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Sta arrivando lo spagnoletano?

Da Gigi D'Alessio a LIBERATO, la musica napoletana sta facendo nascere una nuova lingua

Sta arrivando lo spagnoletano? Da Gigi D'Alessio a LIBERATO, la musica napoletana sta facendo nascere una nuova lingua

«Speng na cifr o saij n'guoll a me, si sceng’ brill e mo' n'è p' te, Yo soy milionario habla conmigo, Tu no mata gente, yo mato chico»

È il 2001 quando Gigi D’Alessio, all’interno di uno dei suoi più celebri album “Il cammino dell’età”, pubblica “Mon Amour”. È un brano smaccatamente commerciale, che odora d’estate anche, se non soprattutto, per il suo testo. E per la lingua in cui tale testo viene scritto. Dopo le prove generali fatte in “Como suena el corazon” l’anno prima, D’Alessio mescola spagnolo e italiano - un italiano, a dir la verità, con una connotazione molto napoletana, garantita dal forte accento del cantante. È probabilmente questa la nascita, tra l’ufficioso e l’ufficiale, dello “spagnoletano”, il termine che si può utilizzare per descrivere la mescolanza del napoletano e lo spagnolo e che deriva dalla crasi dei nomi delle due lingue.
Non troverete una vera e propria definizione di spagnoletano da nessuna parte: viene citato in qualche libro, introdotto in qualche discussione, ma un’origine certa del termine non c’è, e non perché non sia semplice trovarla, ma perché non esiste. Meglio lavorare per affinità: per certi versi lo spagnoletano può essere ricondotto allo “spanglish” che l’Oxford Dictionary definisce come «una lingua ibrida che combina parole e idiomi di spagnolo e inglese» e che venne teorizzato da John Lipski nel 2007 in “Spanish, English, or Spanglish? Truth and consequences of U.S. Latino bilingualism”.

Evoluzione, diffusione e accettazione dello spanglish vanno di pari passo con l’esplosione del latin pop e della contaminazione della musica sudamericana con quella USA. Dagli anni ‘80 al 2000 è cresciuta in maniera incrementale la quantità di canzoni in classifica Billboard 100 che contenevano slang spanglish o commutazione di codice tra una lingua e l’altra. Il 2017, con “Despacito” o “Mi Gente” ha visto l’esplosione definitiva dello spanglish, che si è prestato in fretta anche alla nascita del latin trap. Ma lo spanglish arriva fino al rap, e di certo non quello commerciale. In “Go Loko” di YG ad esempio, a cui collaborano Tyga ma soprattutto il rapper portoricano Jon Z.


C’è una differenza sostanziale tra spanglish e spagnoletano: mentre il primo ha ibridato talmente tanto le due lingue da vedere la nascita di veri e propri neologismi, lo spagnoletano non è ancora a quel livello, e forse non lo diventerà mai. La “colpa” è del modo in cui i due ibridi si sono generati. Se lo spanglish nasce dall’incontro moderno di due culture, quella USA e quella sudamericana che si incontrano al confine, lo spagnoletano affonda le sue radici nella storia e, in particolare, nelle diverse dominazioni spagnole che hanno lasciato in eredità, per fare un esempio molto popolare, il nome dei quartieri più celebri di Napoli: i Quartieri Spagnoli. Tuttavia, l’influenza spagnola è forte e presente anche nella formazione del dialetto napoletano: in “Ispanismi del dialetto napoletano” Giovanna Ricci e Marcello Marinucci mappano il legame linguistico che lega lo spagnolo al napoletano, e definendo, dunque, i primi contorni di uno “spagnoletano”. Ammuina (la confusione, il caos, dallo spagnolo amohinar) o ncarrare (da agarra) fino a buffettone (da bofeton) sono tutti esempi della commistione, quelli che potremmo definire i primi termini “spagnoletani” in circolazione.

È però nella musica che spagnoletano, così come spanglish, riescono a trovare il loro sfogo naturale. Archiviati i tentativi “impuri” di Gigi D’Alessio, nel 2010 le due lingue si fondono di nuovo nel 2010 in “Nun’ me parla’ ‘e strad’” dei Co’Sang. Assieme al featuring di Marracash infatti, compare quello di El Koyote, rapper dominicano che alterna le sue strofe a quelle di Ntò e Luche consegnando un effetto riconducibile allo “spagnoletano”. Serve qualche anno ancora - e l’esplosione della trap e del reggaeton - perché si ritorni a sentire un pezzo che mette insieme i dialetti.

