è limitata a due film (Running with scissors e Eat, Pray, Love), entrambi di scarso interesse, è in televisione che Murphy trova la sua Eldorado. 

Dalla messa in onda del suo primo show Popular, le sue creature si sono rincorse sugli schermi mischiando generi diversi (dalla comedy all’horror, sfiorando spesso l'erotismo) e sviluppando un linguaggio artistico radicale, legato alla famigerata “pop culture”. Tutti i suoi titoli sono profondamente riconoscibili: la sua è una vera e propria firma che ha conquistato il favore del pubblico.

'Hollywood'
'Hollywood'
'Hollywood'
'Hollywood'
'American Horror Story: Cult'
'American Horror Story: Hotel'
'American Horror Story: Freakshow'
'American Horror Story: Freakshow'
'American Horror Story: Freakshow'
'American Horror Story: Coven'
Coven'
'American Horror Story: Asylum'
'The People v. O. J. Simpson: American Crime Story'
'The People v. O. J. Simpson: American Crime Story'
'The People v. O. J. Simpson: American Crime Story'
'Nip/Tuck'
'Nip/Tuck'
'Nip/Tuck'
'Nip/Tuck'
'Nip/Tuck'
'Popular'

La strada per l'eccesso

Per parlare dell'estetica che rende unico lo stile di Murphy, non basterebbe una tesi di laurea magistrale. Per non correre il rischio di diventare troppo noiosi, sia soltanto messo agli atti che le due leggi principali che regolano l’universo murphyano sono eccesso e inclusione. Votato all’esagerazione, Murphy soffre di una sorta di “perversione glamour”: uno stile cannibale che prende le celebrità, il gossip e lo star system, lo mescola in un calderone di colpi di scena e diritti civili, versa qualche goccia di splatter e serve in tavola un prodotto irresistibile. Il pubblico è in visibilio. Ma è la sua stessa schizofrenia creativa a tradirlo: tutte le sue serie hanno il difetto di mettere troppa carne al fuoco e tendono all'autodistruzione.

Il suo feticcio principale è la diva: sperimentata in Jessica Lange di American Horror Story, esasperata nelle “madri” transgender in Pose, ma soprattutto nella Contessa di American Horror Story: Hotel, interpretata da Lady Gaga (di cui ha sfruttato la reputazione, per poi buttarla via dopo due stagioni), la diva murphyana ha trovato il suo exploit in Feud: una miniserie sulla rivalità storica tra Bette Davis (Susan Sarandon) e Joan Crawford (Jessica Lange), esplosa sul set di Che fine ha fatto Baby Jane? (1962), uno cult del cinema queer (la seconda stagione si sarebbe dovuta concentrare sul matrimonio tra Carlo e Diana, ma il progetto sembra abbandonato per sempre).

'Pose'
'Pose'
'Pose'
Jessica Lange in 'American Horror Story: Coven'
Jessica Lange in 'American Horror Story: Freakshow'
Jessica Lange in 'American Horror Story: Coven'
'Hollywood'
'Hollywood'
Lady Gaga & Kathy Bates in 'American Horror Story: Hotel'
'American Horror Story: Hotel'
Jessica Lange in 'Feud'
Susan Sarandon in 'Feud'
Catherine Zeta-Jones & Susan Sarandon in 'Feud'
'Feud'
Susan Sarandon & Jessica Lange in 'Feud'
'Feud'

La mitologia dello sfigato

Parlando d’inclusione, si prendano d'esempio Glee e Pose, o il più recente The Politician: che siano i ragazzi meno popolari al liceo o i protagonisti transgender delle Ball community degli anni Ottanta a New York, senza dimenticare gli attori black e gay nella Hollywood razzista degli anni Quaranta, Ryan Murphy ha scritto una vera e propria mitologia dello “sfigato”, storie di rivincita e giustizia sociale di personaggi che sono oppressi dalla società che li circonda, spesso ottusa e limitante, ma in qualche modo destinati a farcela.

'Glee'
'Glee'
'Glee'
'Glee'
'Glee'
'The Politician'
'The Politician'
'The Politician'
'The Politician'
'Hollywood'
'Hollywood'
'Hollywood'
'Hollywood'

Un mito che non trova il suo happy ending soltanto in The Normal Heart, una piccola gemma preziosa che Murphy ha prodotto e diretto per la HBO con Mark Ruffalo, Matt Bomer e Julia Roberts sulle prime vittime dell’HIV e sulla lotta della medicina per trovare una legittimazione alla ricerca contro il virus.

'The Normal Heart'
'The Normal Heart'
'The Normal Heart'

Chanel #0

Nelle sue produzioni, la moda è fondamentale: non soltanto perché è stato lui uno dei primi uomini a sfoggiare il foulard con i teschi di Alexander McQueen, ma perché il fashion è sempre entrato di prepotenza nella sua creatività. Basti pensare agli outfit di Scream Queens, con le protagoniste soprannominate “Chanel #1”, “Chanel #2” etc, o al tuffo negli anni Ottanta in American Horror Story: 1984. Anche se l'exploit è stato raggiunto con la seconda stagione di American Crime Story: The Assassination of Gianni Versace, la miniserie con Darren Criss, Penélope Cruz, Ricky Martin e Edgar Ramirez che racconta (sempre con qualche licenza poetica) il tragico omicidio dello stilista italiano, ucciso sui gradini della sua abitazione a Miami il 15 luglio del 1997. Ebbene sì: Penélope Cruz interpreta Donatella.

'The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story'
'The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story'
'The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story'
'The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story'
'The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story'
'The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story'
'The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story'
'The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story'
'The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story'
'The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story'
'Scream Queens'
'Scream Queens'
'Scream Queens'
'Scream Queens'
'Scream Queens'
'Scream Queens'
'Scream Queens'
'Scream Queens'
'Scream Queens'
'Scream Queens'

“I am the male Lady Gaga. Please write that.”

Ryan Murphy ha rivoluzionato la televisione e se ne vanta. Il suo atteggiamento ormai è quasi fastidioso e il web fa a gara per vedere in quale modo riuscirà a rovinare la sua ultima serie. Ma la sua ascesa non si ferma qui. Netflix ha già annunciato la seconda stagione di The Politician, in arrivo il 12 giugno, e altre tre produzioni con la sua firma: Ratched (con Sarah Paulson), Halston e A Chorus Line, nonché due film entro la fine dell’anno: The Boys in the Band, tratto dall’omonima piece teatrale con Jim Parsons, Zachary Quinto e Matt Bomer, e The Prom, un musical con Meryl Streep, James Corden e Nicole Kidman.

Mentre Twitter, implacabile, resta in attesa di scoprire come rovinerà la sua prossima creatura, è il caso di dirlo: chapeau, Mister Murphy.