Ma quindi quanto guadagnano i CEO della moda? In America, compensi fino a 10 milioni e giustificazioni ambigue

Nella moda, dove lo storytelling è una componente imprescindibile per vendere, c'è qualcos'altro che sembra aver bisogno di essere raccontato - e soprattutto venduto - agli investitori, ovvero lo stipendio dei CEO. Sembra una barzelletta, una di quelle che fanno ridere poco e riflettere molto, eppure è la realtà. Un'analisi di WWD sulle retribuzioni dei dirigenti delle aziende statunitensi ha rilevato che, lo scorso anno, 23 executive hanno ricevuto compensi superiori ai 10 milioni di dollari. Come accade ormai da tempo, e in perfetta continuità con il resto del mondo corporate americano, il gruppo è tutt'altro che eterogeneo: 18 uomini e appena 5 donne. Del resto, che la rappresentanza femminile ai vertici dell'industria sia ancora una minoranza non è certo una novità.

In cima alla classifica figurano Elliott Hill, CEO di Nike, tornato in azienda nel 2024 con una retribuzione complessiva di 36,3 milioni di dollari; l'ex CEO di Walmart Doug McMillon, con 29,2 milioni; ed Ernie Herrman, CEO di TJX, con 26,6 milioni. Tra decine di milioni di dollari e bonus sempre più consistenti, le retribuzioni dei vertici continuano a crescere. Eppure, sorprendentemente, sono proprio gli stessi manager a sentire il bisogno di difendere quei compensi. Che sia giusto o sbagliato è un'altra questione. Prima di trarre conclusioni, vale la pena osservare come funziona il sistema.

Un drink da milioni di dollari 

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Una delle ragioni dietro all'aumento costante degli stipendi della dirigenza moda è il modo in cui vengono determinate: i consigli di amministrazione confrontano gli stipendi dei propri amministratori delegati con quelli dei concorrenti e cercano di collocarli nella fascia media del mercato. È un meccanismo che nel tempo finisce inevitabilmente per alzare l'asticella - ma solo della dirigenza, considerata la situazione piuttosto ingiusta, a livello retributivo e non solo, che devono affrontare artigiani, sarti e designer.    

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A questo si aggiunge un elemento spesso ignorato nel dibattito pubblico. I compensi riportati nei proxy statement, documenti ufficiali che le società quotate in borsa inviano agli azionisti prima dell'assemblea annuale, attribuiscono alle azioni assegnate ai CEO il valore che possiedono nel momento della concessione. In realtà, il loro guadagno effettivo dipende dal raggiungimento degli obiettivi aziendali e dall'andamento futuro del titolo in Borsa.

Dunque anche il compenso di un amministratore delegato deve essere raccontato. Secondo Chan Pedris, managing director di ISS-Corporate, nel 2024 la retribuzione media dei CEO delle società dell'S&P 500, ovvero le maggiori aziende quotate nelle Borse statunitensi, è aumentata del 5%, raggiungendo i 17,5 milioni di dollari. Escludendo i colossi e considerando le restanti società del Russell 3000, la crescita si ferma all'1%, con una media di 5,6 milioni.

Il comparto moda e retail si colloca nel mezzo: le aziende del settore, tra cui Tapestry e Ralph Lauren, hanno registrato un incremento medio del 4,5%, arrivando a 8,4 milioni di dollari, con un aumento del 23% negli ultimi cinque anni. Nike, dal canto suo, sottolinea che il 92% della retribuzione del proprio CEO è "a rischio", cioè subordinata al raggiungimento degli obiettivi. Resta comunque un 8% garantito che corrisponde a circa 2,9 milioni di dollari: una cifra pari a circa sessanta volte lo stipendio del dipendente medio Nike, fermo a 48.695 dollari annui, nei casi eccezionali. Una proporzione che racconta molto più di qualsiasi comunicato aziendale.

Pagare in base ai risultati

Matthew Vnuk, partner di Compensation Advisory Partners, ha analizzato nel dettaglio i dati raccolti da WWD, rilevando come i due CEO che hanno registrato i maggiori aumenti della retribuzione effettivamente realizzata siano anche quelli che hanno garantito le migliori performance agli azionisti. Joanne Crevoiserat, CEO di Tapestry, guida la classifica con una retribuzione realizzata di 12,6 milioni di dollari, in crescita del 216%. Patrice Louvet, CEO di Ralph Lauren, segue con 46,2 milioni di dollari e un incremento del 179%. In entrambi i casi il rendimento per gli azionisti è cresciuto di circa il 200% nell'arco di tre anni.

Questo dimostra come oggi il giudizio su un CEO non si limiti più alla gestione operativa dell'azienda. A essere valutata è la capacità di generare valore finanziario, rassicurare il mercato, convincere gli investitori. Il management diventa spettacolo e il successo si misura tanto nei risultati quanto nella narrazione che li accompagna. Nike sintetizza questa filosofia in una frase semplice ma non semplicistica: «Pay for performance», ovvero pagare in base ai risultati. Ma fino a che punto questa logica è davvero sufficiente a giustificare compensi così elevati?

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