I Soul Clap sono la perfetta congiunzione tra ricerca e innovazione. Le loro sonorità, se pur figlie di esperienze passate dove la musica aveva ancora un messaggio generazionale e politico, sono uno dei progetti più freschi ed interessanti del panorama internazionale. Ed è proprio questo il centro della loro nostra chiacchierata: ricordare il passato per guardare al futuro.

Dopo aver partecipato a ICONIC, il nuovo appuntamento domenicale organizzato da Lele Sacchi e Rollover all'Apollo Club di Milano, lo scorso 8 ottobre, i Soul Clap sono emersi anche nel nostro Paese grazie alle sonorità dance black, accostate a quel sound house, afro e funky che non guasta mai. 

 

#1 Da dove vengono i Soul Clap musicalmente parlando? Quali sono stati gli elementi sia musicali che socio-culturali che vi hanno spinto ad affrontare un determinato genere musicale?

I Soul Clap provengono principalmente dal Funk, Jazz, Hip Hop, Reggae, Rock, Punk, Hardcore e naturalmente dal Rave. Il nostro amore per il DJing nasce dagli anni '90, ma è scoprendo il delirio e la potenza di generi come l’House, Drum & Bass, Jungle, Garage e la Techno, che abbiamo capito di voler diventare parte della storia dei DJ.

 

#2 Quanto è stata importante la figura di Caril Mitro per la vostra crescita artistica?

Caril ha giocato un ruolo fondamentale nella nostra crescita insegnandoci molto sulla musica house, sulla vita in generale e raccontandoci storie sul passato della disco music. Siamo lusingati che Caril, insieme al suo compagno in affari Tom, ci hanno da subito accettati e posti sotto la loro ala protettrice. Quel periodo trascorso con loro è stato fondamentale agli inizi dei Soul Clap.

 

#3 Avendo fondato la Soul Clap Records con l’intento di puntare un riflettore sui giovani talenti di Boston, vi sentite un pò come dei veri mecenate?

E' stata proprio la nostra compilation dell'anno, Dancing on The Charles, ad aver dato luce per la prima volta ai giovani talenti di Boston; accadono sempre cose interessanti e creative nella community di musica elettronica a Boston. Amiamo le nostre radici e continueremo sempre a rappresentare BEANTOWN!

 

#4 Secondo voi, la Crew Love Records di cui fate parte insieme a Wolf + Lamb e la Double Standard, potrebbe essere paragonata al collettivo artistico che furono i Funkadelic negli anni 70?

Niente può essere paragonato a quello che i Funkadelic hanno fatto in passato, ma un aspetto che la Crew ha in comune con loro è che siamo un gruppo di artisti di talento, pieni di creatività, che amano stare insieme e collaborare per fare musica e dar vita a questi incredibili eventi Crew Love.

 

#5 A proposito dei Funkadelic, nel vostro ultimo lavoro avete lavorato a stretto contatto con George Clinton e Billy “Bass” Nelson. Pensate che ancor oggi il soul e il funk possano avere un marcato senso politico come fu negli anni 70, con l’avvento della Motown?

Beh mentre George Clinton ha iniziato con Motown, musica funk e soul, lui è andato oltre il semplice fulcro musicale. Politicamente parlando, il funk e il soul sono assolutamente qualcosa di reale e importante. Anche se questo va contro la guerra, i diritti civili, i diritti dei lavoratori, la violenza antisemita, spesso c'è un forte messaggio politico nella musica. Ma considerate che, negli anni '60 e '70, la politica è stata trattata in quasi tutti i generi musicali. Nei turbolenti giorni d'oggi speriamo che la musica popolare possa davvero iniziare a condividere un messaggio di guida, protesta e speranza. Dio sa e i politici non possono fermarlo!

Intervista ai Soul Clap Ospiti durante la serata ICONIC a Milano, il duo amricano ci racconta da dove nasce il loro sound  | Image 0

ICONIC torna il 22 ottobre con Rimini, Italia 1989 in cui lo special guest sarà dj Rame dei Pastaboys. Scoprite di più qui.