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La moda dentro ‘The Mask’

La massima espressione dello stile anni Novanta

La moda dentro ‘The Mask’ La massima espressione dello stile anni Novanta
Balenciaga SS17
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Balenciaga SS20
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Balenciaga SS20
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Marc Jacobs Ready To Wear SS19
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Louis Vuitton Menswear SS20
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Gucci SS19
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Balenciaga SS20
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Louis Vuitton Menswear FW19
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Louis Vuitton Menswear FW19
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Ci sono alcuni vestiti che, oltre a essere entrati nella storia del cinema, sono diventati icone della cultura contemporanea. Tra questi, uno dei più famosi è il completo giallo oversize sfoggiato da Jim Carrey in The Mask (1994), il film cult tratto dai fumetti della Dark Comics che lo consacrò nell’Olimpo di Hollywood. 

Pochi film rappresentano gli anni Novanta come The Mask: già alla sua uscita il successo fu clamoroso, ma da quando Netflix l’ha reso disponibile è una presenza fissa nella Top 10 dei più visti sulla piattaforma. L’importanza della moda è chiara fin dalla prima scena, quando Tina (Cameron Diaz) prende in giro Stanley Ipkiss/The Mask (Jim Carrey) per la sua cravatta stravagante: “It’s a power-tie,” risponde Ipkiss; “It’s supposed to make you feel powerful.” Tutti gli outfit, infatti, servono a farlo sentire potente: quando si trasforma in The Mask, Stanley Ipkiss non è più Stanley Ipkiss, ma una versione di se stesso più audace, coraggiosa, sfrontata e “sfumeggiante” (e non “spumeggiante). A partire dall’orologio da taschino gigante, in The Mask tutti i costumi giocano con le proporzioni: questo stile più cartoonesco che fumettistico, insieme a una scenografia teatrale, a tratti grottesca, e agli effetti speciali rudimentali (che valsero al film una candidatura all’Oscar®, soffiato da Forrest Gump), ha contribuito a costruire un mood onirico, sognante, folle che ben rappresenta lo spirito degli anni Novanta

L’impatto di The Mask è stato così forte che ancora oggi, più di 25 anni dopo, non c’è festa in maschera in cui qualcuno non sfoggi il costume giallo canarino (l’ultimo è stato Neymar). Un’eredità inaspettata, dato che quel vestito fu una scelta di Jim Carrey stesso, che ripropose il completo cucito per lui da sua madre quando ancora si esibiva nelle stand up comedy. Si tratta in realtà di un completo sartoriale, più precisamente di uno Zoot Suit (anche detto Pimp Suit, letteralmente “l’abito dei papponi”): un abito oversize caratterizzato dalle spalle di grandi dimensioni, pantaloni larghi a vita altissima e risvolti molto spessi, accompagnato da un cappello borsalino, scarpe francesi e orologio da taschino. Nato nelle sale da ballo di Harlem (per questo i risvolti al pantalone) e diffuso tra le comunità afroamericane, chicane e italoamericane, lo Zoot Suit è un capo streetwear: abiti normali acquistati di due taglie più grandi, uno stile “venuto fuori dalla strada e dal ghetto”, avrebbe detto Louis Armstrong. Lo Zoot Suit divenne presto un simbolo politico: la sua ostentazione era un modo per evitare di passare inosservati e di essere ignorati, tanto che persino Malcolm X racconta di averne acquistato uno a credito. Negli ultimi anni il modello ha ispirato diversi brand e designer contemporanei, tra cui Marc Jacobs, Gucci di Alessandro Michele, Balenciaga di Demna Gvasalia e Louis Vuitton di Virgil Abloh.

Balenciaga SS20
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Balenciaga SS17
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Louis Vuitton Menswear SS20
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Louis Vuitton Menswear SS20
Louis Vuitton Menswear SS20
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Gucci SS19
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Louis Vuitton Menswear FW19
Louis Vuitton Menswear FW19
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Marc Jacobs Ready To Wear SS19
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Marc Jacobs Ready To Wear SS19
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Il trend non ha risparmiato le celebrità. Sul red carpet del Met Gala del 2019, Lena Whaite ne ha scelto uno customizzato da Pyer Moss, con una scritta sulla schiena che recitava “Black Drag Queens Invented Camp” (il camp era proprio il tema della serata). Prima di Lena Whaite, lo Zoot Suit era stato sfoggiato anche da Lady Gaga e Zendaya.

Ma il vestito giallo non è l’unico outfit di The Mask che merita attenzione. Fin dal primo travestimento, una giacca di paillettes a dir poco appariscente, i suoi costumi sono uno più eccentrico e bizzarro dell’altro. Si pensi al look francese con cui si presenta all’appuntamento con Tina: ispirato alla tipica divisa da mimo, l’outfit è arricchito da un basco (in pieno stile Montmartre), un fazzoletto annodato al collo e un pantalone oversize scozzese. La t-shirt a righe, poi, è un must: da sempre tra le proposte dei grandi designer, in particolare Anthony Vaccarello per Saint Laurent, di recente è stata scelta anche da Harry Styles per la sua gita a Modena. In generale, tutte le mise del protagonista si appropriano di alcuni stereotipi culturali: è evidente dal travestimento da cantante cubano, da quello da torero durante il duello con Tyrell (Peter Greene) ma anche nell’ultima scena del film, dove lo stile è quello di un vero gangster italiano con doppiopetto gessato, fazzoletto nel taschino e borsalino.  

 

Tina Carlyle/Cameron Diaz

Un discorso a parte, invece, va fatto sugli outfit di Cameron Diaz. The Mask fu il suo trampolino di lancio: i produttori la conobbero per caso, fuori da un’agenzia di modelle, e la costrinsero a 12 provini prima di darle la parte. Ispirata alla sua controparte dei fumetti, una femme fatale muscolosa e in minigonna, il suo styling è profondamente anni Novanta ma allo stesso tempo contemporaneo: il vestito rosso che indossa all’inizio del film sembra una versione più colorata dell’abito proposto da Jacquemus e indossato da Gigi Hadid nella sfilata Fall 2020 Ready To Wear. Allo stesso modo, con le linee geometriche che seguono le forme longilinee del corpo, il midi-dress con cui si presenta per la prima volta al Coco Bongo e il vestito che indossa nell’ultima scena potrebbero essere Balmain di Olivier Rousteing.