In questo articolo la musica non c’entra per niente, o perlomeno, noi proveremo a non farcela entrare. Anche l'occhio vuole la sua parte, quindi abbiamo pensato di pescare le copertine dei dischi e singoli che ci sono piaciute di più in questi ultimi tempi. Oltre a cercare di capire perchè la bellezza di alcune canzoni è direttamente proporzionale alla bruttezza delle loro cover, volevamo chiederci se la musica in qualche caso può bastare a se’ stessa. Oggi è tutto diverso: orde di graphic designer - si quelli con cui litighi perché sembra parlino ostrogoto – smanettano dalla mattina alla sera; discografici, digital PR e stylist corrono alla ricerca dell’estetica perfetta che calzerà a pennello sul nuovo artista firmato, oppure che rilanci altri dal dimenticatoio. Spotify stesso cambia ogni mezz’ora la copertina delle sue playlist, altri se ne strafregano o, per meglio dire, se ne strafregano a tavolino, e funziona. Allora anche una loro emulazione va bene, è comunque sempre meglio di una gigantografia su greenscreen. Quindi pollici bene in alto per le foto editate con Paint da Pop X e complimenti a Calcutta, che usa come visual dei suoi concerti selfie e video fatti con il telefono, proiettati davanti a diecimila persone e più. La stessa Lana Del Rey ha usato un selfie come copertina per il suo ultimo singolo “Hope is a dangerous thing…” per me da scrivere perché sto per finire i caratteri.  

 

Playlist – Salmo

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Una brutta copia fatta con i pastelli a cera, il ritratto del rapper sulla copertina del suo ultimo disco sembra uno di quei cartoni animati che i bambini guardano al mattino in tv. L’autore infatti è proprio un bambino di 8 anni: consegnò a Salmo il suo disegno ad un in-store nel 2015. Lo stesso rapper ha dichiarato: “C’erano tante aspettative su questo disco, la gente pensava di trovare una copertina tridimensionale, professionale, appariscente. Invece io e Moab, che è il grafico che lavora con me e tanta altra gente, abbiamo preso un'altra direzione. Lui appena ha visto il disegno mi ha detto: frate, è questa la copertina, fidati.” E avevano ragione: diretta, semplice, immediatamente riconoscibile e per niente banale: tanto giusta da essere appesa sui Navigli con dimensioni imbarazzanti, circondata da acrobati.

 

Vinavil – Giorgio Poi

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Niente grafici per uno tra i più creativi della scena: Giorgio Poi stesso ha disegnato la copertina del suo ultimo singolo – e si vede. I tratti del pennarello sono visibili, goffi. Allo stesso tempo però, la manualità così accentuata ci avvicina così tanto all’autore e al brano da farcela sentire più forte, più intensamente. Mancano solo le forbici dalla punta arrotondata e un’abbondante dose di colla vinilica, come direbbe Giovanni Mucciaccia a cui è ispirato il video. Una spontaneità che è stata premiata più volte, la stessa messa in mostra nella copertina del disco “Fa Niente” dove il cantautore, collezionatore di tutte quelle piccole cose che si trovano nei mercatini, utilizzò una fotografia acquistata proprio in una di queste occasioni. Un po’ vintage, un po’ romantico.

 

Buio – Jacopo Et

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Unica eccezione di questa classifica, perché in realtà il disco è uscito a gennaio 2019. Un altro autodidatta, forse meno conosciuto, almeno in apparenza. Anche Jacopo Et si è cimentato da solo nella creazione della copertina del suo ultimo singolo, Buio, utilizzando Photoshop alla buona. Un’auto grigia abbandonata in un parcheggio in una gelida notte d’inverno è tutto quel che ci serve sapere, quasi come in un remake fumettistico di Non Essere Cattivo, il film di Caligari. Non c’è titolo, non c’è autore, solo una grande desolazione. Talmente ordinario da essere vero per forza: scavando un po’ scopriamo che, come la canzone, anche questa copertina è autobiografica. Ascoltate per capire.

