
Che cos’è lo “sleazepop”? Il nuovo genere musicale preferito della Gen Z
Cosa hanno in comune 2hollis, underscores, Ninajirachi, Jane Remover, fakemink, Tiffany Day, rommulas, i Frost Children e tutti i nuovi artisti preferiti dalla Gen Z più di nicchia? Condividono gli stessi ascoltatori e, nonostante siano tra i nomi più acclamati dell’ultimo anno, accumulando folle tra Coachella, Primavera Sound, Lollapalooza e Gov Ball, non sono mai appartenuti davvero a un genere musicale preciso. Almeno fino a oggi. Perché il sound che ha invaso le scene creative di tutte le capitali del mondo, da Dimes Square a Seongsu-dong fino a Milano Sud, non aveva ancora un nome. Troppo melodico per essere semplicemente hyperpop, troppo poco rock per essere davvero electroclash, non abbastanza rap per rientrare nel rage. Abbastanza di tutto, invece, per essere sleazepop.
Da dove nasce lo sleazepop?
@govballnyc STAR @2hollis #govball original sound - Gov Ball
Come accade per quasi tutti i fenomeni culturali della Gen Z, anche lo sleazepop non è nato da un giorno all’altro. Le sue radici affondano nella metà degli anni Dieci, quando produttori come A.G. Cook e SOPHIE hanno iniziato a ridefinire i confini della musica pop attraverso il progetto PC Music, una label indipendente di Londra. Quello che all’epoca sembrava un esperimento di nicchia, fatto di sintetizzatori ipercompressi, voci manipolate e riferimenti continui alla cyberculture, avrebbe presto trovato un nome nell’hyperpop, etichetta poi adottata e amplificata dalle piattaforme di streaming per descrivere il genere musicale.
Nel corso degli anni, però, quel suono ha continuato a mutare. Al pop digitale si è aggiunto il ritorno dell’estetica indie sleaze dei primi anni 2000. Il punto di svolta è arrivato probabilmente nel 2024 con il fenomeno Brat di Charli xcx, che ha riportato l’elettronica massimalista e la club culture al centro del mainstream, aprendo la strada a una nuova generazione di artisti cresciuti tanto con SoundCloud quanto con TikTok. A tutto questo si aggiunge un altro fenomeno tipicamente Gen Z, il nuovo bisogno di sentirsi niche: essere conosciuti ma non famosi, ascoltare musica che non passa per la radio, avere riferimenti artistici e creativi che non arrivano dal mainstream (ma che, molto probabilmente, sono stati scoperti proprio su TikTok). La poser culture 2.0, insomma.
Non stupisce, quindi, che anche questo nuovo ecosistema musicale abbia avvertito il bisogno di darsi un nome. Secondo Dazed, il termine sleazepop sarebbe stato coniato nel 2025 dall’anonimo creator americano Sleaze Pop Daily, prima su una fanpage Instagram e poi sul subreddit r/Sleazepop, nato per raccogliere tutti quegli artisti che sfuggivano alle tradizionali etichette di hyperpop, electroclash o rage. Più che inventare un genere musicale, l’intuizione dello user sembra aver dato un’identità condivisa a una scena che esisteva già, accomunata tanto da un’estetica di una community quanto da un sound iperspecifico.
Il 2026 è l’anno dello sleazepop
@jackinthe.pit NINAJIRACHI AND UNDERSCORES AT COACHELLA?? #ninajirachi #underscores #coachella #coachella2026 #edm original sound - JACKINTHEPIT
Tutti questi addendi hanno fatto sì che lo sleazepop diventasse il nuovo genere musicale preferito della Gen Z, seguendo una traiettoria che ricorda, per certi versi, quella della trap intorno al 2015. Anche allora si trattava di una scena apparentemente di nicchia, relegata a Internet e alle sottoculture, che nel giro di pochi anni sarebbe diventata il nuovo mainstream.
Non a caso, Underscores aprirà alcune date del nuovo tour di Charli xcx e Tell Me (U Want It) è stata indicata dagli editor di Spotify come la traccia migliore della prima metà del 2026. Fakemink, nel frattempo, non è più soltanto uno dei nomi più promettenti del rap britannico, ma ha già sfilato per Gucci e si è consolidato come uno delle muse della nuova era di Demna. 2hollis è passato dai forum di Internet ai palchi dei principali festival internazionali, Ninajirachi è stata la rising star del Coachella di quest’anno e Jane Remover e i Frost Children continuano ad accumulare ascoltatori ben oltre i confini delle rispettive nicchie.
La domanda giusta non è se lo sleazepop diventerà il prossimo grande genere musicale, ma se sia davvero un genere. Perché, proprio come era successo con l’hyperpop, lo sleazepop sembra descrivere meno un suono e più una generazione di artisti e ascoltatori che condividono la stessa estetica, gli stessi riferimenti culturali e lo stesso algoritmo. Che sia davvero la nascita di una nuova sottocultura? O forse è il primo assaggio del pop dei 2030s?