
Perché siamo così ossessionati da JFK Jr. e Carolyn Bessette? Decodificando il mistero dietro la coppia più fotografata degli anni ‘90
Lui alto e prestante, spesso immortalato in un completo dal taglio impeccabile e un paio di occhiali da sole, altrettanto spesso fotografato in tenute casual che sono un vocabolario perfetto del preppy di marca Ivy League. Lei bionda, sofisticata e sempre elegante senza apparente sforzo, forse il migliore avatar dello chic newyorchese e del minimalismo anni ’90. John F. Kennedy Jr. e Carolyn Bassette non sono soltanto una coppia di socialites con quello che è forse il miglior guardaroba dai tempi di Jane Birkin e Serge Gainsbourg, ma anche una coppia di figure tragiche, che videro la fine dei propri giorni anzitempo, a largo dell’isola di Martha’s Vineyard, durante un incidente aereo avvolto nel mistero e su cui negli anni si sono accumulate numerose teorie del complotto.
La loro storia affascina da ormai trent'anni l'intero sistema moda e con lui quello del cinema e della pop culture, un drama che continua ad appassionare pubblici di tutte le età sia per lo stile dei protagonisti, sia per la tragica fine a cui sono andati incontro. Dopo infinite critiche rivolte al regista Ryan Murphy, sono arrivati su Disney+ i primi tre episodi di Love Story. Una storia che parla dell'amore tra Kennedy Jr. e Bessette, del ruolo che entrambi ricoprivano nella pop culture del tempo, dei meccanismi di scalata sociale (che tutt'ora sono in moto a New York come altrove) e di drammi, ma soprattutto di moda.
Circa mille giorni durò il matrimonio tra l’ultimo principe della dinastia americana dei Kennedy e la brillante pubblicista di Calvin Klein – mille giorni pieni di splendidi ricevimenti, di visite a designer italiani come Krizia e Gianni Versace, di folle di paparazzi ma anche di discussioni familiari, screzi lavorativi e una possibile (mai confermata) dipendenza da cocaina. Proprio quegli scatti che oggi ce li fanno adorare (già all’epoca lo stile di Carolyn, che poi Michael Kors definì «throwaway chic» faceva girare la testa al pubblico e ai magazine) sono il derivato di quella furia dei tabloid che, in vita, mise la coppia ma soprattutto Carolyn tanto in crisi.
È forse stato proprio il vortice burrascoso della vita di Bessette a rendere la storia d'amore dei due così emozionante da ispirare uno dei registi di horror e thriller più rilevanti d'America. Incastrata tra la fashion industry, la pressione dei tabloid e quella che le imponeva il suo ruolo nell'alta società newyorchese, Bessette è stata una delle it-girl più controverse di sempre. E come sappiamo, a media e pubblico la controversia abbinata a un certo stile piace sempre.
Ritratto di coppia
Parlando del guardaroba dei due, si potrebbe dire che una delle sue costanti è il mescolamento di low e di high fashion. In un articolo del 1996 Michael Kors riassunse così lo stile di Bessette: «Il suo look non sembra mai studiato. L’ho vista indossare una t-shirt economica con una giacca costosissima. Il che mostra una capacità di esprimere se stessa - non è il tipo che strappa una pagina dalla rivista e ricrea quel look […]. Lei incarna questa contraddizione tipica degli anni ’90: molto rilassata e casual ma sempre elegante».
Le cose non erano sempre state così – la svolta nello stile di Bessette iniziò quando iniziò a lavorare da Calvin Klein verso la fine degli anni ’80, passando nel tempo da commessa a pubblicista. Durante gli anni da Calvin Klein, tempio del minimalismo anni ’90 insieme a Prada e Jil Sander, il suo approccio sempre più semplice al vestiario andò evolvendosi: per prima cosa i capelli castani divennero biondi; il suo armadio andò riempiendosi di Yohji Yamamoto, Miu Miu, Prada e Ann Demeulemeester, giacche di pelle e larghi maglioni sparirono lasciando spazio a blazer, sottili lunghi abiti, camicie bianche, gonne midi color nero e cammello, jeans Levi’s, cappotti sartoriali. Era un guardaroba senza dubbio conservatore ma le cui linee erano così pulite ed essenziali che sarebbe stato impossibile assegnarlo a una precisa epoca – la definizione stessa di senza tempo.
