Vedi tutti

Y2K Nostalgia: il ritorno degli anni 2000 visto da chi nel 2000 ci è nato

Si può avere davvero nostalgia di un periodo che non si è vissuto?

Y2K Nostalgia: il ritorno degli anni 2000 visto da chi nel 2000 ci è nato Si può avere davvero nostalgia di un periodo che non si è vissuto?
Kim Kardashian, Saturday Night Life

Kim Kardashian, Saturday Night Life

Blumarine SS22

Blumarine SS22

Blumarine SS22

Blumarine SS22

Bella Hadid street style

Bella Hadid street style

Miu Miu SS22

Miu Miu SS22

Miu Miu SS22

Miu Miu SS22

L’annuncio del nuovo libro di Britney Spears, il reboot di Scary Movie, il ritorno dei Bennifer e dei flip phones, il cooking show di Paris Hilton su Netflix, KK che scherza sul suo sex tape al Saturday Night Live, avevamo parlato del ritorno degli anni '00 in fatto di moda, ma è più che evidente che si tratta di un fenomeno ben più complesso. Blumarine ha cavalcato la wave presentando per la SS22 miniabiti arruffati, cinture vistose, jeans a vita bassa, tanta pelle scoperta, fantasie infantili per la SS22- “Il mio Blumarine è più sporco, più stronzo, più sexy”, ha dichiarato il direttore creativo Nicola Brognano- seguito dalla lettura di Miu Miu: più minimal, ma con un'allure di coolness che deriva dalle proporzioni (⅓ di quelle comuni).

Ma cosa rappresenta il ritorno degli anni 2000 per chi come me nel 2000 ci è nato?

Blumarine SS22

Blumarine SS22

Blumarine SS22

Blumarine SS22

Miu Miu SS22

Miu Miu SS22

Bella Hadid street style

Bella Hadid street style

Kim Kardashian, Saturday Night Life

Kim Kardashian, Saturday Night Life

Miu Miu SS22

Miu Miu SS22

I nativi 2000 sono i veri precursori del trend: già un anno fa su TikTok indossavano jeans bootcut e top realizzati annodando sciarpe di seta, imitando lo street style e le acconciature di Bella Hadid e Dua Lipa, ad oggi gli hashtag #Y2kAesthetic e #Y2kFashion vantano un totale di 500 milioni di visualizzazioni su TikTok e anche su depop "Y2K" è diventato un hashtag popolare fra i più giovani. Sembra paradossale che la spinta venga da una generazione che di quegli anni ha solo vaghi ricordi, in cui era mamma a vestirli per andare a scuola e il massimo della vita era guardare Disney Channel sul divano o Thirteen di nascosto sul pc del fratello maggiore. 

Il paradosso raggiunge la schizofrenia quando si confrontano i valori di quegli anni con quelli della Gen-Z: radicalmente l’opposto della generazione woke del #metoo e dei venerdì di protesta contro il cambiamento climatico. La decade degli anni 00 nasconde retroscena tragici, come lo spettacolo horror della cultura delle celebrità, le grottesche molestie dei paparazzi, rom-com e sitcom basate sull’ideale eteronormativo – donne single e/o grasse demonizzate come tragiche e disperate, emblematiche Bridget Jones e Carrie Bradshaw- e nell’allure generale di liberazione sessuale, una narrazione manichea della comunità LGBTQ+ - come nella dicotomia "gay buono/gay cattivo” di Will & Grace.

Per i Millennial - che negli anni 00 ci sono cresciuti - ricordare gli anni 2000 risponde alla necessità di trovare qualcosa di rassicurante, riconoscibile e meno opprimente della cupa realtà post-pandemia. in una generazione cresciuta con la convinzione che tutti potessero diventare astronauti o calciatori, che l’America era Dawson’s Creek, Friends e The O.C., e ancora il logo Disney Channel, le liti frivole di Keeping Up with the Kardashians, le battute politicamente scorrette di Paris Hilton, le pose di Lindsay Lohan in Mean Girls. Un sistema di valori e riferimenti culturali anacronistico, lontano, ma allo stesso tempo stranamente familiare, che trigghera il sentimento della nostalgia in un mondo nel quale nessuno può più permettersi quella sfacciata superficialità che divenne cultura pop.  

Dal punto di vista della Gen Z invece - che degli anni 00s ha solo un ricordo sbiadito - viene recuperato un periodo storico estrapolandone l’estetica, oscurando tutto il sistema valoriale che c’è dietro è un’operazione che solo la prima generazione di nativi digitali poteva fare, in parte perché riabilitare una cultura così violenta in tempi di wokeness può farlo solo chi di wokeness vive (e forse ne è esasperato), in parte trovando una giustificazione morale al trend Y2K nella patina di sostenibilità dell’acquisto vintage.

Dal 2000 a oggi sono passati 20 anni, abbastanza perché ci sia la giusta distanza per storicizzare un periodo profondamente contraddittorio, abbastanza tempo perché un certo tipo di estetica sia sufficientemente datata da diventare un trend e perché Kylie Jenner si vesta da Christina Aguilera per Halloween o che Versace rilanci l'iconico Jungle dress di JLO, ma anche abbastanza perché ci si renda conto della velocità spaventosa a cui stiamo vivendo.

Se fossero i Millennials o i GenX a ripensare alla loro di infanzia, vedrebbero un abisso rispetto al presente, uno scarto impressionante anche solo da un decennio all’altro, fatto di tendenze consumate sul nascere e di nuove tecnologie che soppiantano quelle vecchie alla velocità della luce, è un dato reale che non abbiamo il tempo di vivere a pieno il presente, che ci troviamo già nel futuro, in un angosciante corsa verso un traguardo che non sembra neanche così allettante.

Al di là del banale assunto che i social network e la vita online ci facciano sembrare che la realtà vada più veloce e la teoria bergsoniana del tempo come percezione personale, è un dato reale che non abbiamo il tempo di vivere a pieno il presente, che ci troviamo già nel futuro, in un'angosciante corsa verso un traguardo che non sembra neanche così allettante.

“Can’t go to work today we are tired, I think we might quit the job, bye gorgeous”

Esclama Paris Hilton al telefono in un episodio di The simple life, il programma che ha visto protagoniste l’ereditiera dal 2003 al 2007 insieme all’amica Nicole Richie. Forse proviamo solo invidia verso una generazione, che nel 2000 aveva 20 anni e che viveva la propria giovinezza nel pieno della spensieratezza, in un mondo in cui pensare al futuro in positivo era ancora possibile, il lavoro dei sogni e la famiglia perfetta, ma anche solo immaginarsi a 60 anni.


Poi il crollo economico nel 2008, l’assalto alle torri gemelle nel 2001, il disastro ambientale che avanzava indisturbato, l'inizio della fine. E ora eccoci qui, con 7 anni di vita rimasti sulla terra secondo il Climate Clock, a sperare di colonizzare la luna per poter invecchiare in pace. Allora ci rifugiamo nel passato, sia noi che la moda, perché il futuro non sappiamo neanche immaginarlo e non è neanche certo che ci sia.