
Cosa è cambiato nello stile di Harry Styles? Da Elton John a Dick Tracy il passo è breve
C’è stato un momento, tra il 2017 e il 2023 circa, in cui Harry Styles era al vertice assoluto della fama. In quella che è forse una delle più famose alleanze tra musica e moda del XXII secolo, l’estetica di Styles è stata indissolubilmente legata a quella del Gucci di Alessandro Michele, al punto in cui Styles collaborò con il direttore creativo a un’intera collezione di nome Gucci HA HA HA, nel giugno 2022, oggi considerabile come il “salto dello squalo” dopo il quale il sodalizio artistico dei due si incartò.
Pochi mesi dopo l'uscita della collezione, Michele uscì da Gucci, l’album Harry’s House segnò una cesura nella carriera del cantante, che però continuò a indossare le sue salopette di strass, le pellicce, i top trasparenti e i pantaloni lamè con frange fino al 2023, sia per il Love On Tour che per i Brit Awards.
A onor del vero, Styles non indossava soltanto Gucci in quel periodo: ricordiamo ancora tutti quel cardigan di JW Anderson, la tuta Egonlab e i vari outfit firmati Molly Goddard, Loewe, Eliou ed S.S. Daley, brand di cui divenne anche finanziatore nel 2024. Nel frattempo, cavalcando l’onda genderless, Styles e il suo stylist Harry Lambert lanciarono il brand Pleasing nel 2021, producendo smalti per unghie e profumi e collaborando anche con JW Anderson nel dicembre del 2024. Oggi però le cose sono leggermente cambiate, ma come?
Nuovo album, nuova vita
Dopo qualche anno di pausa e il tentativo (non riuscitissimo) di lanciare una carriera nel cinema, Styles è tornato alla musica nel marzo 2026 con Kiss All the Time. Disco, Occasionally., album che ha abbandonato la psichedelia romantica dell’era precedente in favore di sonorità più elettro-disco. Il cambiamento estetico però era evidente già dalla copertina: un regolare paio di jeans e una t-shirt blu in maglia fatta dall’artista di maglieria Patrick Carroll molto distante dal kitsch del Love On Tour e parecchio più in linea con la nuova linea normcore che ha dominato il menswear negli ultimi anni.
Se nei suoi frequenti avvistamenti per strada la nuova divisa di Styles sembra essere rappresentata da shorts molto corti, sneaker basse e un top spiritoso o comunque dall’aria retrò, con o senza un lungo trench a seconda del meteo, le apparizioni pubbliche del cantante contengono forse ancora più moda che in passato.
Oltre all’ensemble di Versace by Dario Vitale con cui è apparso nelle grafiche del progetto promozionale We Belong Together, Styles ha abbracciato uno stile più tradizionale del solito che ha stupito molti, fatto di giacche e cravatte, completi spezzati e scarpe basse ma la cui vera anima è il colore. Ma questa nuova direzione stilistica avrà davvero fatto un taglio radicale col passato?
Massimalismo sartoriale
Con un gusto cromatico che sembra ripreso dai costumi variopinti di Dick Tracy, lo stylist Harry Lambert ha vestito Styles usando diverse triadi di colori o combinazioni di toni complementari: si sono visti moltissimi gialli che andavano dalla tonalità del limone a quella del burro; numerosi accostamenti con freschi blu cobalto o azzurri chiari; combinazioni di rossi, aranci e borgogna ma anche diversi colori neutri per ancorare il look. Il tutto animato da studiate deviazioni dalla forma: una camicia con fantasia dalmata, jazz shoes di pelle bianca, cravatte e persino un blazer custom di Chanel in cui le linee del classico gessato apparivano erose e, per questo, quasi tridimensionali. Un altro look includeva un bomber rosso abbinato a camicia azzurra con colletto bianco, cravatta a fiori, pantaloni blu e scarpine bianche.
Il nuovo look di Styles gioca molto sulle proporzioni: i vari pezzi presentano elementi strutturali assai pronunciati, e parliamo dei colletti delle camicie, delle spalle e dei baveri delle giacche, di pantaloni effetto baloon dalla linea curva sempre abbinati a scarpine piatte e dall’aria elastica. L’effetto di dinamismo è poi pronunciato dalla combinazione di tessuti ora compatti e setosi ora porosi, dai punti luce inaspettati delle calze bianche.
Non è un caso se molti degli outfit visti addosso al cantante sono firmati dal Celine di Michael Rider, da Valentino e da Prada. Lo stile è stato definito «corp-core» da Lambert stesso, anche se la definizione pare insufficiente. Di fatto, è un massimalismo sartoriale che passa dai vibe glam e anni ’70 dell’era di Michele alle atmosfere pop degli anni ’80.
Un nuovo tipo di menswear
La famosa androginia di Styles però non è sparita: la t-shirt in maglia croppata che ha indossato al concerto di Wembley, ad esempio, indica forse che è il womenswear ad assomigliare al menswear oggi, e non il contrario. Sempre a Wembley, abbiamo visto Styles indossare un completo di S.S. Daley composto da un blazer gessato, pantaloni con un leggero flare corti fino alle caviglie con cintura rosa, una camicia azzurra e, sotto di essa, una canotta gialla con fantasia floreale. Scarpe Marsèll e calzini bianchi completavano il look citando obliquamente i look di Fred Astaire. Proprio su questo punto il discorso online si è diviso: i look più maschili di oggi confermano il queerbaiting quelli di ieri?
A volte la moda è solo moda
this quite literally might be the best thing harry has ever worn pic.twitter.com/jR8LGPnK4y
— dani (@melons4louis) June 12, 2026
È vero che Styles è stato, a suo modo, rivoluzionario nel farsi ambasciatore della moda genderless finendo però per spremerla commercialmente fino alla forzatura. Ma ogni pop star in ogni epoca ha approfittato e capitalizzato sul proprio successo e sulla propria capacità di scatenare dibattiti. I dibattiti, almeno in tal senso, erano positivi.
È anche vero che la fase genderless di Styles si è svolta nell’era del peak woke, in cui la retorica dell’identity politics aveva fatto diventare l’estetica queer e in generale l’androginia il topic più ingaggiante e commerciale di sempre. Non è impensabile che una pop star adotti le mode e i trend dell’epoca in cui si trova: in Italia sia i Maneskin che Achille Lauro fecero lo stesso, persino a Sanremo, così come oggi lo fa anche un cantante sleazepop come 2Hollis. Oggi non solo quei trend sono cambiate, ma l’audience di Styles è cresciuta con lui, dunque ha senso che il suo vestiario sia maturato di conseguenza.
Sarebbe scorretto dire che Styles ha ripudiato il suo vecchio modo di vestire: l’ha piuttosto aggiornato. A essere cambiata è piuttosto la retorica della stampa che, sempre in cerca di controversie e di click, o comunque di racconti nuovi che attirassero l’attenzione, ha smesso di proporre il cantante come l’alfiere di un movimento sociale più grande per scatenare polemiche nelle sezioni commenti. E, cosa non da poco, i nuovi outfit di Styles funzionano molto e bene: a volte, in fondo, la moda è solo moda.