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Perché le scarpe a punta erano le sneaker del medioevo

Si chiamano ‘poulaines’ e la loro diffusione fu un vero e proprio fenomeno sociale

Perché le scarpe a punta erano le sneaker del medioevo Si chiamano ‘poulaines’ e la loro diffusione fu un vero e proprio fenomeno sociale
Haider Ackermann FW17
Loewe SS18
Nina Ricci SS20
Prada SS21 Campaign
Rick Owens SS21
Comme des Garçons Homme Plus SS15

Sono moltissime le raffigurazioni di vita medievale che ritraggono i nobili dell’epoca con delle strane scarpe a punta. Nel Ducato di Borgogna, dove divennero famose nella prima metà del ‘300, erano conosciute come Poulaines, ossia “Polacche” o “Scarpe di Cracovia” e a un certo punto divennero così diffuse in tutta Europa che il Re d’Inghilterra Edoardo IV impose delle restrizioni sulla loro lunghezza nel 1463 mentre il re di Francia, Carlo V, ne aveva già proibito la fabbricazione a Parigi nel 1368. Le punta delle poulaines infatti era diventata presto uno status symbol e la sua lunghezza era direttamente correlata alla ricchezza e al prestigio di chi le indossava. Per questo, in alcuni casi, si sono ritrovati esemplari di poulaine lunghi anche fino a 15 centimetri – un incubo per camminare in giro, specialmente in un’epoca in cui le strade cittadine non erano lastricate.

Da dove provengono?

Le poulaine ebbero la loro origine nella nobiltà polacca, la szlachta, che iniziò a usarle intorno nella prima metà del ‘300 ispirandosi alle babucce orientali – i regni dell’Europa dell’Est erano infatti il principale tramite fra l’Occidente e l’Oriente. Quando Riccardo II d’Inghilterra sposò Anna di Boemia nel 1382 essere furono introdotte in Inghilterra mentre in Europa erano già arrivate da più di vent’anni creando quella che è forse una delle prime controversie della moda nella storia dell’Occidente medievale: la scarpa era così poco pratica che l’indossarla denotava l’appartenenza a una classe ricca, in quanto chi le indossava  evidentemente non svolgeva lavori fisici. La loro stravaganza, che a volte diventava anche eccesiva opulenza, era secondo alcuni frutto del periodo storico appena conclusosi, ossia quello dell’epidemia di peste bubbonica che aveva decimato la popolazione europea fino a pochi anni prima. 

Ironicamente, gli esemplari più lussuosi di poulaine, confezionati in seta o velluto non sono sopravvissuti perché troppo delicati, mentre sono rimaste migliaia delle più umili e robuste versioni in cuoio. Altre versioni ancora sono in metallo, incorporate nelle armature del tempo – una soluzione non troppo pratica tanto che, nel 1969, durante la battaglia di Nicopoli in Bulgaria i crociati che fuggivano dalle truppe ottomane dovettero tagliare le punte per poter correre con rapidità. Jackie Kailey, curatrice del Museum of London, che possiede la più ampia collezione di poulaines medievali d’Europa, ha spiegato ad Atlas Obscura:

«La peste lasciò uno scenario in cui molte persone avevano perso i propri familiari, una generazione in lutto. Improvvisamente però c'erano meno persone che avevano più soldi da spendere per l'abbigliamento».

Una memoria sopravvissuta

Prada SS21 Campaign
Comme des Garçons Homme Plus SS15
Rick Owens SS21
Nina Ricci SS20
Loewe SS18
Haider Ackermann FW17

L’assurda popolarità delle poulaine (dette in Inghilterra anche crakows, da Cracovia) crea degli interessanti paralleli con il fenomeno moderno della sneaker culture: anche queste scarpe erano ricercate per la loro scarsità ed elevato costo, si presentavano tanto in versioni robuste e grezze quanto in modelli più preziosi e ricercati e, soprattutto, erano un simbolo di status sociale. Ma la loro memoria è rimasta viva nella coscienza collettiva e l’idea delle scarpe a punta ha anche fatto il suo ritorno nella moda. I due casi più recenti riguardano le sneaker Synthesis di Prada della collezione SS21 e la collaborazione fra Rick Owens e Converse vista mentre Loewe produsse bizzare sneaker a punta per la sua collezione SS18 anche se forse il loro uso più iconico venne fatto da Rai Kawakubo nella collezione SS15 di Comme des Garcons Homme Plus. Nel corso delle loro carriere anche altri designer giapponesi come Yohji Yamamoto e Jun Takahashi produssero le proprie – una dimostrazione del concetto di ugly chic che già da anni domina nel mondo della moda.