Francesco Risso è il nuovo direttore creativo di GU, il brand fratello di Uniqlo Il mondo della moda di massa attira sempre più designer del lusso

Dopo Clare Waight Keller da Uniqlo, Kim Jones da Bosideng, Samuel Ross da Zara e Heron Preston da H&M (che però a metà 2025 ha interrotto la collaborazione), la schiera di designer di moda di lusso che emigrano verso le più democratiche sponde della grande distribuzione si è ingrossata con un nome importante: Francesco Risso. Fast Retailing, la compagnia dietro Uniqlo, ha infatti annunciato oggi che Risso è il nuovo direttore creativo di GU, il brand-fratello di Uniqlo che, dopo anni di successi in Asia, è arrivato l’anno scorso in America e ora si prepara a una futura espansione. Il designer, inoltre, creerà una collezione continuativa con Uniqlo che vedremo nel corso dell'anno.

Nel discutere della sua nomina con Vogue, Risso ha detto di voler disegnare vestiti «per le persone reali» e del bisogno che i concept creativi hanno di «un’infrastruttura che raggiunga le persone in tutto il mondo». Parole che riecheggiano quelle dei tanti designer che hanno saltato il fosso negli ultimi anni, specialmente nel doppio desiderio di creare un concept creativo più realistico di quello della moda e portarlo a un pubblico più vasto di quello della moda.

Ad ogni modo, la prima collezione di Risso per GU dovrebbe arrivare per la stagione FW26, e dunque presto, e le premesse paiono buone già ora dato che il brand di Fast Retailing è noto da anni agli insider del settore per le sue molte collaborazioni creative, la più importante delle quali è quella stabilita con Jun Takahashi di Undercover che collabora sia con Uniqlo che con GU da oltre un decennio e che di recente ha presentato una linea separata per quest’ultimo brand di nome UG (è facile confondersi onestamente) portando i propri stilemi in un guardaroba molto abbordabile. Ma la domanda resta: come mai Francesco Risso? E come mai proprio adesso?

Ieri l’Asia, oggi l’America, domani il mondo?

Aperto in origine nel 2006, GU ha conquistato l’intera costa pacifica dell’Asia in poco meno di un decennio. Nel 2013 apriva a Shanghai, nel 2014 a Taiwan e nel 2018 in Corea del Sud. L’idea dietro la catena di negozi era quella di proporre una versione ancora più economica degli abiti di Uniqlo, ovviamente pensata per un pubblico più giovanile e meno attratto dai pezzi basic che rappresentano le fondamenta della missione del brand ammiraglio di Fast Retailing. Il pezzo più leggendario di GU erano infatti i jeans da 990 yen, cifra che corrisponde a poco più di cinque euro la cui produzione venne però interrotta nel 2014.

A partire dal 2021, con un’impronta internazionale consolidata, GU iniziò con le collaborazioni. La prima è con Undercover, precisamente in quell’anno, che poi è durata fino a oggi. Le altre due più notevoli furono con Rokh e con Engineered Garments. Adesso la collaborazione con Undercover è diventata una vera e propria linea mentre il brand è arrivato negli USA nel 2024 prima con un pop-up poi con un flagship a New York. E la nomina di Risso pare preludere a un’espansione ancora più marcata in Europa, dove l’arrivo di Uniqlo è stato un grande successo.

Alla conquista del mercato

@alexthanhn @GU (), the sister brand of @UNIQLO USA, was kind enough to invite me to visit their flagship store in Soho, NY. Thank you so much for taking care of me family. #fyp #fitcheck #lifestyle #summerfashion #mensfashion #ootd Who Told You - J Hus

A differenza di Zara e H&M, le cui collaborazioni tendono a essere singoli momenti “esplosivi”, la strategia di Fast Retailing per le collaborazioni con designer sono state più “effusive” e cioè meno frequenti nel tempo, meno strombazzate dai media ma anche tendenzialmente più continuative. A differenza di designer di grido, l’azienda ha sempre preferito creativi più impegnati o impegnativi come Jonathan Anderson, Jil Sander, il duo di Lemaire e anche lo stesso Risso nel 2022. Per GU il concetto è sempre stato simile ma semplicemente più a buon mercato e dunque anche con uno stile, come quello di Undercover, più orientato a grafiche più moderne e giovanili e meno basico.

