
L'estetica disturbante del potere nella FW26 di Matières Fécales "The One Percent" scardina i codici del lusso e dell’élite
A un anno dal debutto alla Paris Fashion Week FW25, Hannah Rose Dalton e Steven Raj Bhaskaran immaginano per Matières Fécales la collezione The One Percent. Un progetto che riflette sul potere ed esplora le due facce di una stessa medaglia, muovendosi tra privilegi e privazioni. La collezione disseziona e rilegge i codici del lusso e della ricchezza che gran parte della società aspira a incarnare, mettendone in luce tanto il fascino quanto le contraddizioni. The One Percent si configura come la naturale prosecuzione del progetto di laurea dei due designer, ma segna al contempo un’evoluzione: uno sguardo più consapevole, a tratti spietato, eppure profondamente umano.
La collezione è divisa in tre tableaux del Potere: il potere degli archetipi, il potere della comunità e infine il potere del futuro. Ogni look racconta una parte della storia del duo creativo e parte da un racconto di Steven Raj Bhaskaran : «Ricordo vividamente quando ero un bambino piccolo alla fermata dell’autobus con mia madre, le buste della spesa tra le mani, durante i rigidi inverni canadesi. Un’auto sportiva di lusso si fermava al semaforo. Mi avvicinavo e osservavo dietro i vetri oscurati, incantato da quella famiglia apparentemente perfetta che viaggiava nel comfort. Chissà, forse Hannah era in quell’auto con la sua famiglia e, se così fosse, lei insisterebbe nel dire che quel comfort non è così glamour come appare dall’esterno».
La narrazione comincia proprio da questa immagine, con quella che sembra una famiglia borghese, attraverso l’appropriazione dell’abbigliamento della classe elitaria; una forma di glamour perduta che rivela l’ossessione dolorosa per la bellezza e la mostruosa freddezza che esiste nell’élitismo.
Potere e umanità viaggiano su due tracciati destinati a non incontrarsi mai, eppure, i look della FW26 di Matières Fécales danno modo allo spettatore di intravedere una traiettoria comune: il New Look viene “fecalizzato” distorcendo a sua volta il glamour, a cui si aggiunge il senso di colpa, un’emozione che richiede empatia, qualcosa che il potere spesso distorce.
Vengono introdotti i Guilt Gloves, lunghi guanti in pelle d’agnello bianca con palmi macchiati di rosso che non solo dialogano perfettamente con le scarpe con tacco disegnate con Louboutin, ma rivelano anche la vulnerabilità e il terrore che esistono ai vertici. Il denaro, il simbolo del potere per eccellenza, si materializza nelle maschere a forma di banconota dei modelli, abbinate ai look daywear luxcore, realizzati con tessuti pregiati come il cashmere double face usato nei cappotti, il tweed déchirer per i completi e un raffinato prince of wales proveniente da Manchester.
Il secondo atto della sfilata richiama il potere della comunità di Matières Fécales, composta da coloro che ne condividono e incarnano i valori. Questi si traducono in hoodie-cape in jersey con tasche a marsupio allungate e, più in generale, in look che si oppongono all’energia borghese, trasformando il contrasto in un atto di sfida contro le norme dominanti. A indossarli sono amici e familiari del brand che, in questa occasione, diventano il manifesto di un’umanità più ampia: quella che, in tempi inquietantemente conservatori, si percepisce spesso fragile, se non addirittura impotente.
Il terzo e ultimo tableaux, The Immortals, prende vita attraverso la stessa Hannah Rose Dalton, che indossa il New Look di Matières Fécales: un completo con gonna a bozzolo in pitone albino, declinato nella silhouette distintiva del brand, abbinato a stivali skin senza tacco. Esiste una parte dell’uno per cento che ha accesso a strumenti e possibilità di vita che la maggior parte delle persone non possiede.
Il duo creativo si addentra in questo territorio di privilegiati attraverso figure come Bryan Johnson, che non utilizza tali strumenti per migliorare il proprio involucro esteriore per vanità, ma è ossessionato dalle proprie imperfezioni interiori e dall’estensione della vita umana. All’estremo opposto si colloca Michèle Lamy, amica e madre parigina del brand: ribelle, trascende il tempo e abbraccia la bellezza naturale dell’invecchiamento, nel modo più glamour possibile, indossando maniche in pelliccia di capra color grigio cenere e un abito in maglia di lana distorta.
L’apice del potere si raggiunge con Debra Shaw, che chiude la sfilata indossando lo stesso look che Steven Raj Bhaskaran progettò durante gli anni della sua formazione: l’interpretazione di una delle silhouette più potenti in assoluto, quella di una regina elisabettiana. Un’immagine che incorona e insieme sigilla una narrazione speculativa sulla natura dell’essere umano e sul potere, interrogandosi su come l’eccesso di potere possa finire per eclissare la nostra stessa umanità. Forse, Hannah Rose Dalton e Steven Raj Bhaskaran ci ricordano proprio questo: che non nasciamo dèi, ma esseri umani fallibili e, talvolta, impotenti.

































































