Ovviamente it takes two to tango, dunque non si potrebbe completare la visione di questa coppia di stile senza John Kennedy Jr. Ecco come ne scriveva (poco) la personalità nel 1996 Elisabeth Bumiller del The New York Times: «Mr. Kennedy, 35 anni, editore del mensile politico George, è cresciuto sulla Fifth Avenue ma diventato adulto ha per lo più ignorato il milieu dell’Upper East Side di sua madre». Ed era dunque, per chiarire meglio il senso della frase un po’ arida, il figlio della cosiddetta «prima famiglia d’America», cresciuto tra i flash dei fotografi, alle cene di stato, alle scuole private, sull’isola privata del suo patrigno, Aristotele Onassis.
Ma John era anche un giornalista amante dell’avventura, dello sport, un avvocato (che venne pure bocciato due volte all’esame di ammissione, ovviamente sotto l’occhio vigile dei reporter che lo seguivano ovunque). Il suo stile era dunque composto da un 75% di completi, come si diceva sopra, impeccabili e da un 25% di sportswear American-style: rimane celebre il suo outfit che include un completo blu, uno zaino portato in spalla e un cappellino verde indossato al contrario mentre porta con sé la sua bicicletta. Un’altra foto include lo stesso cappello verde, t-shirt e short, un marsupio in vita, calze Champion e un paio di Nike. Un’altra ancora lo ritrae intento a pedalare, la gamba del pantalone sartoriale sportivamente arrotolata sotto il ginocchio per evitare macchie d’olio, inforcati sul naso dei minuscoli, minimalistici occhialini neri.
Icone di una cultura in transito
È chiaro che questo stile si poggia sulla bellezza fisica e sullo status sociale di entrambi: oltre a essere stato eletto The Sexiest Man Alive da People nel 1988, oltre ad avere raccolto relazioni con Madonna e Sarah Jessica Parker, Kennedy Jr. avrebbe potuto fare il modello in gioventù; Carolyn invece, durante gli anni del college, fu davvero una modella anche se mai professionalmente. I due erano il ritratto di un certo tipo di privilegio sociale, erano belli, ricchi, intelligenti, filantropi – eppure le foto li ritraevano per strada, intenti a pedalare o camminare, vicini all’uomo comune dei marciapiedi di New York.
Il loro stile li rendeva così relatable proprio perché era una pura espressione di come la upper class dell’epoca stesse iniziando ad abbandonare le rigidità dell’etichetta degli anni passati, le connessioni politiche e stesse iniziando ad abbracciare la vita in città, i party, i jeans, le sneaker, i pantaloncini da corsa e l’unione di moda alta e bassa. I jeans e le t-shirt di Bessette venivano da Gap e Levi’s, alcuni cappotti erano recuperati dai negozi vintage (incluso il famoso cappotto leopardato indossato in uno dei suoi scatti) e il suo guardaroba era sorprendentemente ristretto per una donna conosciuta come icona della moda.
Dietro a quello stile c’era un preciso ethos: mai accettare regali, mai compromettersi con questo o quel brand, mai sprecare, anzi, regalare ciò che non si indossava più. Le memorie delle persone vicine a lei, specialmente Rosemarie Terenzio, si soffermano molto su questi due aspetti: il suo celebre guardaroba non più grande di un comune armadio e la sua tendenza a dare via tutto ad amici e collaboratori. Chiaramente siamo ad anni luce di distanza dall’ethos di altre celebrità sia del passato che di oggi.
Allo stesso modo, anni prima, Lady Diana aveva lasciato una duratura impressione nell’immaginario collettivo facendosi fotografare in tenuta da palestra con in mano una borsa di Gucci – e proprio a Lady D. venne paragonata Bessette, sia in vita che in morte. Ad ogni modo, se la storia di Lady Di aveva le tinte della tragedia, era dovuta alla sua appartenenza alla famiglia reale inglese né di lei esistono consistenti street style candidi, i coniugi Kennedy-Bessette furono forse tra le prime celebrità a essere note per il proprio stile personale e a manifestarsi nella coscienza collettiva pop tramite foto scattate per strada e non sul set.