L’espansione che sembra coinvolgerà anche GU (non abbiamo annunci ufficiali ma l’azienda parla di una «prossima fase di crescita») è probabilmente orientata a scalzare dalla loro pole position concorrenti come Temu e Shein, cavalcando l’ottima reputazione dell'azienda. Quest’ultimo, in effetti, come reputazione, si trova ad anni luce lontano dai brand di Inditex e a stento lo si considera come fast fashion. E proprio in un momento in cui l’Europa e gli USA vogliono tassare le piccole spedizioni in arrivo dalla Cina e i tentativi di approdo in Europa di Shein vengono avversati politicamente e dal pubblico, GU potrebbe proporsi come alternativa che è altrettanto a buon mercato ma con una reputazione molto più accettabile.

La scelta di un direttore creativo europeo, infatti, dopo il buon successo del lavoro di Clare Waight Keller da Uniqlo, potrebbe voler segnalare il desiderio di presentarsi al mondo occidentale e in particolare al pubblico europeo, più selettivo, non soltanto con un viso noto ma con un nome apprezzato come quello di Risso, un designer molto quotato la cui scelta professionale, dati i tempi, forse sorprende ma sicuramente non stupisce. Con i suoi prezzi abbordabili e la sua qualità senza tempo, Uniqlo sta già conquistando il middle market abbandonato da tanti brand premium e di lusso, abbandonando dietro di sé la nomea di fast fashion.

Perché così tanti designer famosi lavorano per la grande distribuzione?

La migrazione di designer verso la grande distribuzione e, in diversi casi, verso grandi catene asiatiche è dovuta principalmente a due fattori. Il primo è il tema del budget: mega-brand come Uniqlo, ma anche Bosideng o Zara, possono pagare questi direttori creativi lo stesso stipendio dei padroni francesi o italiani dei brand senza quasi nessuno dei rischi associati alle vendite scarse che esistono nella moda di lusso. In Asia ci sono tecnologie, manifatture e possibilità molto diverse da quelle che si trovano in Europa e in America, oltre che un pubblico assai più ampio e partecipe.

Il secondo fattore riguarda le pressioni lavorative. La moda dà grandi soddisfazioni ma è senza dubbio uno sport sanguinario e, francamente, è facile capire perché diversi creativi preferiscano la relativa semplicità e assenza di inaudite pressioni che si deve provare nella grande distribuzione. Non ci sono otto collezioni l’anno che andranno disegnate una dopo l’altra a rotta di collo, non ci sono tediose questioni con i merchandiser che devono tradurre in termini commerciali i concept della sfilata e, soprattutto, e questa è una supposizione nostra, non c’è quella sgradevole sensazione di lavorare tanto per poi vedere i propri design diluiti e indossati da un numero così ristretto di clienti.

La verità è che, come succede da anni, il lusso e la grande distribuzione si imitano e si inseguono l’un l’altro da anni: i grandi brand di lusso producono capi basici e non rischiosi che finiscono per assomigliare a quelli della grande distribuzione; la grande distribuzione vuole elevare la propria immagine e la propria proposta proponendosi come una serie di brand veri e propri e non come semplici produttori di vestiti. E per gli insider della moda di mezzo mondo, ormai, non è più così strano mescolare abiti firmati e capi usciti da Zara o Uniqlo. Lo stigma del fast fashion, insomma, sta andando via e nel futuro vedremo forse sempre più designer quotati disertare il mondo del lusso. Il punto allora diventa: quand’è che il lusso inizierà a farsi delle domande?

Takeaways

- Fast Retailing ha annunciato Francesco Risso come nuovo direttore creativo di GU, il brand sorella di Uniqlo più economico e giovanile, segnando l'ennesima migrazione di designer di lusso verso la grande distribuzione democratica.

- Dopo successi in Asia e l'arrivo negli USA nel 2024, GU si prepara a un'espansione globale, potenzialmente in Europa, sfruttando collaborazioni continuative come quella con Jun Takahashi di Undercover e una reputazione superiore a concorrenti ultra-fast fashion come Shein e Temu.

- La scelta di Risso riflette il desiderio di raggiungere un pubblico più vasto con abiti per "persone reali", offrendo stipendi elevati, minori pressioni e un'infrastruttura mondiale rispetto al lusso tradizionale.

- Questo trend evidenzia come lusso e mass retail si stiano avvicinando, con i designer che preferiscono impatto reale e stabilità, spingendo il settore premium a interrogarsi sul proprio futuro.