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Streetwear e sartoria possono coesistere?

Ermenegildo Zegna e Fear of God lanciano la sfida

Streetwear e sartoria possono coesistere? Ermenegildo Zegna e Fear of God lanciano la sfida

In un momento storico in cui abbiamo lasciato alle spalle il decennio che ha rivoluzionato il mondo della moda con lo streetwear e Virgil Abloh ha profetizzato la morte dello stesso nei prossimi anni, ci troviamo davanti a una collaborazione che potrebbe riscrivere le regole del gioco. Alessandro Sartori, designer per Ermenegildo Zegna, e Jerry Lorenzo, creatore del brand americano Fear Of God, hanno deciso di unire le forze per lanciare una capsule maschile, compresi degli accessori luxury a prezzi premium, in vista della Parigi Fashion Week del prossimo marzo. Dalla fusione di queste due menti geniali non possiamo che aspettarci una collaborazione in grado di mettere in luce la sartorialità raffinata, elegante e di spessore del brand italiano, da un lato, con una visione di un lusso moderno da parte del brand di Los Angeles, dall’altro. L’arrivo nelle passerelle di tutto il mondo da parte di giovani designer provenienti da un background di subculture, skateboard, musica, pop-culture, come lo stesso Lorenzo, ha permesso di aprire un ulteriore aspettativa sul luxury fashion. Creare capi che possano incarnare la libertà culturale giovanile in tutto il globo, ma senza dimenticare gli stilemi storici per mantenere un brand ad alti livelli nel lungo periodo: precisione nelle forme, nelle taglie, nelle tecniche artigianali e nello studio accurato di ogni tessuto fabbricato.

Perciò, è importante sottolineare che si tratta di una grande opportunità per entrambi di affacciarsi nei rispettivi mondi mai toccati. L’approccio di entrambi è molto differente: per Sartori, il punto focale nella sua estetica tracciata in modo unico, sta nel mettersi in prima linea per capire l’intera struttura dei suoi capi. Il designer di Zegna ha le idee chiare sul proprio processo di produzione: “tagliare e ricostruire sagome su uomini veri, con un approccio diverso al dimensionamento, perché a Jerry piace lavorare su grandi taglie. Quindi, il 48 è più di un 48, che riflette un corpo più libero piuttosto che una dimensione specifica della spalla o del torace.” Per Jerry, l’intenzione di entrare a piè pari nel mondo della sartoria risale già a qualche anno fa, in cui si confrontava con i suoi consulenti per poter diversificare e innovare il suo prodotto ma senza perdere gli ideali di base. Anche il mercato stesso si è mostrato troppo “vaccinato” da questa ondata di streetwear con felpe vendute a 500 euro per potersi inserire alla pari con i brand come Gucci, Dior e Givenchy ma senza un reale piano di longevità. Off-White ha certamente guidato questa rivoluzione poliedrica con il suo creatore Virgil Abloh (classificata al primo o secondo posto nell'indice Lyst dei marchi più in voga nelle ultime sei stagioni consecutive), capace di fondere la sua creatività architettonica con le tendenze del pubblico, quasi ormai monopolizzato dalla Gen-Z.

Qui, sta il punto di svolta nella collaborazione tra Sartori e Lorenzo: creare un guardaroba che possa guardare verso nuovi consumatori, vogliosi di un ibrido capace di offrire abiti, blazer, pelli lavorate e accessori con l’influenza di due culture opposte. Eleganza al servizio della strada e viceversa. Un passo importante soprattutto per Zegna, che ora potrà avere maggior risonanza negli Stati Uniti, un Paese in cui “non abbiamo raggiunto il nostro potenziale con la nuova Zegna di Alessandro e questo è un modo che potrebbe aiutarci a raggiungere più rapidamente .” afferma Gildo Zegna, CEO dell’azienda omonima. Non parliamo di un accordo come primo obiettivo quello commerciale, ma poter elevare due stili e due mentalità che hanno in comune l’autenticità dei propri prodotti. La raffinata manifattura italiana si lega all’estro senza limiti americana. Questa partnership è una vittoria collettiva per tutto il settore, e ci si potrebbe portare avanti per creare rilevanti opportunità per tanti. Un accordo che ha richiesto un anno di contatti continui, incontri, riunioni e la costruzione di un binario unico in cui veicolare i due approcci di Zegna e Lorenzo. Questa fusione tra streetwear e sartoria è solo l’apice. Già in passato Dior ha collaborato con l’artista Kaws per l’estate 2019, portando sulle passerelle uno stile totalmente reinventato, formale sotto ogni aspetto e senza felpe oversize o t-shirt.

La bolla dello streetwear si è concentrata ovunque, è vero, ma questa continua presenza peraltro con pochi innovatori e tante copie, potrebbe non lasciare margini di crescita. Per molti addetti ai lavori, la parola stessa viene utilizzata solo per indicare lo stile delle sub-culture giovanili, quindi essere parte integrante di una cerchia ben distinta, come Stussy ad esempio. “Penso che lo streetwear venga catturato dalla moda di lusso e [stia] perdendo il suo vantaggio” dice Hiroshi Fujiwara, designer, consulente e creatore di Fragment e considerato all’unanime il padrino dello streetwear. Il ruolo delle felpe,t-shirt e pantaloni oversize è stato spesso rinchiuso in un misero concetto di trend del momento. In verità, in questo momento, la sua influenza è ancora possente e in grado di attirare numerosi pubblici, a partire dai giovanissimi. E’ un ciclo che non può essere spezzato da un giorno all’altro, perchè ha agito come equalizzatore della moda in cui il lusso non è più solo senso di esclusività ma anche di integrazione culturale. L 'influenza commerciale dello streetwear ha ampiamente cambiato il comportamento dei consumi e i modelli di business della moda. In molte aziende come Alyx e Noah hanno assunto un ruolo di leader nella comunità, che si spinge oltre la semplice presenza edonistica.

Voler tener vive le radici e il DNA di chi ha incarnato in sè la visione dello streetwear e lo vive come un lifestyle. Se sei una persona che ha sempre adottato quel modo di vestire, comprerai sempre abbigliamento street. Questo 2020 vedrà molti brand avvicinarsi al concetto di sostenibilità nelle loro linee, seguendo il modello di Patagonia. Non è un cambiamento facile e semplice, ma le intenzioni di fondere le proprie unique value proposition (UVP) verso valori positivi sembrano in crescita. Sempre Noah Clothing, con un post su Instagram, scrive "Stiamo tuttavia lavorando duramente per essere un'azienda responsabile. Produciamo solo in fabbriche e paesi che rispettano i loro lavoratori. Concentrandoci sulla qualità e incoraggiando i nostri clienti a essere informati su ciò che acquistano, speriamo di ridurre gradualmente il consumismo dilagante. Le scelte che facciamo non sono guidate esclusivamente dal denaro e ne abbiamo fatto una pratica da restituire ". Agire con intelligenza in modo da cogliere le nuove opportunità sia sul lato della responsabilità sociale sia sull’aspetto creativo. I due poli della moda si avvicinano sempre più, agendo come personalità unite verso un unico obiettivo di crescita.