
Cosa sta succedendo da Valentino? Il fatturato cala e i debiti si accumulano
Fashion
24 Giugno 2026
24 Giugno 2026
Quante cose possono andare storte in un anno per una Maison di lusso? Chiedetelo a Valentino, che negli ultimi 12 mesi ha visto la morte del suo fondatore, rumor sul malcontento dei vertici rispetto alla direzione creativa, un nuovo CEO annunciato dopo diverse indiscrezioni di un burnout da parte del vecchio amministratore delegato e, ciliegina sulla torta, un netto peggioramento nelle vendite. Secondo i documenti finanziari visionati da Reuters, la situazione economica di Valentino si è ulteriormente deteriorata nel corso del 2025.
La Maison romana ha chiuso l’anno con ricavi pari a 1,12 miliardi di euro, in calo del 15% rispetto all’anno precedente, mentre il risultato operativo è passato da un utile di 31 milioni di euro registrato nel 2024 a una perdita di 103 milioni, mentre il debito netto ha raggiunto 1,13 miliardi di euro secondo i criteri IFRS 16, contro gli 1,08 miliardi dell’anno precedente.
Il breakdown delle vendite di Valentino
I numeri fotografano una fase particolarmente complessa per la Maison, che continua a risentire del rallentamento globale del lusso ma anche delle difficoltà attraversate da gran parte del settore nel gestire una fase di transizione creativa e manageriale. Secondo report ufficiali, il calo delle vendite ha colpito tutte le aree geografiche, con contrazioni particolarmente marcate in Giappone e nell’Asia-Pacifico, mercati che negli ultimi anni avevano rappresentato uno dei principali motori di crescita per il comparto.
Fashion jewellery e profumi invece hanno mostrato una maggiore capacità di tenuta, mentre pelletteria e calzature hanno registrato risultati più deboli. Anche il ready-to-wear femminile, storicamente centrale nell’identità della Maison, ha visto ridursi il proprio peso sul fatturato complessivo, segnale di una domanda ancora fragile soprattutto nel retail diretto.
Il problema è Alessandro Michele?
@giadabruno7 grazie Roma che mi regali queste emozioni un normalissimo giovedì pomeriggio
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A quasi due anni dal suo arrivo, la domanda che molti osservatori del settore continuano a porsi è inevitabile. È davvero colpa di Alessandro Michele? Per ora i numeri non sembrano giocare a suo favore, ma attribuire interamente a lui le difficoltà della Maison rischierebbe di essere una semplificazione eccessiva. Il rallentamento del lusso ha colpito quasi tutti i grandi gruppi del settore e la trasformazione di un brand con un’identità così definita richiede inevitabilmente tempo.
È altrettanto vero che il debutto di Michele non ha ancora prodotto quel ritorno commerciale che molti si aspettavano. Lo scorso anno, quando era stato annunciato Riccardo Bellini come nuovo CEO, Mayhoola e Kering avevano ribadito pubblicamente la propria fiducia nella direzione creativa, nonostante le prime indiscrezioni su un certo malcontento interno e sui dubbi legati all’accoglienza delle collezioni. Quasi dodici mesi dopo, però, i risultati continuano a mancare e il brand si trova costretto a fare i conti con una situazione finanziaria sempre più delicata.
Nel frattempo, qualcosa sembra essere cambiato anche nel lavoro dello stesso designer. Se le prime collezioni puntavano a trasportare quasi integralmente l’universo estetico costruito in Gucci all’interno di Valentino, le ultime sfilate hanno dimostrato una ricerca di equilibrio maggiore tra il linguaggio di Michele e i codici storici della Maison. Il ritorno in primo piano di prodotti hero come le Rockstud e una maggiore attenzione agli accessori più riconoscibili del brand suggeriscono il tentativo di riallacciare il dialogo con una clientela che da quasi vent’anni aveva imparato ad associare Valentino a un immaginario molto diverso.