La ripresa di Kering richiederà più tempo del previsto Il Gruppo, che si trova in un periodo di grandi cambiamenti, è preoccupato per la situazione in Medio Oriente

L'ingresso in campo di Luca de Meo ai vertici dell'amministrazione Kering è iniziato quasi un anno fa, a pochi mesi dall'aggravarsi degli scontri in Medio Oriente. Le tensioni sociopolitiche della regione  hanno colpito fortemente tutti i principali agglomerati del lusso europeo che hanno sempre puntato sul polo commerciale di Dubai, risultando in una perdita di valore in borsa per tutta l'industria della moda di 100 miliardi di dollari. Gli effetti della guerra sono evidenti nel report relativo alle vendite di Gucci, brand di punta di Kering, in calo dell'8% nel primo trimestre del 2026. Paragonato alle aspettative degli analisti, che prevedevano perdite del 4,3%, questo risultato delinea una fase di ripresa più delciata del previsto per il conglomerato francese.  

Il lento ma costante turnaround di Gucci 

Oltre alle tensioni in Medio Oriente e al conseguente calo del turismo di lusso nella regione, un altro fattore che sembra aver influito particolarmente sul calo delle vendite di Kering è il processo di riassestamento avviato da de Meo sia presso il gruppo che da Gucci. Dal suo insediamento, il CEO ha cambiato il management dell'azienda, anticipando poi l'inserimento in negozio delle collezioni dopo la Fashion Week. Sempre negli ultimi dodici mesi, Gucci ha dato il benvenuto a un nuovo direttore creativo, Demna, che aveva ricoperto la stessa posizione da Balenciaga (un marchio sempre Kering) per ben dieci anni. 

Gucci continua ad essere il marchio più importante per il conglomerato, dato che rappresenta il 60% del profitto totale di Kering. Ciononostante, la Maison fiorentina sta affrontando ostacoli finanziari da ben più tempo dell'inserimento di de Meo in azienda, il che spiega i radicali tentativi di rilancio implementati dal nuovo management del gruppo. Con Demna e con il nuovo CEO, Gucci ha l'occasione di ripartire, ma stando ai risultati di questo trimestre potrebbe volerci più tempo del previsto

I numeri 

Nel dettaglio, Kering ha riportato una diminuzione di vendite in retail fisico e online del 2%, rispetto a una crescita del 6% nei canali wholesale. Quest'ultimo dato sembra supportato in particolar modo dal segmento eyewear, con Kering Eyewear che ha sorprendentemente registrato il miglior trimestre di sempre con ricavi in aumento del 3% per un totale di 489 milioni di euro. La divisione che invece ha riportato cali delle vendite è Fashion & Leather Goods, che ha registrato perdite del 9% pur in rialzo rispetto ai trimestri precedenti. 

Assieme a Kering Eyewear, la divisione Kering Jewelry traina le vendite del gruppo con un record di crescita del 14%, pari a 269 milioni di euro. La vendita diretta è schizzata al  28% in Giappone e Asia, riporta il gruppo, con il wholesale che qui è cresciuto del 14%. I brand più performanti sono stati Boucheron e Pomellato, con il primo che si prende il titolo di marchio più in crescita del primo trimestre del 2026. In Medio Oriente, il gruppo ha riportato un calo delle vendite dell'11%, ma per la direttrice finanziaria di Kering, Armelle Polou, la guerra ha influito su questo risultato solo per l'1%

Paragoni e strategie 

Tutto sommato, il gruppo si posiziona in vantaggio rispetto al competitor LVMH, che pur avendo registrato una crescita organica dell'1%, questo trimestre ha riportato cali delle vendite generali anche nelle divisioni più affermate del gruppo, come la pelletteria, oltre a una situazione di stagnazione nella cosmesi e profumeria. Kering, nell'ultimo anno, ha invece venduto la propria divisione beauty a L’Oréal SA per 4 miliardi di euro. 

In una comunicazione condivisa da Kering, Luca de Meo tranquillizza gli investitori sottolineando che il progetto di rilancio di Gucci è tuttora in divenire: «Gucci remains our top priority. A far-reaching transformation is underway, based on structural interventions in terms of customer experience, distribution network and, above all, product. We have therefore rethought the structure of the offer and clarified the priorities by category, initiating the gradual arrival of new collections in boutiques over the course of the year.»