Si potrebbe tranquillamente dire che lo street style divenne il medium principale della loro fama considerato come Bessette stessa evitasse attivamente interviste, incontri stampa, servizi fotografici e qualunque forma di auto-promozione – ancora oggi esistono solo due clip in cui si sente la sua voce e tutto ciò che ci rimane di lei sono le foto che i paparazzi le facevano per strada oltre che i vestiti e le borse che regalò prima della morte alle persone vicine a lei. Entrambi erano icone di un’epoca in transito: i figli moderni di un mondo ormai vecchio, che agli aristocratici saloni della Fifth Avenue preferivano l’allora più popolare Tribeca, che all’autista preferivano la bicicletta, che provavano a vivere come privati cittadini quando non c’era nulla di più pubblico della propria vita.
Il fascino degli sconosciuti
@jfkjrandcarolynbessette Carolyn never grew accustomed to being in the limelight. She once said, 'Can you imagine me having to wheel a baby carriage around Manhattan and being chased by all those blood-sucking paparazzi?” "How can I bring JFK III into this world?" She once said “They'll never leave me alone. They treat John like a national treasure, so what are they going to do to his son?" #carolynbessette #carolynbessettekennedy #jfkjr #kennedys #paparazzi original sound - JFK Jr & Carolyn Bessette
Considerato il fascino che i Kennedy-Bessette esercitano sull’immaginazione collettiva a quasi trent'anni dalla loro morte, è strano pensare che i due coltivassero così tanto la propria privacy. Oggi delle nostre celebrity couples sappiamo tutti, dalle abitudini alimentari al modo in cui si allenano, dalle persone che frequentano alle medicine che prendono - tutto sbandierato sui social come vuole l'influencer culture. In questo senso, Carolyn e John sono l’anti-celebrity couple per eccellenza – una vibe che si percepisce già dalle loro foto insieme.
In un mondo in cui lo stile personale non esiste più, soffocato dalle asfittiche regole del total look, dal dogmastismo dei seeding sponsorizzati e degli outfit architettati a tavolino, le loro scelte di outfit spontanee e stranamente normali, senza colori fuori di testa, tinture ai capelli, tatuaggi e piercing bizzarri, prodotti di lusso palesemente regalati a bella posta e bravate pubblicitarie (tipo fare la spesa in underwear, indossare gli abiti di Marilyn Monroe per motivi random, bere il sangue del partner o comprare la casa di fronte a quella della propria ex-moglie), sembrano portatrici di un’autenticità che si è irrimediabilmente persa. Se le celebrity di oggi devono fare i salti mortali per farsi vedere, per fare parlare di sé, Carolyn e John volevano sparire, liberarsi della monumentale ombra dell’albero genealogico dei Kennedy, condurre una vita di piaceri ma priva di riflettori, nella buona e nella cattiva sorte.
Forse, dunque, l’attrazione che proviamo verso Carolyn e John è il fascino degli sconosciuti, di due figure misteriose che camminano per strada abbracciata senza infastidire nessuno, di due persone che vivono la propria vita sotto i flash dei fotografi senza per questo volerla trasformare in un inutile circo a tre piste. Il motivo per cui ancora seguiamo con lo sguardo quei due lungo le loro passeggiate è proprio perché ai loro piedi non ci sono tappeti rossi, alle loro spalle non ci sono stylist e davanti a loro non ci sono giornalisti che li incalzano con domande tendenziose. Ci sono solo due persone – vestite estremamente bene.
















































































