Non prima di aver fatto le prove generali, nell’estate del 2018. Il giovane rapper napoletano Bl4ir, pubblica un remix di “Te Botè”, la hit planetaria di Nio Garcia, remixata poi da Bad Bunny e Nicky Jam, che diventa il primo instant classic di latin trap mainstream. L’idea di Bl4ir è allo stesso tempo semplice ed efficace: rappare in maniera melodica in napoletano (e italiano) su un beat che ha tutti i connotati della latin music. Condizione sine-qua per la diffusione dello spagnoletano - così come era stato per lo spanglish - nella musica è la presenza di suoni che siano riconducibili alla tradizione musicale latina. Il risultato è, almeno commercialmente, un successo, dato che oggi il brano ha più di 25 milioni di streaming su YouTube. Così tanto che Bl4ir bissa l’anno successivo con il remix di “Tu Olor”, il brano di Ozuna, di nuovo sostituendo allo spagnolo il napoletano. La compiutezza dell’evoluzione dello spagnoletano, sta in tracce che sono capaci di effettuare il code-switiching (cioè cambiare il registro linguistico) all’interno della stessa canzone o, addirittura, strofa.

E’ il caso di “Como Te”, il brano che il giovanissimo rapper napoletano Geolier realizza insieme ad Emis Killa, con la produzione di Dat Boi Dee. Geolier è stato uno dei capi discografici dell’anno nel rap napoletano, dopo gli incredibili successi di “P’ Secondiglian’” e “Mercedes”, che hanno raggiunto numeri e pubblici importanti nonostante fossero rappati integralmente in dialetto. All’interno di “Como Te”, Geolier utilizza i due idiomi - a cui aggiunge sprazzi di italiano - in maniera quasi complementare e fluida, restituendo l’effetto di coesione e di lingua unica. Un esempio: «Escuchame como te llama / un’altra a casa che mi chiama / piglieme ‘e sord’ a int’ a l’armadio». L’utilizzo dello spagnoletano, che qui arriva a essere effettivamente compiuto, trova terreno fertile in particolar modo in una tematica, quella amorosa. E’ appunto riprendendola che anche Ivan Granatino, proprio insieme a Bl4ir, pubblica nel marzo 2019 “Me llama”. «Chius’ rint’ a machin’ a vint’ a ‘llor, tutt’ a nuttat’ / Io non ho mai capito / Poque esta me llama papito», cantano in alternanza i due artisti. Il brano è, da una parte, la volontà di unire i percorsi abbastanza netti intrapresi dai due negli ultimi anni (Ivan Granatino infatti, insieme con Franco Ricciardi, è stato uno dei primi a inglobare nella sua musica di estrazione neomelodica elementi urban, tanto da essere - nei primi mesi - principale indiziato per l’identità di LIBERATO), e dall’altra quella di voler cavalcare un trend che, seppur agli inizi, ha il potenziale per mettere insieme due “cose” che, oggi, funzionano, come il latin trap e la musica napoletana. Lo “spagnoletano” potrebbe, insomma, rappresentare la valvola di sfogo commerciale al dialetto - che pure vive un periodo protratto di sdoganamento - così come lo spanglish è stato per gli artisti sudamericani.

D’altronde, seppur in un contesto musicale abbastanza diverso e con maggior grado di complessità, è la stessa operazione portata avanti da LIBERATO in uno dei brani di “Capri RDV”: “OI MARì”. «’Sta canzon’ è solo una mentira / Ya me muero vivir sin ti / Mi corazon m’e luat’ ‘o suspir’ / miez’ a vie can’t Oi Marì». Il verso rappresenta la perfetta elaborazione di un testo in spagnoletano, qualcosa che, per accuratezza, si avvicina molto all’integrazione dello spanglish. E a proposito di compiutezza: nel brano rilasciato a maggio del 2019, “Quanto amore si da’” con il featuring di Guè Pequeno, Gigi D’Alessio ritorna sullo spagnoletano nel più classico e sentimentale dei modi, «Il tu cuerpo y mi cuerpo se unirán en un abrazo, e s' azzeccn 'e cor' e cu l’acqua salat' te vas'», canta, certificando - da “originator” qual è - il momento propizio per l’utilizzo dell’idioma. 
Momento che prosegue anche sui media mainstream: durante la samifinale di The Voice - il talent musicale di Rai 2 - Francesco Da Vinci (figlio di Sal Da Vinci, iconico interprete della canzone napoletana) realizza una cover di “Vaina Loca” di Ozuna, fondendo insieme pezzi del brano originale - in spagnolo - con nuove strofe in napoletano.

La diffusione musicale dello spagnoletano è però tutta da testare e verificare. Non è semplice dire se e come il “genere” se poi di genere si può parlare, riuscirà a ritagliarsi una qualche nicchia e una qualche dignità commerciale. Per ora restano le intuizioni di pochi artisti, raggruppate da alcuni archetipi, e che potrebbero finire sotto il cappello di “spagnoletano”. Non è neanche detto che debba chiamarsi così, o che debba esistere una nuova canzone in napoletano che inglobi lo spagnolo. Se mai dovesse capitare però, fateci caso.