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Che cos’è l’estetica Dark Academia?

Dalla letteratura alla moda, passando per TikTok

Che cos’è l’estetica Dark Academia? Dalla letteratura alla moda, passando per TikTok
Saint Laurent FW15
L'Attimo Fuggente (Peter Weir, 1989)
The Riot Club (Lone Scherfig, 2014)
Ritorno a Brideshead (Julian Jarrold, 2008)
Tormented (Jon Wright, 2009)
Kill Your Darlings ( John Krokidas, 2013)
Harry Potter e l'Ordine della Fenice (David Yates, 2007)
Dorian Gray (Oliver Parker, 2009)
Cruel Intentions (Roger Kumble, 1999)
Cracks (Jordan Scott, 2009)
Undercover FW17
Undercover FW20
Undercover FW19
Burberry FW16
Picnic ad Hanging Rock (Peter Weir, 1975)
St. Trinian's (Oliver Parker, 2007)
Prada FW17
Dior Homme FW07
Balmain FW19
Yohji Yamamoto FW20
Gucci SS20
Raf Simons FW20
Raf Simons FW16
Gucci FW20
Dior FW20
Dior Haute Couture SS21
Celine FW20
Gucci SS21
The Dreamers (Bernardo Bertolucci, 2003)

Digitando sulla barra di ricerca di TikTok l’hashtag #darkacademia si noterà un numero gigantesco di visualizzazioni, che si aggira intorno ai 519,7 milioni. L’hashtag #darkacademiaaesthetic ne ha invece 76 milioni mentre sono 9 milioni le views per #darkacademiaoutfits. Più che di un trend si dovrebbe dunque parlare di un fenomeno conclamato, a cui persino il The New York Times ha dedicato un articolo di approfondimento e che sembrerebbe aver fatto capolino anche nell’ultima collezione di Celine, che ne mescolava le influenze a un’estetica più emo-punk. Su un piano puramente superficiale, quest’estetica si risolve in un guardaroba ispirato all’immaginario inglese del King’s College di Cambridge e della Oxford edwardiana con in più un tocco gotico: abbondanza di blazer e tweed, maglioni a collo alto o bianchi da cricket, scarpe di pelle formali, una palette di colori che va dal grigio al beige, accessori sofisticati e dall’aria vintage e in generale a una versione romantica e molto dark del classico stile preppy. Nonostante un moodboard di riferimenti abbastanza preciso, comunque, il tema portante di questa estetica sono i libri e la letteratura, specialmente i classici e gli autori del romanticismo.

Anche se sarebbe forse più corretto dire che non è tanto la cultura il perno di quest’estetica, quanto l’estetizzazione della cultura – ossia la cultura ridotta ad aspetto esteriore, fondale di scena o prop sentimentale. Come scrive Caroline Kloster sulle pagine di L’Officiel

L’estetica academia cerca di emulare la sofisticazione e lo status associati agli atenei più prestigiosi. L'elitarismo di questi gruppi dà all’estetica un senso di tradizione consolidata, ma lo sovverte tramite una comunità più diversificata. 

L’origine dell’estetica dark academia viene fatta risalire a un romanzo degli anni ’90, Dio di Illusioni di Donna Tartt, che racconta le vicende di un gruppo di eruditi studenti universitari alle prese con un omicidio nel college, e si è propagata nel mondo pre-Instagram tramite Tumblr cavalcando anche il fenomeno mondiale di Harry Potter, che ha insegnato a Millennial e Gen Z il fascino esoterico dei tomi antichi e polverosi, delle uniformi inglesi dal gusto retrò e delle architetture di stile Gothic Revival. La spina dorsale di quest’estetica è però tutta cinematografica: L’Attimo Fuggente, Kill Your Darlings, Dorian Grey, Ritorno a Brideshead ma anche moderne serie tv come la spagnola Elite o Sabrina.

L'Attimo Fuggente (Peter Weir, 1989)
The Riot Club (Lone Scherfig, 2014)
Ritorno a Brideshead (Julian Jarrold, 2008)
Tormented (Jon Wright, 2009)
Picnic ad Hanging Rock (Peter Weir, 1975)
St. Trinian's (Oliver Parker, 2007)
The Dreamers (Bernardo Bertolucci, 2003)
Harry Potter e l'Ordine della Fenice (David Yates, 2007)
Dorian Gray (Oliver Parker, 2009)
Cruel Intentions (Roger Kumble, 1999)
Cracks (Jordan Scott, 2009)
Kill Your Darlings ( John Krokidas, 2013)

Questo tipo di estetica è anche parzialmente arrivata nel mondo della moda. Sicuramente il Gucci di Alessandro Michele si rifà per alcuni aspetti a un immaginario British da accademia in una versione più genderfluid e variopinta. Ad avvicinarsi di più a questo mondo, sono forse stati altri designer, come Yohji Yamamoto, che ha incorporato molto dell’estetica edwardiana nelle sue collezioni e Jun Takahashi di Undercover, le cui collezioni sono spesso intrise di un cupo romanticismo, ma anche il Raf Simons della FW16 che, pur abbracciandone il lato più punk, ha creato in quella collezione una sua versione dark, oversize e decostruita delle classiche uniformi universitarie. Ma il trend ha assunto una forma compiuta solo quest’estate e a oggi una piena interpretazione sul piano fashion deve ancora trovare un'espressione anche se, come la gallery in basso dimostra, versioni a tinte fosche di look studenteschi sono apparse a intermittenza nelle sfilate degli ultimi vent'anni, dal Burberry di Christopher Bailey fino all'ultima collezione di Maria Grazia Chiuri per Dior. L’ultima sfilata di Celine, comunque, sembra averne preso in prestito numerosi tratti, inclusa la fascinazione per l’architettura antica e il gusto per un vestiario formale ma a tinte dark, completo di mantelli, farsetti e maglioni dallo scollo profondo in stile college.

Dior Haute Couture SS21
Gucci SS20
Gucci FW20
Gucci SS21
Raf Simons FW20
Raf Simons FW16
Dior FW20
Dior Homme FW07
Celine FW20
Prada FW17
Balmain FW19
Yohji Yamamoto FW20
Saint Laurent FW15
Undercover FW17
Undercover FW20
Undercover FW19
Burberry FW16

Al di là delle possibili problematiche connesse a quest’estetica (eurocentrismo, elitismo, romanticizzazione di malattie mentali e suicidio e via dicendo), vale la pena sottolineare come la community  dietro il fenomeno sia, in primo luogo, più inclusiva di quanto si potrebbe sospettare, supportata com’è da giovani blogger che vanno al di là delle sue ispirazioni eurocentriche e anzi incoraggiano l’unione di tradizioni non-europee nel suo canone, specialmente sul piano dei consigli letterari; in secondo luogo, che, a differenza di subculture come gli e-boy, abbracci tutti gli ambiti del lifestyle nella sua concezione, dall’arredamento alla cultura personale fino a hobby come gli scacchi e la pittura, anche se l’abbigliamento ne costituisce il perno fondamentale. Verrebbe quasi da dire che in un’epoca di forti polarizzazioni ideologiche, anti-scientismo galoppante e una modernità sempre più distopica, l’estetica dark academia rappresenti non solo puro escapismo, ma una reazione alle prolungate chiusure degli istituti scolastici a causa del lockdown. Un vero e proprio tentativo delle generazioni più giovani di rapportarsi a un patrimonio culturale classico sempre più abbandonato e lasciato indietro dalla società.