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Top e Flop della Paris Men's Fashion Week

Kim Jones e Matthew Williams si confermano i designer più brillanti del momento

Top e Flop della Paris Men's Fashion Week Kim Jones e Matthew Williams si confermano i designer più brillanti del momento
Vetements

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Raf Simons

Raf Simons

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Raf Simons

Raf Simons

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Celine

Celine

Celine

Celine

Celine

Celine

Louis Vuitton

Louis Vuitton

Louis Vuitton

Louis Vuitton

Louis Vuitton

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OFF-WHITE

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OFF-WHITE

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Celine

Celine

Celine

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Raf Simons

Raf Simons

Acne Studios

Acne Studios

sacai

sacai

sacai

sacai

sacai

sacai

sacai

sacai

sacai

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Valentino

Valentino

Valentino

Valentino

Valentino

Valentino

Valentino

Valentino

Dior

Dior

Dior

Dior

Dior

Dior

Acne Studios

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Alyx

Alyx

Alyx

Alyx

Alyx

Alyx

Alyx

Alyx

Alyx

Alyx

Dior

Dior

Dior

Dior

Valentino

Valentino

Con la sfilata di Celine by Hedi Slimane si è chiusa ieri sera la Paris Men's Fashion Week dedicata alle collezioni SS20. A differenza delle altre, questa stagione sembra essere più difficile individuare trend chiari e ben definiti proposti in chiave diversa ma simile da designer differenti, una mancanza che questa volta però segnala più creatività e una voglia di rileggere i propri codici estetici al di là di semplicistiche etichette. Dalle passerelle di Parigi (come già era successo qualche giorno prima anche a Milano) il messaggio che arriva, forte e chiaro, è che lo streetwear è finito. Era naturale che arrivasse questo momento, ma ciò che è interessante è che sono proprio i brand che hanno contribuito alla diffusione del fenomeno i primi artefici della sua rivisitazione, come dimostra bene la sfilata di Alyx disegnata da Matthew Williams. Un altro discorso portato avanti sulle passerelle francesi è quello che riguarda la mascolinità: si cerca di rispondere alla domanda 'Cosa significa essere un uomo oggi e come si dovrebbe vestire un uomo oggi?', con risposte anche molto distanti tra loro. 

 

TOP

Matthew Williams ha portato in scena uno degli show migliori nella storia di Alyx e nel calendario di Parigi, riuscendo a rompere le barriere tra moda tecnica e tailoring, proponendo nuove silhouette e materiali senza rinunciare agli elementi iconici della Maison. Acerbi ma interessanti anche gli abiti da donna più propriamente girly. Kim Jones si conferma come il designer più talentuoso e brillante della sua generazione: con la sua sfilata da Dior Homme Jones ha dimostrato di saper dialogare in maniera intelligente e costruttiva con l'ingombrante lascito di Monsieur Dior, ma anche con il mondo dell'arte contemporanea, coinvolgendo l'artista Daniel Arsham per il setting e RIMOWA per gli accessori, già destinati a diventare dei best seller. Le proposte non si allontanano dalla collezione della scorsa stagione, ma non possiamo biasimarlo, il completo decorato da un drappo di satin è già un piccolo cult. Senza rinunciare ai concetti di ricostruzione e sovrapposizione tipici della Maison, Chitose Abe da sacai ci ha mostrato il capitolo successivo del brand, fatto di abiti più femminili, giacche scomposte, tipiche camicie a righe, senza perdere un briciolo del suo DNA. Una garanzia come sempre Pierpaolo Piccioli da Valentino, che porta in passerella un uomo elegante e spensierato. 

Alyx

Alyx

Alyx

Alyx

Alyx

Alyx

Alyx

Alyx

Alyx

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Dior

Dior

Dior

Dior

Dior

Dior

Dior

Dior

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sacai

sacai

sacai

sacai

sacai

sacai

sacai

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sacai

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Valentino

Valentino

Valentino

Valentino

Valentino

Valentino

Valentino

Valentino

Valentino

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FLOP

Hedi Slimane è senza dubbio un genio: la sua capacità di dare vita ad un'estetica chiara e ben riconoscibile, fatta di silhouette finemente realizzate, è ineguagliabile. Ancora una volta, però, guardando la sfilata di Celine che chiude il programma parigino la parola che salta subito alla mente è una sola: noia. Della deriva presa da Vetements vi avevamo già parlato quiDemna Gvasalia, uno che nel tempo libero è anche il direttore creativo di Balenciaga - non dimentichiamocelo - disegna una collezione ai limiti dell'imbarazzante portandola in scena in un McDonald's per giustificare un'apparente commento al capitalismo come sfondo della sfilata. Una polemica contro il capitalismo americano portata avanti anche da Raf Simons, ormai libero dalle restrizioni creative imposte da Calvin Klein, che non riesce però ad essere incisivo o particolarmente potente. Sembra aver perso un po' di smalto anche Acne Studios che convince ma non fa innamorare. 

Celine

Celine

Celine

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Celine

Celine

Celine

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Vetements

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Raf Simons

Raf Simons

Raf Simons

Raf Simons

Raf Simons

Raf Simons

Raf Simons

Raf Simons

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Acne Studios

Acne Studios

Acne Studios

Acne Studios

Acne Studios

Acne Studios

 

TOP

Se la scorsa settimana della moda parigina era stata travolta dalla notizia della scomparsa di Karl Lagerfeld, questa volta l'industria della moda ha voluto concedersi una serata intera per rendere omaggio al genio del leggendario designer tedesco. Una serata, Karl Forever, che non sarebbe piaciuta a Lagerfeld stesso, restio a guardare al passato o ad autocelebrarsi, ma in qualche modo dovuta al creativo che ha scritto al storia di maison come Chloé, Fendi e soprattutto Chanel. 

 

FLOP

E' doveroso aprire il capitolo Virgil Abloh, presente a Parigi sia con la sfilata di Off-White sia con quella di Louis Vuitton. Niente di eccezionale in nessuno dei due casi comunque. Per il suo brand Abloh si gioca la carta (facile) delle sneaker, settore in cui è maestro, svelando una preview della tanto attesa Nike Dunk Low in collaborazione con l'artista Futura, mentre la collezione è un susseguirsi di look e stampe già viste. Lo show di Vuitton, in particolare per il setting, strizza l'occhio ad un'immagine di Parigi un po' stereotipata, ma la parata di star e celeb in front row assicura il successo di una collezione caratterizzata da una palette di colori magnifica, ma da pochi item veramente indimenticabili. 

OFF-WHITE

OFF-WHITE

OFF-WHITE

OFF-WHITE

OFF-WHITE

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Louis Vuitton

Louis Vuitton

Louis Vuitton

Louis Vuitton

Louis Vuitton

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