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Perché la techno di Berlino è diventata patrimonio UNESCO

Da semplice clubbing a istituzione artistica

Perché la techno di Berlino è diventata patrimonio UNESCO Da semplice clubbing a istituzione artistica

Con una decisione molto apprezzata ma che francamente ha colto tutti di sorpresa, la scena techno di Berlino è stata ufficialmente riconosciuta come parte della lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell'UNESCO. Un nuova ricchezza intangibile che rappresenta una delle sei nuove aggiunte all'elenco nazionale tedesco del patrimonio culturale immateriale, unendosi a tradizioni come l'arrampicata in Sassonia e il ricamo bianco Schwalm. La decisione, presa congiuntamente dalla Conferenza dei Ministri della Cultura degli stati tedeschi e dal Commissario del Governo Federale per la Cultura e i Media, riflette un crescente apprezzamento per il ricco tessuto delle pratiche culturali in Germania. Con la cultura techno di Berlino ora inclusa, l'elenco vanta un totale di 150 voci che mostrano la «diversità della vita culturale in Germania», secondo un comunicato stampa emesso in collaborazione con la Commissione tedesca per l'UNESCO. L'inclusione della cultura techno di Berlino però, a differenza di pratiche e tecniche storico-folkloriche di solito aggiunte alla lista UNESCO, sottolinea una più ampia ridefinizione del patrimonio culturale, come spiegato dalla Ministra di Stato per la Cultura, Claudia Roth, mettendo in discussione la divisione arbitraria tra alta cultura e cultura popolare. Ma ciò che forse colpisce di più l’osservatore esterno riguarda il riconoscimento di una musica con annessa subcultura che è del tutto moderna e radicata nel giovanilismo: solitamente i patrimoni UNESCO, materiali o immateriali, sono presenze del passato fuori posto nel presente – l’inclusione della techno berlinese invece è un riconoscimento radicale del presente oltre che una testimonianza di una scena artistica straordinariamente viva e attuale. 

L'iniziativa di riconoscere la cultura techno come parte del patrimonio culturale immateriale è stata promossa dall'organizzazione non profit Rave the Planet, guidata da Matthias Roeingh, anche noto come Dr. Motte, co-fondatore della Love Parade. Attraverso eventi come le Techno Parade tenute a Berlino nel 2022 e nel 2023, Rave the Planet ha cercato di ottenere sostegno per questo riconoscimento culturale. Il riconoscimento dell’UNESCO, poi, offre benefici tangibili per la scena techno, sia dal punto di vista sociale che legale. Aumentando la consapevolezza dell'evoluzione della techno da una subcultura di nicchia a una forma culturale distintiva, gli attivisti di Rave the Planet, come dice il tedesco Spiegel, sperano di ridurre le barriere all'istituzione e alla manutenzione dei club, facilitando l'accesso ai sussidi governativi e al supporto non profit. Da un punto di vista meramente culturale, poi, la cultura techno di Berlino rappresenta un punto di contrasto con le modalità tradizionali di consumo della musica, essendo emersa come colonna sonora dell'era post-riunificazione della città, con le nuove libertà seguenti alla riunificazione che ne hanno facilitato l’ascesa,  ed è dunque profondamente intrecciata con la sua storia. Un altro aspetto da sottolineare, è che la cultura techno di Berlino non è semplicemente sovrapponibile al normale clubbing ma rappresenta anche un insieme di valori – uno degli storici motti della rave culture, quando Frankie Bones e Adam X la importarono a Brooklyn negli anni ’90, era l’acronimo PLUR ovvero “Peace, Love, Unity, Respect” dato che l’edonismo che veniva celebrato durante quelle feste riguardava più il senso di libertà, di tolleranza totale, di amore universale e comunità per una generazione di individui che stava ridefinendo il proprio concetto di comunità all’alba di una società post-novecentesca e post-moderna.

@olivonderbecke

Moment - Nicolas Binder

Il dato più notevole, comunque, è che dopo un iniziale periodo di commercializzazione, in cui la fama del Berghain stava per divorare le altre iniziative indipendenti per il clubbing cittadino, monopolizzando e soffocando la scena, la cultura techno berlinese ha trovato una nuova vita dopo il lockdown. Nel 2020, infatti, la chiusura di Berghain durante il lockdown, hanno portato le autorità insieme alla famgilia Boros a trasformarlo in uno spazio espositivo aperto nel settembre di quell’anno. La Fondazione Boros, guidata dai collezionisti Christian e Karen Boros, nota per la sua collezione d'arte privata ospitata in un bunker della Seconda Guerra Mondiale a Berlino, ha guidato i lavori di curatela di Studio Berlin collaborando con Berghain per organizzare la mostra. Per l’occasione, oltre 50 artisti basati a Berlino sono stati visitati nei loro studi nel giro di soli due mesi selezionando sia artisti legati da tempo ai Boros, come Olafur Eliasson e Wolfgang Tillmans,  sia artisti emergenti mai esposti in una galleria. Il punto della mostra era rappresentare la diversità delle pratiche artistiche all'interno della città, riflettendo la reputazione di Berlino come rifugio per artisti per la sua accessibilità e atmosfera creativa. E già prima che il club riaprisse nell’ottobre 2022, l’isolamento del lockdown aveva reso la techno berlinese un veicolo di unione collettiva: se la sfilata al Berghain di Bottega Veneta attirò controversie e pubblico scrutinio, nei mesi successivi il celebre DJ Max Kobosil lanciò il suo brand di abbigliamento 44 LABEL GROUP per uno dei cui lookbook posò anche Sven Marquardt il quale, tra le altre cose, ha avuto pure un cameo in John Wick 4, uscito lo scorso anno, confermando l'ingresso dell'immaginario techno nel mainstream culturale cinematografico. Da Berlino al mondo intero.