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Quali sono i fashion brand più antichi?

Una timeline della storia della moda attraverso i suoi nomi più celebri

Quali sono i fashion brand più antichi? Una timeline della storia della moda attraverso i suoi nomi più celebri

Lo scorso giovedì, Gucci ha compiuto 100 anni dalla fondazione, festeggiando la ricorrenza con una nuova collezione e l’epico show Aria. Cento anni sono molti per un brand, averli superati rimanendo sempre on top of its game è sicuramente una dimostrazione della forza del suo heritage e, ovviamente, Gucci non è la sola grande casa di moda ad aver oltrepassato il secolo. Anzi, se volessimo raggruppare i brand in base all’anno e al decennio di nascita si potrebbe scorgere, attraverso la cronologia, l’evoluzione della moda e del concetto di lusso nel corso degli ultimi cento anni. I brand del lusso più tradizionale, infatti, sono tutti raggruppati all’inizio mentre, man mano che si procede verso il presente, si può osservare la nascita, spesso contemporanea, delle diverse correnti ed estetiche della moda in punti diversi del globo. Esempio perfetto sarebbe il 1985, anno di grazia in cui sono nati sia Tommy Hilfiger che Ann Demeleumeester e Dolce & Gabbana. Ma procediamo con ordine. 


I classici del lusso: 1818-1925

La palma di brand di moda più antico e attivo ancora oggi va a Brooks Brothers, che nell’aprile del 1818 apriva il suo primo negozio a Manhattan e che, quando la Prima Guerra Mondiale era conclusa, aveva già un secolo di storia alle spalle. Lo seguono a ruota tutti i grandi brand del lusso che conosciamo ancora oggi: nel 1837 nacque Hermès, a circa di dieci anni di distanza nacquero Loewe e Cartier, rispettivamente a Madrid e a Parigi. Dalla metà del secolo arrivarono, in rapida successione, anche i grandi mallettiers di Parigi, Goyard e Louis Vuitton, Burberry in Inghilterra e Bulgari a Roma. Bisognerà invece attendere l’ultimo anno del secolo perché Jeanne Lanvin fondasse l’eponimo brand, seguita, dieci anni dopo, da Coco Chanel. Tra 1910 e 1913 nacquero invece gli italiani Ermenegildo Zegna e Prada (che condivide, con Loewe, l’onore di essere stato fornitore ufficiale della Casa Reale del tempo). Balenciaga e Gucci nacquero invece a cinque anni di distanza, uno nacque come coutourier e l’altro come pelletteria, mentre Fendi, nato nel 1925 come pellicceria, chiude questo primo periodo. 


Dal classico al moderno: 1928-1969

Questo arco temporale è forse il più indicativo di come il lusso cambiò nel giro di quarant’anni, divisi al centro dalla Seconda Guerra Mondiale. Salvatore Ferragamo, già forte di una lunga esperienza a Napoli e negli USA, fondava la sua società nel 1928, dopo aver aperto la sua prima bottega fiorentina l’anno prima. Già nel ’33 però appariva sulla scena Renè Lacoste con la sua chemise da tennis – inaugurando ufficialmente il luxury sportswear. I brand nati nel corso dei successivi vent’anni furono innovativi per la loro epoca ma rimasero sempre classici: Celine, Balmain, Dior e Givenchy, tutti nati nel secondo dopoguerra. Con gli anni ’60 arrivarono i primi due disruptor: Valentino Garavani nel ’60 e, l’anno dopo, Yves Saint Laurent. Nel ’66 a Vicenza, Bottega Veneta iniziò a ripensare la maniera di assemblare il cuoio con il suo pattern intrecciato mentre a ridosso dell’esplosione della Summer of Love, l’alta società di New York iniziava a farsi vestire da Calvin Klein e indossare le prime cravatte di Ralph Lauren. Due donne rivoluzionarie chiudono questa epoca in aree lontane dalle capitali della moda: nel ’68 Jil Sander inaugura il suo brand ultra-minimalista ad Amburgo; mentre l’anno dopo, a Tokyo, Rei Kawakubo fonda il rivoluzionario Comme des Garçons


L’età dei disruptor: 1970-1985

Dopo che Kawakubo ebbe aperto la porta della moda giapponese, Kenzo Takada e Issey Miyake seguirono immediatamente nel 1970 creando la prima wave di designer giapponesi che si sarebbe poi trasferita a Parigi. Intanto a Londra, al 430 di Kings Road, a Londra, iniziava il mito di Vivienne Westwood e del punk rock e due anni dopo Thierry Mugler firmava la sua prima collezione a Parigi. Ancora due anni e Giorgio Armani avrebbe aperto il suo atelier a Milano, seguito l’anno dopo da Jean-Paul Gaultier e, nel ’77, dall’enorme duo Helmut Lang e Yohji Yamamoto. Gianni Versace chiuse il decennio aprendo la sua label nel ’78. Procedendo negli anni ’80, Franco Moschino aprì il suo brand a Milano e, nel 1885, fu la volta di Tommy Hilfiger, Ann Demeulemeester e Dolce & Gabbana, tutti nati nel medesimo anno. 


I nostri anni: 1986-2018

L’ondata belga degli anni ’80 andò crescendo con Dries Van Noten e Martin Margiela, mentre, già nel ’92, Alexander McQueen fondava il suo brand a Londra e Nigo e Jun Takahashi aprivano rispettivamente A Bathing Ape e Undercover nel ’93, a Tokyo. Il ’94 segnò invece l’esordio sia di Rick Owens che di Supreme, l’anno successivo quello di Raf Simons e quello successivo ancora vede la nascita di Chrome Hearts – importante momento che segnalò l’allargamento del concetto di moda e lusso al di fuori dei classici circoli della moda, il brand era infatti basato a Los Angeles, largamente artigianale e non produceva collezioni stagionali. Stella McCartney aprì gli anni 2000 con la sua pioneristica idea di moda sostenibile, che ebbe bisogno di altri vent’anni per entrare nel mainstream, mentre nel 2006 le gemelle Olsen creano, con The Row, uno dei primi luxury brand per Millennial; tre anni dopo iniziò in sordina il fenomeno social di Jacquemus mentre, a partire dal 2012, nacquero Off-White, 1017 Alyx 9SM e Casablanca – di recente diventati i nuovi protagonisti della Paris Fashion Week.