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Wearable technology

the future of wearables

Wearable technology the future of wearables

Inizio di ottobre. L'Apple Watch invade la Fashion Week parigina. L' azienda di Cupertino sceglie il concept store Colette per il suo debutto, sotto lo sguardo incuriosito di Anna Wintour e Karl Lagerfeld.                                                                                                

Pochi giorni dopo lo smartwatch è protagonista della copertina del numero di Novembre di Vogue Cina, indossato dalla modella Liu Wen. Con sette cinturini ed una miriade di possibilità visive, l'ultima novità di Tim Cook si appresta a fare il salto di qualità da oggetto per smanettoni a vero e proprio prodotto fashion. Grazie ad un'attenta strategia di marketing la Apple si insinua tra le fila di fashion influencer e riviste:  "L'orologio è prima di tutto un prodotto dal designer magistrale - sottolinea Jony Ive, designer del marchio fondato da Steve Jobs ". La tecnologia arriva quasi per seconda. "E' un bell'oggetto, un dispositivo che potrebbe piacervi anche se non vi piacciono questo genere di cose." Il mondo dei geeks rincorre quello della moda da diverso tempo, alla ricerca di un nuovo pubblico e, di conseguenza, di maggiore impatto sull'economia.  

                                            

Secondo molti come Diane Von Furstenberg, il felice matrimonio tra i due campi è solo questione tempo. Secondo la stilista, "La definizione di moda, che lo scorso anno ha lanciato i Google Glass è l'air du temps, l'essenza del tempo in cui viviamo, perciò è assolutamente normale che incontri la tecnologia." Di altro parere è Carine Roitfeld, editore capo di CR Fashion Book secondo la quale: "Il problema della tecnologia è il suo essere fredda." 

Anonime, prive di un design interessante, spesso decisamente brutte queste invenzioni sono lontane da essere oggetto del desiderio per schiere di fashionisti. 

Come creare delle wearable technologies che la gente voglia realmente indossare?

Questo resta il vero problema. Gli stilisti oggi continuano a collaborare con gli ingegneri alla ricerca di quel Santo Graal che farà scattare la vera rivoluzione.  Acer con Christian Cowan-Sanluis, nome dietro molti looks di Lady Gaga, lancia il Selfie Hat, mentre Opening Ceremony propone il bracialetto MICA (My Intelligent Communication Accessory), dispositivo realizzato con Intel che consente di rimanere collegati per la visualizzazione di messaggi ed altre notifiche direttamente sul polso.

Gli ultimi anni sono pieni di esperimenti più o meno riusciti, ma la storia tra moda e tecnologia ha radici molto più lontane. E' del 1956 l'Electric Dress di Atsuko Tanaka, dei primi anni '80 l'abito cyborg di Steve Mann. E come non menzionare il vestito metallico di Paco Rabanne o lo space suit di Pierre Cardin?

Nel ventesimo secolo l'approccio più diffuso è legato al futuro, con geometrie, materiali metallici ispirati ai robots. Ora le cose sono cambiate. La tecnologia di semplificare, di rendere abiti ed accessori più comodi, lavabili, resistenti, speciali. E se fino a questo momento l'industria del fashion si è rivolta a scienziati ed ingegneri per creare tessuti migliori e stampe 3D, domani chissà.

Riuscirà l'Apple Watch a cambiare le cose? Solo il tempo ce lo dirà. Intanto vi diamo la nostra top five delle migliori creazioni nate dal matrimonio tra moda e tecnologie. 

#1.The Crystallisation Collection di Iris Van Herpen.

La designer olandese per la sua proposta primavera-estate 2012 di haute couture collabora con la compagnia MGX by Materialise e l' artista Daniel Widrig. Insieme creano una serie di abiti stampati in 3D ispirati dalla trasformazione di un liquido in cristalli. Quando la tecnologia diventa sinonimo di nuova artigianalità.

#2. Hussein Chalayan's Morphing Dresses.

 

Stagione SS07, con la collezione One hundred and eleven lo stilista da sempre innovativo, trasforma la tecnologia indossabile in un oggetto sofisticato e concettuale: 5 abiti, 3 decadi. Chalayan realizza una serie di abiti dotati di microchips ed animatronics che si trasformano, da abito Vittoriano a creazione stile flapper, da pezzo del New Look di Dior a lavoro di Paco Rabanne.

 #3. Richard Nicoll's optic dress

Quello visto sulle passerelle londinese di questo anno è forse il primo vero esempio veramente riuscito di wearable technologies. Richard Nicoll, collaborando con la società Studio XO, crea un abito fatto con un tessuto in fibra ottica attivato da LED ad alta intensità, dall'effetto etereo e magico.

#4. Ying Gao's Inditex of Indifference.

Algoritmi e moda. Ying Gao, professore di Montreal, realizza una collezione di ready to wear ispirata dall'indifferenza degli utenti di internet verso la politica. Gao raccoglie i dati di un sondaggio online e li usa per manipolare la struttura di una camicia nel corso di quattro settimane. 

#5. Paco Rabanne's Manifesto collection

 

E' la fine degli anni '60, Jane Birkin, Francoise Hardy e Brigitte Bardot indossano abiti di metallo e plastica rigida. E' la rivoluzione modaiola di Paco Rabanne.