
I brand di lusso torneranno ad essere un circolino per pochi? Il 60% degli acquirenti considera i brand indipendenti più esclusivi rispetto alle Maison tradizionali
Fashion
15 Luglio 2026
15 Luglio 2026
Nel fantasmagorico mondo del lusso qualcosa sta cambiando. Secondo il nuovo report The State of Luxury di McKinsey e Business of Fashion, sia negli Stati Uniti che in Cina i clienti definiscono sempre più l'esclusività in base a quanto un prodotto sia rilevante, difficile da replicare e riconosciuto dalle "persone giuste", piuttosto che da una mera irreperibilità. Si può dire che a cambiare non è soltanto l'industria, ma anche il consumatore, ormai sempre più scettico nei confronti della scarsità costruita a tavolino. Quando un prodotto non è supportato dalla qualità e da un'identità autentica, la scarsità smette di essere un valore e diventa una strategia di marketing, o peggio ancora, una giustificazione.
Negli Stati Uniti i clienti vogliono sentirsi speciali
Negli Stati Uniti l'esclusività è sempre più sinonimo di accesso privilegiato. Circa il 45% dei clienti sottolinea come l'accesso anticipato alle nuove collezioni o alle edizioni limitate sia il principale elemento che rende un marchio davvero esclusivo. In un mercato alimentato sia dagli high spender sia dai clienti aspirazionali, sentirsi "vicini" al brand è diventato un valore in sé. Early access, collezioni limitate e servizi personalizzati rappresentano i principali strumenti con cui i marchi costruiscono un senso di appartenenza. Quando però aumenta il potere d'acquisto, cambiano anche le aspettative. I clienti più facoltosi attribuiscono maggiore importanza ai programmi VIP, alle lounge private e al riconoscimento personale e l'esclusività non consiste più nel possedere un oggetto raro, ma nell'essere riconosciuti dal marchio come clienti privilegiati.
Il vero lusso è tailor-made
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Il mercato cinese mostra invece un altro punto di vista. Qui il desiderio non ruota tanto intorno al brand quanto alla qualità dell'esperienza e all'identità estetica che quel marchio è in grado di rappresentare, specialmente in un momento in cui l’omologazione si nasconde dietro a trend e micro-trend, persino nel segmento del lusso. Il report evidenzia che il principale fattore di esclusività in Cina è il servizio tailor-made, seguito da appuntamenti privati e relazioni personali con i sales assistant. Più che ottenere un prodotto prima degli altri, conta essere trattati in modo unico.
L'esperienza d'acquisto diventa quindi una dimostrazione concreta del proprio status, in cui il negozio si tramuta in un luogo di riconoscimento personale. A differenza degli Stati Uniti, inoltre, i programmi fedeltà perdono valore all'aumentare della ricchezza: i clienti più facoltosi preferiscono un rapporto diretto e altamente personalizzato con il brand piuttosto che benefit standardizzati.
Come si rimane esclusivi nel 2026?
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Sia negli Stati Uniti sia in Cina, oltre il 60% degli intervistati considera oggi i brand indipendenti più esclusivi rispetto alle grandi maison tradizionali. L'esclusività viene sempre più associata all'originalità, alla rilevanza culturale e a un universo ancora poco saturo. Dunque, per i grandi marchi del lusso la sfida non è più limitare l'accesso ai propri prodotti, ma riuscire a mantenere il proprio heritage desiderabile e culturalmente rilevante. Tra i casi più emblematici di brand indipendenti ultra-esclusivi spicca The Row, diventato il manifesto del quiet luxury. Il marchio delle sorelle Olsen ha costruito il proprio successo su una filosofia opposta all'ostentazione, fondata su qualità estrema, linee essenziali e una riconoscibilità riservata “a pochi".
Polène, invece, ha intercettato quella fascia di consumatori aspirazionali esclusa dai continui aumenti di prezzo delle maison tradizionali. Design minimalista, distribuzione controllata e totale assenza di sconti hanno permesso al brand francese di costruire un'immaginario premium senza inseguire la logica dell'hype. Infine Coach, che negli ultimi anni ha rilanciato la propria crescita parlando direttamente alla Gen Z e ai Millennial, attraverso una prezzistica calibrata che ha permesso al marchio di recuperare desiderabilità senza rinunciare al volume.
Questi esempi, insieme ai recenti assestamenti del mercato, dimostrano come il concetto stesso di lusso stia attraversando una profonda trasformazione. La vera sfida per i grandi gruppi non è più soltanto vendere un prodotto, ma preservare quel senso di unicità che per decenni ha alimentato il desiderio. Più un marchio amplia il proprio pubblico, infatti, più diventa difficile mantenere intatta la percezione di esclusività e la propria integrità.
Servizi tailor-made, relazioni personali e un riconoscimento del cliente stanno diventando elementi centrali nella costruzione del desiderio. Se un tempo bastavano la rarità e il prezzo a rendere un oggetto speciale, oggi sono il significato culturale e la capacità di far sentire il cliente davvero "visto" a fare la differenza. Resta allora un interrogativo: in un mondo in cui il lusso è sempre più visibile, condiviso e accessibile, cosa renderà davvero un marchio esclusivo?