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nss 90s: the cult of Winona Ryder

Non una semplice attrice, ma il volto della generazione anni ’90

nss 90s: the cult of Winona Ryder Non una semplice attrice, ma il volto della generazione anni ’90

Blur vs Oasis, River Phoenix, P.J. Harvey, Winona Ryder, Kurt & Courtney, My own private Idaho, Afterhours e Marlene Kuntz, Johnny & Kate, il trip hop, Jeff Buckley, Liv Tyler, Vincent Gallo, Spice Girls e Take That, Beverly Hills 90210, le Riot Girls, le Buffalo, Fiona Apple, The Fresh Prince of Bel-Air, i ciondoli a forma di ciuccio, Cioè, Sofia Coppola, Buffy the Vampire Slayer, la salopette in denim, lo zaino Invicta,…

I 90s sono tornati ed nss vuole celebrarli a modo suo, proponendovi un format tutto dedicato a quei magici anni: NSS 90s! 

Vi racconteremo di moda, miri, icone, film, oggetti, trend, canzoni e fenomeni che, nel bene e nel male, ne hanno segnato il ritmo.

Iniziamo con il volto della Generation X: Winona Ryder (aka la mamma del ragazzino scomparso nella prima stagione di Stranger Things). 

 

Voleva essere una scrittrice, magari una skater.

È finita col diventare non solo un’attrice, ma l’icona di un’intera generazione.

Chi non è stato adolescente nei primi anni ‘90 non può nemmeno immaginare quanto fosse potente, invasiva e pervasiva la figura di Winona Ryder.

Quella ragazzina figlia intellettuali della controcultura (creatori della Fitz Hugh Ludlow Memorial Library, il più grande covo di pubblicazioni sulle droghe psicoattive al mondo), nata nel Minnesota e cresciuta in una comunità hippie-radical californiana con Timothy Leary, il guru dell'Lsd, per padrino, ossessionata da J.D. Salinger e Catcher in the Rye, bullizzata da piccola perché sembrava un maschio, è parte del DNA di chiunque sia cresciuto in quel decennio.

Quando aveva sette anni Noni (aka "no knee"), come la chiamavano gli amici, vide Greer Garson in Random Harvest e decise dio voler diventare come lei.

Detto, fatto. 

Debuttò al cinema qualche tempo più tardi nella commedia Lucas, ma la sua vita (e quella di molti di noi) cambiò radicalmente quando Tim Burton la ingaggiò per il ruolo della giovane strega Lydia Deetz in Beetlejuice e, soprattutto, per quello di Kim Boggs in Edward Scissorhands, favola dark che suggellò il “matrimonio” mediatico con Johnny Depp ed incoronò una delle coppie più cool della storia. Come tutto il resto del mondo, il giovane attore ribelle della serie 21 Jump Street rimase incantato dai suoi occhi da cerbiatta e la pelle diafana, ma anche da un certo misto di fragilità, nevrosi, forza, ingenuità e sagacia.

Tutte caratteristiche esaltate in ogni personaggio che interpretò sullo schermo: dalla teenager arrabbiata Veronica Sawyer di Heathers alla appassionata di vite di martiri Charlotte Flax in Mermaids, dalla iconica Mina Murray del Dracula di Francis Ford Coppola alla ribelle Jo March di Little women, dall’aristocratica May Welland di The age of innocence all’aspirante regista Leilana Pierce di Reality Bites, psudo-manifesto cinematografico della Generazione X.

Ogni film servì a rimarcarne l’immagine da adolescente alienata, di qualcuno mai del tutto a suo agio nella propria pelle, l'antidoto dark a qualsiasi eroina di John Hughes, l’impersonificazione di un certo disagio romantico che la fa essere un outsider, costantemente fuori dal tempo.

Fuori dal tempo e contemporaneamente incarnazione dello spirito della sua epoca, la Ryder è una contraddizione vincente.

Ha la personalità e lo stile perfetti al momento giusto.

Alla moda e alternativa ben prima che quelle parole diventassero un altro modo per vendere, è in continuo bilico tra delicata femminilità e grunge impenitente

Ama rossetti rossi e giacche da uomo, eleganti abiti vintage e look sdruciti, tomboy, pezzi androgini e pizzi d’antan.

Chiamatela normcore, gotica, grunge, vintage, pre-hipster…non importa, in lei c’è sempre qualcosa di unico, qualcosa che è difficile ignorare e non amare.

Non è solo il mondo del cinema ad accorgersene, ma tutti i media. Sono loro a contendersi le immagini di Noni, a promuoverla come l’anticonformista fidanzatina d’America, a gridare al miracolo cool ogni volta che appare sullo schermo, cambia abito o pettinatura. Quando nel 1993 taglia i capelli cortissimi, sembra che abbia compiuto un gesto rivoluzionario o che abbia inventato il pixie cut. Vogue, non a caso, annunciò:

“Il nuovo pixie cut di Winona Ryder richiama il gamine chic di Audrey Hepburn”.

E il mondo impazzisce.

Winona è una star internazionale. Onnipresente. Ipercool. Iconica.

La pressione mediatica sull’attrice diventa sempre più soffocante, la stritola, ma lei va avanti per la sua strada, inanellando un fidanzato (il più duraturo Dave Pirner, leader dei Soul Asylum) e un film dopo l’altro.

Fino a quando qualcosa si spezza.

Due gli episodi che sembrano spingere la it girl in oblio durato circa un ventennio. Il primo nel marzo del 2000, quando l’attrice assiste alla consegna dell’Oscar per la migliore attrice non protagonista ad Angelina Jolie, co-star in Girl, Interrupted, progetto fortemente voluto dalla Ryder che, nemmeno nominata, si vede scippare gli onori dalla più irrequieta, ma pur sempre figlia della “Hollywood bene”, collega.

Il secondo, quello che aprirà un vaso di Pandora di malignità difficile da richiudere, lo scandalo shopping compulsivo-cleptomania.

Se prima bastava il suo nome a srotolare il red carpet, ora tutti le sbattono le porte in faccia.

È la fine di un’era.

Almeno nella realtà, perché nel mondo parallelo di internet Winona non ha mai smesso di essere iconica, di vivere cristallizzata in un’eterna adolescenza.

La nostra “Nonistalgia” la tiene chiusa lì, così come è rimasta nella nostra memoria e nel nostro cuore, mano nella mano insieme all'allora fidanzato Johnny Depp. 

Uguale a se stessa. 

Perfettamente imperfetta.

 

#nss90s