 

Giovane Fuoriclasse – Capo Plaza, AVA

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Da un trap boy come Capo Plaza potevamo aspettarci di tutto e invece ci ha stupiti con un lavoro estremamente elegante, che lo racconta forse più intimamente di quanto non volesse: Luca D’Orso è seduto accanto a una Maserati, lo sguardo rivolto verso l’alto. L’auto è bellissima, color turchese, da restare senza fiato, ma il giovane non la guida, non la sfoggia, non ci è seduto dentro con gioielli e qualche ragazza che twerka. Non c’è niente di aggressivo, trash o eclatante. Sembra quasi una pubblicità d’alta moda o di qualche prodotto lussuoso, una di quelle che possiamo gustare sfogliando Vogue o GQ. Tutto è talmente elegante da restarci impresso in modo indelebile dal 18 ottobre 2017, giorno d’uscita del singolo. Una scelta azzeccata e purtroppo unica nel suo genere che non verrà adottata nelle successive uscite discografiche del rapper.

 

Apnea – Rkomi

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Non poteva esserci una copertina più azzeccata per questo singolo di Rkomi prodotto da Carl Brave. Un bambino esce fuori da un tuffo nel mare e sputa l’acqua contro la camera che lo riprende, in un gesto liberatorio e potente. Il tutto immortalato in bianco e nero, su pellicola, come le foto di quando eravamo piccoli. Un ritratto autentico raccoglie un attimo di vita apparentemente insignificante. L’unica parola leggibile sull’artwork, in basso a sinistra, è proprio il nome del rapper, come fosse una forma diversa di autoritratto. Eccolo catturato in un momento quasi dimenticato di tanti anni prima, ora sembra quasi un’altra vita, quando le luci della ribalta erano ancora un sogno lontano. Una foto vecchia e allo stesso tempo così attuale da riuscire a descrivere il modo in cui l’aria torna nei polmoni e finisce la lotta dell’apnea e arriva l’aria, il risultato, una boccata di successo dopo tutto quel combattere.

 

Tedua – Mowgli Il Disco Della Giungla

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Attraverso questo disco Tedua cresce e ci racconta il mondo da dentro la giungla discografica in cui si è cacciato. Andare avanti, lavorare sodo, restare se stessi. La copertina è il lucente specchio di tutto questo. Mario è l’attore principale, qui ci da’ quasi le spalle mentre diventa un Mowgli adulto che lotta contro le sue paure, o, visivamente parlando, una tigre chiamata Shere Khan nella raccolta di Kipling. Come tutte le storie del 1894 anche i brani di Tedua alternano avventura, coraggio e dolore. Il font è leggendario, imponente, centrale, mentre i colori caldi ci regalano le stesse emozioni di un film che restiamo a guardare meravigliati.

 

Lasciarsi Alle Spalle – Brenneke

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La copertina utilizzata per questo singolo è futuristica e ci piace per questo. Una porta sospesa nel vuoto: “Lasciarsi Alle Spalle” sottintende la chiusura definitiva di una porta, di una vita, o la sua apertura e una nuova possibilità dopo ciò che ci si è lasciati dietro? Quest’artwork non ce la raccontava giusta: troppo preciso e troppo strano. Infatti scopriamo che è stato curato da due architetti: Michele Canziani e Eugenio Nuzzo. Per quanto a lungo la si guardi, la risposta sembra inafferrabile. L’unica cosa certa è ciò che svela: un iperspazio stellato illumina il corridoio buio con una nuova scintillante forma di vita. Crediamo sia di buon auspicio, qualcosa di esotericamente positivo… architettonicamente parlando, sia chiaro.

 

Polaroid – Carl Brave x Franco126

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Prima che tutti – o quasi - gli scatti fotografici scomparissero da Spotify, lasciando il posto ad una copertina in bianco e nero con il duo romano in bella vista, il profilo di Carl Brave x Franco 126 era costellato di Polaroid, una per canzone, da cui anche il titolo del loro disco, su cui compariva un vucumprà pronto a scattare, curato da Valerio Bulla. Le stesse che vengono scattate ai turisti nella città eterna, quelle che paghi un’occhio della testa e poi appendi al frigo relegandole a oggetto di casa. Certo Carlo e Franco non hanno inventato niente di nuovo, ma hanno riportato in voga una cosa importante: concretizzare un ricordo, fare a meno del digitale. Che restino inchiodate alla tua quotidianità da una brutta calamita, che vengano bruciate o tagliate in seguito ad un orrendo litigio, le Polaroid ci raccontano di quanto siamo stati amati, felici, abbronzati o sfocati ma soprattutto, che quello era un momento che non volevamo dimenticare.