La parola "streetwear" etimologicamente significa

"abbigliamento dell’uomo di strada".

Questo dovrebbe quindi prevenire ogni forma di elitismo a priori. Streetwear e sneakers nella loro accezione più casual, infatti, sono da sempre appannaggio di tutti.

Eppure non è passato molto tempo da quando la passione per lo streetwear e le sneaker era coltivata da un gruppo ristretto di insider. Sneakerhead e appassionati di apparel ci sono sempre stati, ma si muovevano in un ambiente protetto, difesi da quella forza centripeta che caratterizza ogni sottocultura e disincentiva le masse ad avvicinarvisi. Questo ambiente ha avuto da sempre fortissimi legami con la musica hip-hop e con lo sport.
Successivamente l’hip-hop ha cominciato lentamente a fuoriuscire dall’underground, aprendosi la strada verso il successo mainstream. E così, parallelamente, internet si è inserito sempre di più nelle nostre vite.

C’è voluto poco, perché la bolla scoppiasse ed oggi l’hip-hop e la trap sono ai vertici del mercato musicale.
Di conseguenza la moda e i trends tendono ad essere ampiamente influenzati da questo panorama internazionale senza contare l'avvento che Internet, che ha cambiato radicalmente il modo in cui siamo influenzati dalle celebrità. Mentre in passato ci si limitava ad emulare un determinato stile, oggi possiamo conoscere esattamente cosa indossa una qualsiasi celebrità - alla velocità di una ricerca Google.

Tutto questo getta le basi di un fenomeno di sovraesposizione di massa allo streetwear che sta investendo tutti. Oggi siamo continuamente bombardati da prodotti e comunicazione, che essa provenga da canali istituzionali, da artisti o da influencer. Non solo vediamo più prodotti di quanti ne possiamo comprare, come il buon vecchio capitalismo insegna, per ingolosirci e spingerci a consumare, ma letteralmente veniamo in contatto con più prodotti di quanti il nostro cervello possa processare, senza esserne completamente saturato. 

Il risultato? L'inesorabile accorciarsi del ciclo di vita di qualsiasi prodotto, sia esso sneakers o abbigliamento. Il sistema dell’hype, che dovrebbe alimentare il mercato, sta finendo di fatto per autofagocitarsì, facendo sì che l’hype stessa duri progressivamente sempre meno. Si è arrivati ad un punto tale di sovraesposizione, che quando il prodotto finalmente è sul mercato risulta già vecchio e già si pensa al prossimo o a quello dopo ancora. Parlando di sneakers, se scaliamo l’Olimpo alla ricerca dei miti del passato, possiamo trovare scarpe come le Air Yeezy, le Foamposite Galaxy o le Paranorman, le Jordan Flu Game e moltissime altre leggende che per anni hanno acceso il desiderio di appassionati e collezionisti, rimanendo al top. Ora è difficile trovare una sneakers che mantenga l’hype per più di un paio di settimane e lo stesso vale per l’abbigliamento.
C’è sicuramente uno schema che può riassumere il perché di questa trasformazione dello streetwear in una sorta di fast-fashion dell’hype.

#1 Internet uccide la magia

Ora tutto si raggiunge facilmente e la conoscenza è a portata di click. Questo finisce inevitabilmente per privare il mondo delle sneakers e dello streetwear di un po’ di magia. Prima che qualcosa esca, sappiamo già tutto, ci siamo già fatti un’idea precisa a riguardo e sappiamo già, grazie alle community quanto hype circonderà una determinata release. Questo porta anche ad un appiattimento del gusto personale in favore di una sorta di conformità nel nome dell’hype. D’altro canto però se finiamo per farci piacere ed acquistare tutti le stesse cose, finiremo anche per annoiarci molto prima, poiché verranno a mancare diversità e confronto.

 

#2 Sovraesposizione mediatica

Questo punto è fortemente legato al precedente. La sovrabbondanza di informazioni presenti sul web e la continua esposizione del pubblico al prodotto, finiscono per rendere l’individuo indolente. Ogni drop viene annunciato con mesi di anticipo e, durante quei mesi, l’ammontare di comunicazione raggiunge livelli nauseanti; dalla comunicazione istituzionale, agli shooting, agli articoli, fino al seeding Friends & Family ad influencers e celebrità. Tutto questo rende il prodotto già vecchio al momento dell’uscita, oltre a togliere ogni sorpresa ed entusiasmo, perché tutto ciò che esce è già stato fin troppo esplorato. 

 

#3 Troppe release

C’è qualcosa di profondamente sbagliato nell’aumento spropositato di release di sneakers limitate. Sono troppe. Anche l’abbigliamento soffre di un’eccessiva sovrabbondanza di proposte. Questo concorre a spegnere l’interesse del pubblico, perché nulla risulta davvero speciale, nulla risalta nel marasma di proposte che si sormontano l’un l’altra. In una gara a chi grida più forte, più voci si aggiungono e più è probabile che si diventi tutti sordi. 

 

#4 Endorsement da parte di celebrità 

Ormai fin troppo spesso l’hype di un determinato oggetto è legata a chi lo indossa. Assoldando il giusto team di celebrità si può vendere di tutto. Questo però rende l’acquisto il frutto di una visione distorta del successo e della fama più che il risultato di una passione, che obbliga il pubblico ad andare alla velocità dei trend setter, che  per loro stessa natura devono cambiare continuamente direzione, per non essere mai scontati. Il risultato è un circolo di sterilità che non appaga nessuno. 

 

#5 La diffusione del reselling 

I reseller esistono da quando esiste lo sneaker-game. L’unica differenza rispetto al passato è che oggi, con la diffusione capillare di sneakers e streetwear è aumentato esponenzialmente il numero di persone che compra unicamente con lo scopo di rivendere. La creazione di questa “falsa domanda”, creata da speculatori, fa spesso sì che il prodotto venga percepito come qualcosa di cui la maggior parte delle persone che ne è in possesso vuole sbarazzarsi. Vedere miglioni di annunci o post di vendita sui forum e le community online, il giorno successivo alla release, genera il dubbio sul reale valore dell’oggetto stesso.