Dal 13 al 17 marzo nss magazine andrà alla scoperta dell'India, o meglio della Lotus India Fashion Week, per capire meglio come la moda viene percepita in un Paese in cui i tubini di Jeremy Scott non sarebbero visti di buon occhio e la sperimentazione androgina di Maison Margiela non verrebbe concepita. Spesso si dice che la moda parla una sola lingua, che le città, i gusti si influenzano l'un l'altro attraverso un sempre più dominante utilizzo dei social network, ma questo non conta per l'India. Qui la moda è tradizione e cultura, è religione e rispetto, è quella storicità dei costumi che sembra non cambiare perché radicata nella società e sottoposta ad una "legge morale e spirituale". Le donne in India appaiono come dee avvolte in tessuti pregiati e veli colorati, inconfondibili nel loro stile, ma che trend non è. 

Vi presentiamo la guida completa alla moda Made in India per comprendere meglio come questo Paese si sta muovendo nel settore e come qui il fashion viene concepito. 

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Breve compendio sulla moda indiana

Bisogna prima di tutto capire quelli che sono i capi base della cultura indiana, abiti, tessuti e accessori che affondano le loro radici negli anni avanti Cristo. Celebri autori del passato descrivevano nelle loro opere i preziosi ricami, i tessuti ricercati che caratterizzavano gli abiti di questa popolazione. Nell'Herodotus Erodoto (V secolo a.C.) scrive di cotone pregiato e di vestiti intessuti di giunchi, mentre testimonianze del II secolo parlano di quanto importante fosse il ruolo dell'India durante gli scambi commerciali della seta tra la Cina e l'Impero Romano. 

Sotto l'impero anglo-indiano, XX secolo, l'industria dell'abbigliamento e dell'artigianato venne abbandonata per concentrare tutto il lavoro e lo sviluppo sui nuovi settori inglesi. Fu proprio per questo motivo che Mahatma Gandhi, a capo del movimento per l'indipendenza indiana, inaugurò l'utilizzo del khadi, vestiti realizzati a mano, così da ridurre la dipendenza del popolo indiano dai beni industriali britannici. 

Ma quali sono i capi tipici di questa cultura?  

Sari: unico, lunghissimo, pezzo di stoffa indossato dalle donne indiane in modo diverso a seconda della regione e dello stile;

Pallu: stoffa drappeggiata della veste rimanente che viene posizionata sulla spalla sinistra. Risulta la parte più bella del sari poiché spesso viene decorata con gioielli, brillanti e pietre.

Salwar Kameez: uno degli abbinamenti “maglia – pantalone” più usati al giorno d’oggi per la facilità d’utilizzo e per la comodità. Completo che permette anche di sbizzarrirsi con gli accostamenti di colori sgargianti.

Salwar: è il termine utilizzato per indicare i pantaloni, generalmente larghi sia sui fianchi che sulle gambe. Recentemente, forse su spinta dalla moda occidentale dei leggins, sono quasi più diffusi i churidar, ovvero dei pantaloni aderenti dal ginocchio in giù. Sopra di essi le donne sono solite indossare la kameez, una lunga maglia, che forse noi definiremmo più un vestito, spesso colorata, con fantasie o monocromatica. 

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3 cose da sapere 

Osservando le fashion week organizzate in India è facile notare la differenza schiacciante tra quella che è la concezione Occidentale di Settimana della Moda e la loro. E no, non stiamo parlando solo di collezioni, ma di come la FW viene concepita e messa in scena. Ma andiamo per gradi:

1. Le passerelle, per lo più spoglie, ricordano quelle dei concorsi di bellezza. Niente allestimenti ma solo una catwalk minimal (sì, più di quella di The Row o Victoria Beckham) ove le ragazze mettono in mostra le creazioni dei designer; 

2. Scordatevi lo sguardo imbronciato delle modelle di Gucci o la camminata squilibrata e disordinata di Maison Margiela. In India le giovani in passerella hanno le mani poggiate sui fianchi, un passo lento e sinuoso ma soprattutto un dolce sorriso stampato in volto. 

3. Le modelle rispecchiano a pieno quella che è la bellezza indiana. Un po' i Dolce & Gabbana d'India, qui gli stilisti locali non si dissociano dall'estetica curvy, non temono le forme, i fianchi o la cellulite non hanno importanza. Ok, la maggior parte dei capi coprono le modelle dalla testa ai piedi ma altamente proposto in passerella, oltre al tradizionale sari, è il completo da رقص شرقي (danza del ventre) che lascia una parte del ventre e del petto in vista (avete mai visto gli show di Charu Parashar?).

 

To discover: Manish Arora

Un designer da tenere decisamente d'occhio. Nato a Mumbai, formatosi presso il National Institute of Fashion Technology, Manish Arora è uno dei più interessanti creative director Made in India. Nel 2005 ha avuto modo di debuttare con la sua collezione alla London Fashion Week e di presentare alcuni suoi lavori durante la mostra "Global Local" al Victoria & Albert Museum della città. Definito il "John Galliano indiano" lo stilista riesce a fondere arte e moda in maniera curiosa, attraverso un gioco di colori e forme e disegnando copricapi ed accessori come se fossero delle vere e proprie opere d'arte.

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