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5 momenti che hanno definito l’era di Virgil Abloh

Dalla direzione creativa di Donda fino alla nomina a dirigente da LVMH

5 momenti che hanno definito l’era di Virgil Abloh Dalla direzione creativa di Donda fino alla nomina a dirigente da LVMH

Per industrializzato e massificato che sia, il mondo della moda ruota ancora intorno alle personalità dei suoi protagonisti. E Virgil Abloh è stato forse il più importante di questi protagonisti: un creativo che non ha solo innescato il fenomeno streetwear, dato nuova vita a Louis Vuitton e firmato alcuni dei design più iconici dell’ultimo decennio ma che ha anche riscritto la definizione stessa di “creativo” nel mondo della moda. Il tutto mantenendo sempre, anche nell’occhio del ciclone delle molte controversie che l’hanno riguardato, un’umanità, un calore umano, un’empatia e una saggezza che sono rarissime nella moda. Riguardando agli oltre 15 anni della sua carriera, potremmo forse dire che i due valori fondamentali trasmessi da Virgil siano stati quello della collaborazione e quello della mentorship: il primo ha scardinato l’idea che i brand di moda fossero separati da compartimenti a tenuta stagna, ma anche l’idea che la moda dovesse rimanere chiusa nel suo mondo, portando a collaborazioni trasversali con una quantità enorme di brand diversi; il secondo è la filosofia inclusiva che Virgil ha messo in pratica usando la sua posizione per elevare insieme a sé un’intera generazione di colleghi e protégé ma anche istituendo borse di studio e fondi per studenti e giovani designer.

Per ripercorrere i passaggi-cardine che hanno definito la carriera del designer e l’intero corso della moda nell’ultimo decennio, ecco una lista dei 5 momenti che hanno definito l’era di Virgil Abloh.

1. La direzione creativa di Donda (2010)

Nel 2010, Virgil Abloh diventò il direttore creativo di Donda, l’agenzia creativa di Kanye West. La nomina giunse dopo un anno in cui Virgil, insieme a Kanye, aveva svolto il loro celebre stage negli uffici di Fendi e in cui i due avevano catturato l’attenzione del pubblico apparendo durante gli show della Paris Fashion Week: rimane iconico lo scatto di Tony Ton all’uscita dallo show di Comme des Garçons in cui Virgil indossa un puffer vest azzurro, occhiali arancioni e un farfallino che contribuì a lanciare il trend dello street-style. Come direttore creativo di Donda, oltre a collaborare con talenti come Samuel Ross, Jerry Lorenzo e Matthew Williams, Virgil firmò una serie di artwork iconici tra cui spicca la cover di Watch The Throne creata nel 2011 insieme a Riccardo Tisci, un album epocale che gli valse una nomination ai Grammy (un unicum tra i direttori creativi di una grande casa di moda) avviando anche i primi rumor sul suo prossimo ingresso nella moda ma soprattutto mettendolo per la prima volta sotto i riflettori come creativo multi-disciplinare capace di esistere anche al di fuori della sfera d’influenza di Kanye West.

2. Il lancio di Pyrex Vision (2012)

Il primo passo di Abloh nella moda venne definito dallo stesso designer «un manifesto della mia educazione creativa» e, col senno di poi, raccolse e sintetizzò quei temi e quelle dinamiche che si sarebbero riproposte sotto diverse forme per il successivo decennio nella sua carriera. Il lancio del brand avvenne a metà tra la controversia e il successo: uno stock di flanelle da 40 dollari di Ralph Laurent con uno screenprint sulla schiena vendute a 550 dollari. Fu il primo prototipo, per così dire, del famoso 3% approach che Virgil portò avanti nel resto della sua carriera (come lo sintetizzò il designer: «The exact ratio needed to twist a normative object into something special»), il primo esempio del concept della luxury reappropriation che portò, negli anni successivi, a rendere iper-desiderabili sneaker e hoodie ma anche a far entrare nel lessico del lusso item come le shell jacket di Arc’teryx; e la sua nozione di un-designed objects ossia di quegli oggetti «privi di proprietà artistica ed esatta provenienza storica» e dunque aperti alla rilettura, democratici e trasversali.

3. Nasce "The Ten" e si apre la collaborazione con Nike (2017)

Quando la serie collaborativa tra Abloh e Nike, The Ten, venne annunciata vivevamo in un mondo diverso. La collaborazione con Nike ridefinì l’idea di sneaker di lusso, coronò in maniera definitiva il fenomeno streetwear con una nuova serie di significati: sia elevando il cultural value delle sneaker al rango del lusso rimescolando i confini tra i due, sia proponendo un approccio decostruttivo al design che dimostrò come le sneaker collaborations potessero essere qualcosa di più avanzato di una semplice operazione di co-branding. La collaborazione stabilì il linguaggio di design di Abloh per una generazione di consumatori, creò un nuovo livello di hype che non venne mai raggiunto di nuovo da nessun’altra scarpa e rimane a oggi forse il punto più alto dell’era dello streetwear fashion.

4. Il primo show per Louis Vuitton (2018)

Lo show  della SS19 di Louis Vuitton al Palays Royal di Parigi fu un momento che fece tremare la terra. Oltre a essere lo show che rivoluzionò del tutto l’identità del brand, portandola nell’era moderna, e oltre a rappresentare il trionfo assoluto del luxury streetwear, la sfilata rappresentò anche una pietra miliare nella black representation nella moda e gettò una luce sulla community che circondava il designer, che impiegò skater, rapper e creators vicini a Virgil come modelli. Lo show fu un successo enorme e venne coronato, alla fine, dall’abbraccio tra Virgil e Kanye West – il punto di arrivo di una amicizia, mentorship e sodalizio creativo che andava avanti da dieci anni e oltre.

5. L’inizio della partnership con LVMH (2021)

Nel luglio 2021, LVMH acquisisce il 60% di Off-White, espandendo  il ruolo di Virgil Abloh oltre la direzione creativa e la sola divisione Moda del gruppo, fino a includere il lancio di nuovi brand e partnership attraverso 75 diversi brand fra vino e liquori di lusso, profumi e cosmetici, orologeria e gioielleria, retail di lusso, hotel, yacht e persino la pasticceria milanese Cova. L’annuncio fa di Abloh, nelle parole di Vanessa Friedman, «il più potente dirigente nero nel più potente gruppo di beni di lusso del mondo», portando a una ridefinizione degli stessi business model di LVMH e marcando un nuovo stadio nell’evoluzione di LVMH. La nomina di Virgil, al di là dal rappresentare uno dei punti più alti della sua carriera, ha spianato la strada in maniera sia diretta che indiretta all’ingresso di una nuova generazione di creativi nella moda oltre che ad aver modernizzato lo scenario dell’intera industria.