La tuta da ginnastica come la conosciamo noi non è esistita fino alla seconda metà del secolo scorso, ma la sua storia sarà sbalorditiva i più. Orgoglio tutto italiano, la TuTa viene lanciata dal movimento futurista italiano, inventata nel 1919 da due fratelli fiorentini diventando araldo di valori eversivi,  attualmente parte del patrimonio della collezione di Palazzo Pitti. La sua linea innovativa prevedeva un unico pezzo di cotone lavorato con sette bottoni, una cintura e poche cuciture; la sua ideazione è legata alla protesta nei confronti del gusto borghese e altisonante che caratterizza l'abbigliamento del primo dopoguerra.
È proprio partendo da questo modello tutto d’un pezzo che inizia la storia della tuta da ginnastica qui brevemente illustrata per decadi nei suoi passaggi fondamentali.

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1970
Partendo da adidas, colosso globale e d’avanguardia nei tessuti tecnici, il suo primo passo nella produzione d’abbigliamento inizia nel 1967 quando, in collaborazione con la star calcistica tedesca Franz Beckenbauer, realizza il primo modello di tuta da ginnastica.
L’idea alla base del modello era la creazione di un indumento in due pezzi in materiale di alto livello, ideale per essere indossato prima e/o dopo l’attività sportiva. Bastarono pochi anni per trasformare una buona intuizione in un fenomeno culturale tuttora rilevante.
L'introduzione del velour elastico - un particolare materiale simile al velluto fabbricato con lana e cotone di alta qualità - è stata in grado di rendere il capo non solo un pregiato pezzo da indossare fuori casa ma anche una comoda alternativa per spazi interni. Con la profonda immersione musicale degli anni ‘70 e la diffusione delle discoteche si è vista la creazione di un ambiente in grado di combinare perfettamente l’informale con lo stravagante, l’originale con il comodo. Si tratta della creazione di una mentalità che ha reso possibile la diffusione e la comprensione del “fenomeno tracksuit”.
In questi anni la tuta da ginnastica inizia a guadagnare popolarità e fa la sua comparsa nel grande schermo con il film L’ultimo combattimento di Chen (1973) dove Bruce Lee sfoggia la ormai popolarissima tuta gialla a strisce nere, un omaggio al primo modello adidas del 1964.
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1980
Mentre negli anni ‘70 si è vista la fioritura del casual atletico per sportivi è solo nel decennio successivo che si vede  lo sbocciare di un connubio tra fitness e cultura pop, in parte grazie alla nascita del mainstream. Nuovi tessuti avveniristici come il Gore-tex e il Sympatex hanno permesso una produzione di massa di capi sportivi come ancora non se n’erano visti, portando alla realizzazione della "shell suit"( ndr. "la tuta-mostro”), vero e proprio fenomeno culturale del decennio paragonabile solo al lancio delle prime Air Max (Nike, 1987) ed oggi universalmente riconosciuta come peggior fashion item della storia
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1990
Negli anni ‘90 il legame tra sportswear e musica si rinforza e la tenuta sportiva si nobilita diventando da capo per ballerini e fanatici del tapirulan, ad una a mise adatta a tutte le occasioni - specialmente quelle formali - con svariati stilisti che notandone l’immenso potenziale iniziano a inserirla nelle loro collezioni e nelle sfilate come capo cult. La scena rave europea, il mondo dell’hip-hop e l’ambiente pop-rock vedono il mixaggio di parti della tuta con capi firmati e ricercati lanciando vere e proprie tendenze. La fiorente scena hip-hop del decennio ha inoltre portato alla crescita di vere e proprie sottoculture come il mondo della breakdance e la scena hip hop, motivando l’industria della moda a creare capi non solo esteticamente complessi ma sufficientemente sottili da permettere libero movimento e piena traspirazione (con triacetato e poliestere al posto di cotone e lana), in contrasto con la funzione prettamente termica delle tute dei precedenti lustri.
La vera rivoluzione street avviene nel cromatismo e nelle fantasie dei capi, non più monocromatici e lineari ma vistosi e stravaganti a dir poco.
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2000
La tuta guadagna vita nuova grazie agli scatti dei paparazzi: una nuova ondata di celebrità immortalate in morbido velluto Juicy Couture - personalissimo worst fashion item della storia per l’autrice - riempiono le testate di gossip e grandi case di moda iniziano la loro produzione in massa.
Quanti bei ricordi...
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2010
La tuta di oggi è un animale unico: grandi marchi la introducono nelle loro sfilato come capo di spicco, celebrità le indossano in tutte le occasioni, sia nella vita privata che nelle uscite pubbliche e i mostri sacri dello sportwear non solo collaborano con nomi d’avanguardia ma sfondano la parete di vetro che da sempre aveva separato l’abbigliamento casual con l’alta moda. Il fenomeno dello street style divampa come un incendio nei cuori e negli armadi dei giovanissimi portando in questi neanche dieci anni alla consacrazione di fenomeni come Supreme, A Bathing Ape, Stüssy, Stone Island a must-have di ogni fashionista.
Il 2016 è stato sicuramente l’anno della tracksuit dove non solo si sono viste collaborazioni incredibili con giganti dell’abbigliamento sportivo - come Fenty x Puma o adidas x Kolor -  ma sia novizi della haute fashion come Gvasalia con VETEMENT che classici intramontabili come Gucci - sotto la direzione di Alessandro Michele - hanno orgogliosamente prodotto capi sportivi. 
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