La seconda stagione di "Beef – Lo scontro" è più cattiva che mai E ci spiega perché Celine Song aveva ragione col film "Materialists"

Beef – Lo scontro ritorna con la sua seconda stagione su Netflix e, nel vederla, forse gli spettatori potranno tornare indietro con la mente e capire fino in fondo cos’è che voleva dire Celine Song col suo film Materialists. Non è solo di rapporti che parla la serie antologica creata da Lee Sung-jin, sebbene ce ne siano molti e siano tutti centrali. È della lotta del più debole e del più forte che tratta lo show, della costante altalena tra chi può tutto e chi non ha nulla, arrivando persino a vedere come talvolta la battaglia sia addirittura tra il più debole e il non-così-debole ma comunque non messo tanto meglio.

L'amore ai tempi del tardo capitalismo

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One couple’s BEEF is another couple’s leverage. Season 2 premieres April 16.

original sound - Netflix

Uno scontro continuo all’interno di una perenne lotta di classe in cui si spera di uscirne come dei coyote vincitori e non dei poveri, indifesi e innocenti bassotti. Se la dicotomia poveri-ricchi era già stata al centro della prima stagione, dove i protagonisti erano il duo Steven Yeun e Ali Wong, stavolta le linee narrative si raddoppiano, si triplicano, arrivando a toccare picchi di cospirazioni aziendali coinvolgendo figure potenti in grado di determinare le sorti del mondo. Ma tornando al nodo di Materialists e a come lo sviluppa Beef, il tardo capitalismo diventa il vero nemico nella serie che incide sulle dinamiche all’interno delle relazioni amorose della narrazione e mostra come influenzi le decisioni e i comportamenti che le persone sentono di essere costrette ad intraprendere. 

Nella teoria di Materialists i soldi e lo status sono la merce di scambio tra un/una pretendente e il partner che ritiene più adatto per raggiungere il proprio posto nella società. Una posizione che non richiede molto, solamente solidità, sicurezza, certezze per il futuro, tutto ciò che una buona rendita può permettere e comincia a inclinare anche i sentimenti in caso finisse per venire meno – sull’altezza invece soprassediamo, nonostante nel discorso generale del film abbia una sua validità. Ciò che però faceva Song era evidenziare l’impossibilità di romanticizzare il bisogno di denaro all’interno di un’anti-commedia romantica. La quale, alla fine, fa il giro andando persino contro gli stessi principi della sua tesi, preferendo vedere i due protagonisti mettersi insieme invece che separati da redditi e ideali. 

Beef – Lo scontro 2: trama

Beef – Lo scontro, per sua propria natura, agisce all’opposto. Estremizza i conflitti che possono intercorrere in una coppia per soldi e li estende a un tentativo anche violento e poco corretto di superamento della propria classe sociale o, in caso di un posto riservato sulla scala più alta della piramide, del mantenimento del proprio spazio sulla cima. Un’altra differenza che contribuisce all’elaborazione e alla condivisione della teoria col pubblico, sempre rispetto a Materialists, è il tono cinico che la serie utilizza e che quindi, come strumento considerato più attinente rispetto alle sfumature della commedia romantica, viene ritenuto passabile e adatto per questo tipo di storia/verità al contrario della placidità riflessiva del film di Celine Song. 

Il gioco, forse, è tutto nel sapere cosa aspettarsi e dalla seconda stagione di Beef era esattamente questo. Seguendo l’umorismo acido della prima, partendo da scaramucce infuocate che divampano come incendi, il racconto è stavolta finanche più complesso e racchiude in sé il tentativo disperato delle persone di poter ambire ai desideri che li muovono, onesti o meno: c’è chi vorrebbe soltanto un’assicurazione sanitaria, chi non pagare per aver mantenuto la propria famiglia pur avendo falsato un po’ i conti dell’azienda per cui lavora, c’è poi chi sa che l’amore è una merce di scambio che può darti dei benefit, ma non sarà mai più importante quanto la lealtà e la fiducia che spesso vengono richieste.

Il ritorno di Beef – Lo scontro su Netflix

Con il suo ritorno Beef e il creatore Lee Sung-jin non fanno sconti a nessuno, mostrando cosa si cela dietro la patina di perfezione di un country club esclusivo in cui i veri ricchi sono talmente irraggiungibili, seppur a portata di mano, che è sempre chi sta sul gradino più basso a dover fare la lotta per mantenersi a galla. Per vedersi riservata una poltrona esclusiva, pur con il contorno che ricorderà ogni volta che è grazie a loro, a chi ai soldi non deve nemmeno pensarci, che devi la tua fortuna perché ti ha permesso di partecipare al proprio mondo - come colui o colei che ti porta il drink o ti prenota la sauna, sia chiaro.

È una scala fatta da più livelli quella della seconda stagione dello show dove chiunque, sia chi è più in alto o chi è più in basso, nasconde nefandezze che stanno a svelare soltanto una cosa: c’è sempre chi è messo peggio di te e devi semplicemente combattere per non prendere il suo posto. E, nel mondo di oggi, dove i ricchi sono solo i veri ricchi e tutti gli altri navigano a vista, non si tratta più di una sfida tra coyote contro coyote o coyote contro bassotto. Ormai è solo bassotto contro bassotto.