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Smetti di fissarmi il collo!

Smetti di fissarmi il collo!

Il collo: inaspettato simbolo di sensualità e strumento di seduzione.
Almeno per alcuni, come il pittore e scultore toscano Amedeo Modigliani, la cui produzione artistica fu profondamente influenzata dai “colli”.
Uomini o donne, nessuno è escluso dall’attenzione che viene dedicata a quella zona del corpo umano incastrata fra testa e spalle.
Ma parlare di moda femminile è spesso fin troppo facile: moltissimi i nomi delle persone che vi si dedicano, ancora di più le possibilità e le modalità di abbigliare una donna.
Vestire (bene) l’uomo è una missione ben più complicata, e proprio per questo ci piace l’idea di affrontare l’argomento da un punto di vista esclusivamente maschile.

Papillon. O bow-tie, per dirla all’inglese. Questa la prima parola che mi viene in mente associando le idee “collo” e “uomo”.
Più ancora della cravatta, il troppo spesso famigerato “farfallino” gode di un fascino sottile che va reinterpretato in maniera assolutamente personale per poter essere sfoggiato nel migliore e più convincente dei modi.
Il rischio di sembrare uno di quei professori inglesi un po’ sfigatelli è prontamente appostato dietro l’angolo, ma gusto personale e qualche giusto consiglio possono senza dubbio venire in nostro (vostro) soccorso. 

Un escamotage interessante è quello adottato dai pugliesi Antonio Patruno Randolfi, Luigi Arbore e Massimo Mazzilli, fondatori a Marostica del marchio “Cor Sine Labe Doli” (dal latino, significa “Cuore Senza Macchia Di Tradimento”). La loro scommessa – vincente al 100% – è stata quella di produrre questo accessorio in un materiale non proprio usuale: la ceramica. Declinandolo poi su colori e textures “moderne”. Avremo quindi le più classiche fantasie a pois affiancate a oro e argento, ma anche arancione, blu elettrico e lime.

L’alternativa è quella francese di Laurent Desgrange: in questo caso il gioco è decisamente concentrato sui tessuti e le fantasie scelte per realizzare i papillon. Più spensierati e freak, riflettono sicuramente l’influenza dell’infanzia spesa dal designer tra Islanda e Tahiti.

 

Ritornando in Italia (o quasi, dato che anche lei ha speso buona parte della sua giovinezza all’estero, per la precisione Rio de Janeiro), avremo la nostrana Delfina Delettrez, giovane rampolla della famiglia Fendi, che ci regala le sue solite divertenti e dissacranti creazioni: rigidi colli in metallo, con venature a righe, in cui al grigio si alterna il dorato.
La scelta del brand e relativa opzione è come al solito dettata da gusto personale e circostanze, ma resta in ogni caso da dire che sarebbe finalmente ora di sdoganare il mito del farfallino come accessorio “demodè” o “eccentrico”. 
E se proprio gli si deve appiccicare un’etichetta, che sia per lo meno la seconda.


 

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