Dopo Damien Hirst, Larry Clark e Nan Goldin, Supreme sceglie Gilbert & George per la prima collaborazione della Artist Series SS19 che arriverà nei negozi del brand e online a partire dal 21 marzo. La decisione di omaggiare la coppia italo-britannica è un'ulteriore segnale che avvicina il brand di New York all'Italia e potrebbe essere interpretata come un ulteriore indizio dell’imminente apertura di uno store Supreme a Milano. Sogni a parte, la serie "1984 Pictures", composta da 27 opere fotografiche caratterizzate da colori vibranti, compare su felpe col cappuccio, t-shirt, magliette a maniche lunghe e skateboard. I grandi fotomontaggi a forma di griglia, che compongono alcuni dei lavori più famosi del duo, creano una composizione in bilico tra pop art e cloisonnisme, portatrice di temi controversi come la lotta di classe, corruzione, sesso e morte. I colori e i soggetti delle opere di Gilbert & George sono al centro della capsule collection droppata questa mattina.

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Ancora una volta Supreme ha scelto di omaggiare in chiave street il lavoro di artisti meno noti. La collaborazione tra Gilbert Prousch nato in Italia a San Martino in Badia e George Passmore di Plymouth, nel Devon, inizia alla St. Martin’s School of Art,nel 1967, da quel momento lavorano sempre insieme, dando vita al duo artistico Gilbert & George. Di quel periodo ricordano:

“Avevamo capito che eravamo diversi dagli altri, perché la maggior parte degli studenti d’arte appartengono alla classe media e non hanno troppe preoccupazioni; possono sempre chiamare papà o andare a gestire l’azienda di famiglia o cose del genere. Noi invece, che eravamo dei sempliciotti di campagna, questa possibilità non ce l’avevamo. Sapevamo che se non fossimo diventati artisti sarebbe stata la nostra fine. Dovevamo avere successo.”

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E così è stato. Questo sodalizio si traduce in un lavoro provocatorio, dedicato a sfatare tabù culturali o religiosi, evidenziando le contraddizioni e i pregiudizi della società contemporanea. Il loro lavoro è fortemente ispirato principio Art For All, secondo il quale la rappresentazione artistica non deve escludere nessun aspetto della condizione umana e deve avere necessariamente una funzione educativa. Come confermano in un’intervista a The Telegraph:

"Tutto il mondo è una galleria d'arte. Abbiamo detto che volevamo che tutto il mondo diventasse una galleria d'arte nel 1969. Ed è successo". 

Ed è per questo che la capsule con Supreme (il duo ne ha realizzato una anche con JW Anderson per la SS19) si allinea perfettamente nella loro concezione artistica. I due si presentano rigorosamente vestiti allo stesso modo, quasi sempre in completo sartoriale a tre bottoni, confezionato come da loro ammissione, da un amico vicino Brick Lane. Sin da Bloody life del 1975, sono spesso i soggetti delle proprie opere tanto da essersi autodefiniti “sculture viventi”:

"Essere sculture viventi è la nostra linfa, il nostro destino, la nostra avventura, il nostro disastro, nostra vita e nostra luce…Il centro della nostra arte è un essere umano. Abbiamo una dimensione morale: ciò che è buono e ciò che è male nelle persone".

Sebbene radicata nella scultura e nella performance, la loro produzione artistica comprende anche la fotografia, il disegno, la pittura e il cinema. Eclettici provocatori con lo scopo di far riflettere, anche scioccando. È così fin da quando negli anni ’60 si presentavano con la faccia e le mani dipinte d'oro cantando canzoni popolari inglesi, a sostegno dell’idea che gli artisti dovessero entrare in campo personalmente per ciò che producono. Una poetica visibile dalle più introspettive fotografie "Dusty Corners" degli interni spogli e desolati dell’appartamento a Fournier Street; dai pannelli multicolore degli anni ’80; alla riflessione su malattia e perdita della dignità dell’individuo che toccano l’apice della provocazione con la rappresentazione di escrementi in opere come Shitted e Naked shit pictures.

Instancabili, da cinquant’anni prendono di mira le convenzioni borghesi della società, un “un’osservazione meticolosa, archivistica, psicogeografica del tessuto urbano dell’East End londinese”. Non è un caso che la mostra che gli ha fatto conquistare la notorietà nel 1977 sia stata Dirty Words Pictures, 26 fotografie della coppia affiancate a una serie di frasi come "Cunt Scum" e "Are You Angry o Are You Boring?".

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“Vogliamo che la nostra arte tiri fuori il bigotto dall’interno del liberale e viceversa per far uscire il liberale dall’interno del bigotto“.

Ripetono spesso. E continuano a farlo creazione dopo creazione. Un esempio perfetto è The Fuckosophy, un’opera testuale composta da cinquemila frasi, slogan e motti, di tutte le varianti della parola “fuck”. L’ispirazione? Una conversione di un gruppo di muratori al lavoro nella casa vicina ascoltata da Gilbert & George attraverso la parete. Liberi fino a rasentare la blasfemia, non hanno paura di liquidare chi prova ad accostare il loro lavoro alla pop art chiamando Andy Warhol "commerciante". 
Gilbert & George sono fedeli a loro stessi, indipendenti, fermamente anti-establishment. Come Supreme.